Cronaca Nera

IL COCCHIERE D'ORO. Raffaele Venosa, un debole per suo zio "precettore". Per lui stipendio doppio

Nelle foto, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Angelina Simonetti e Raffale Venosa

In calce all'articolo lo stralcio dell'ordinanza che narra proprio le dinamiche relazionali all'interno di una famiglia che si autodefiniva "clan nei clan"


SAN CIPRIANO D'AVERSA - C'è una differenza al di la delle cospicue "una tantum" che Walter Schiavone incassava da Raffaele Venosa (in un dialogo intercettato tra Giuseppe Verrone detto Peppe la merda e la sua fidanzata Maria Venosa si parla di una cifra di 8 mila euro) non c'era partita, non c'era paragone tra ciò che Raffaele Venosa garantiva alle famiglie degli altri boss e dei semi boss e ciò che dava al suo zio prediletto, quello che, come racconta in più occasioni lui, "gli aveva insegnato tutto".

Ogni mese la signora Angelina Simonetti, moglie di Luigi Venosa, detto o'cocchiere, storico capo di quella che Raffaele Venosa non chiama fazione ma addirittura un clan dentro al clan, prelevava direttamente a casa del nipote o per consegna da parte di Verrone, la cifra di 2 mila 500 euro.

E stiamo parlando, attenzione, dei tempi delle vacche magre, visto e considerato che magari 10 o 15 anni fa questa sarebbe stata una cifra neanche tanto rilevante per un criminale e per un camorrista della cifra di Luigi Venosa. 

Ricordando i 500 euro dati alla moglie di Salvatore Cantiello, detto Carusiello, ai 100-1500 euro "ordinari" consegnati a Walter Schiavone, qui siamo in una dimensione diversa. Non può non contare, dunque, il fatto chea capeggiare il clan dei Casalesi come persona a piede libero di più alto rango criminale, sia proprio un Venosa, cioè quel Raffaele Venosa, "allievo" di Luigi Venosa e riconoscente, evidentemente, nei suoi confronti. 

G.G.

 

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLO STRALCIO DELL'ORDINANZA