Cronaca Bianca

LA NOTA MARCIANISE. Le solite accuse oblique, allusive, oscure del sindaco Velardi. Villa Belforte e quello che i Vigili Urbani devono fare se non hanno scheletri negli armadi

Pasquale Santonicola, Antonello Velardi e Guglielmina Foglia

Prima dell'articolo, il post di Velardi. SIAMO COSTRETTI, ANCHE OGGI, NOSTRO MALGRADO, MA VERAMENTE NOSTRO MALGRADO VISTO CHE NOI AMIAMO OCCUPARCI DI COSE DEL REALE E NON DELL'APPARENZA, A RITORNARE SULLA VICENDA DELL'ATTACCO DEL SINDACO ANTONELLO VELARDI


SIAMO COSTRETTI, ANCHE OGGI, NOSTRO MALGRADO, MA VERAMENTE NOSTRO MALGRADO VISTO CHE NOI AMIAMO OCCUPARCI DI COSE DEL REALE E NON DELL'APPARENZA, A RITORNARE SULLA VICENDA DELL'ATTACCO DEL SINDACO ANTONELLO VELARDI AI VIGILI URBANI DI MARCIANISE. SCRIVEREMO UN NUOVO ARTICOLO NELLE PROSSIME SULLE ESTERNAZIONI DEL SINDACO. MA E' UTILE ARRIVARCI LEGGENDO QUELLO CHE ABBIAMO PUBBLICATO NEI GIORNI SCORSI, A PARTIRE DA QUESTO PUBBLICATO VENERDI' POMERIGGIO

 

MARCIANISE - DAL DIARIO DEL SINDACO VELARDI: "Non riesco a scrivere, ho la mano destra e la spalla bloccate. Ma nelle ultime ore è accaduto qualcosa di molto grave, sono stato perciò costretto a scrivere un comunicato stampa: con la mano sinistra e con un dito solo ci ho impiegato mezza mattinata. Lo trascrivo qui sotto perché lo possiate leggere tutti. Sono seriamente preoccupato di essermi infilato in qualche cosa dove non dovevo. Ce la faranno pagare.

Con un comunicato che ha pochi precedenti nella storia del sindacalismo italiano, vengo attaccato in modo intimidatorio a proposito della mia decisione di acquisire al patrimonio comunale di Marcianise per fini sociali una villa di proprietà della famiglia camorristisca Belforte. Il comunicato del sedicente sindacato DICCAP prova maldestramente a difendere l'operato di taluni appartenenti alla polizia municipale di Marcianise per delegittimarmi e per isolarmi nella difficile azione di contrasto ai sodalizi criminali. Con una modalità che ricorda taluni - purtroppo tristemente noti - comunicati nella tragica fase storica della guerra di mafia in Sicilia, il sedicente sindacato non nomina mai il sodalizio criminale oggetto dell'azione della magistratura e ora anche dell'amministrazione comunale di Marcianise ma usa in maniera omertosa l'espressione "camorrista tal dei tali". Ritengo tale nota un inquietante messaggio obliquo rivolto alla mia persona e la conferma dell'esistenza di non chiare aree di interessi extra-istituzionali nel Corpo della Polizia Municipale di Marcianise che pur mostra, nella sua parte maggioritaria, dedizione e aderenza alle leggi. Auspico vivamente che gli inquirenti avviino gli accertamenti opportuni sui legami locali e sulle motivazioni reali del sedicente sindacato, facendo luce sulle complicità istituzionali e sugli appoggi goduti per lunghissimi anni dal sodalizio criminale Belforte nell'apparato comunale di Marcianise, ai più diversi livelli. Ciò anche a tutela dell'attuale amministrazione comunale, impegnata in una rischiosa opera di ripristino della legalità".

 

Ci risiamo. E’ comprensibile che il sindaco Velardi continui a sfruttare abilmente la comunicazione social (ben sapendo, da furbo qual è, che la maggior parte delle persone, la maggior parte dei suoi concittadini, non conosce certi argomenti in profondità) per far passare messaggi in cui il tono, il pathos, la solennità, la drammatizzazione lessicale esauriscono la loro missione, che è quella di tenere i cittadini lontani dalla conoscenza dei fatti.

Comprensibile dentro a un disegno che muove ogni sua azione verso l’obiettivo prefissato da un sottinteso ma reale davanti agli occhi di gente più informata, che è quello del cinismo e di un individualismo sfrenato al punto da scadere, in certi momenti, in forme di narcisismo a nostro avviso pericolose per il futuro della comunità marcianisana.

La parola d’ordine, dunque, è una e una sola: veleno, da spargere a litri, per dar sempre l’idea di essere vittima di macchinazioni, di essere il target di fantomatici disegni di restaurazione di poteri forti (che poi stanno tutti con lui e non si capisce cosa ci sia da restaurare).

Il tutto perchè passi l’idea che tutto il male sia stato isolato “dall’altra parte”, cioè dalla parte di chi non ha sposato la linea e la posizione di questo sindaco e della sua amministrazione. Cosa ne sarebbe, nei discorsi di Velardi, di un Pino Riccio o di un Laurenza, se questi non stessero con lui? Li tratterebbe come li tratta adesso o alluderebbe a loro rispetto a remoti trascorsi e antichi comportamenti sconvenienti? Cosa direbbe Velardi se il figlio del boss Santonicola si fosse fatto fotografare con Dario Abbate e non con lui? Questa non è doppia morale, ma appartiene a quella forma di narcisismo che poi, eventualmente, declineremo tentando un minimo di introspezione nel carattere del primo cittadino.

L’armamentario retorico delle accuse trasversali, criptiche, allusive, mai esplicitate attraverso un esercizio di serena e compiuta esposizione del proprio pensieri, rappresentano la ovvia, inevitabile modalità attraverso cui si può realizzare questa strategia dispersiva, distorsiva e realmente collegata alla volontà di tenere i cittadini lontani dal nocciolo nucleare, cioè dal luogo in cui avviene la fissione delle varie componenti del potere reale.

Quello dei fatti, non delle chiacchiere.

Quello dell’incredibile accordo affaristico-speculativo tra il Comune e i soliti noti dell’Interporto, loro sì meritevoli dell’uso dell’aggettivo “sedicenti”, che nel post che pubblichiamo in alto Velardi ha utilizzato per replicare a una sigla sindacale, il Diccap, una delle più importanti organizzazioni rappresentative della professione della Polizia Municipale su scala nazionale.

Il popolo va tenuto lontano da cose come quelle della convenzione con Barletta e compagnia; il popolo va tenuto lontano dalla memoria di fatti come quelli capitati prima dello scorso Natale e che hanno riguardato certi concorsi, uno in particolare, “cotto e bollito” in due o tre giorni con colloqui a dir poco discutibili; il popolo va tenuto lontano dalla memoria relativa alla storia politica delle persone che hanno costruito la candidatura di Antonello Velardi e che oggi si trovano sotto pesanti indagini giudiziarie; il popolo va tenuto lontano dai pensieri intorno a quelle firme chiaramente false apposte a corredo di una delle liste civiche di Velardi alle elezioni comunali del 2016.

Per ottenere questo e, contemporaneamente, non rischiare di doverne rispondere nelle sedi opportune, il sindaco fa il verso ai Jalisse e propina ogni sera fiumi di parole, destinate a essere cancellate e sostituite da altre parole senza senso e senza significato.

Perchè questa storia di Villa Belforte e del presunto atteggiamento dilatorio, traccheggiante, omissivo, corrivo rispetto a non si sa che cosa, dei Vigili Urbani di Marcianise, non si è esplicitata attraverso un solo concetto serio, concreto, che affrontasse la questione anche in una sua versione acre e polemica ma con fatti, tesi, spiegate e ben argomentate, che si contrapponevano ad altre tesi.

E invece, come nei post sui giostrai, sui giornalisti camorristi e tutte ‘ste puttanate rispetto alle quali i marcianisani, popolo intelligente e dall’ingegno sottile, dovrebbe cominciare a diffidare, sottoponendole a un minimo di esame critico, è andato giù con altre accuse buttate lì alla rinfusa, sparate nel mucchio.

Velardi sa bene, almeno crediamo, che se un sindaco afferma di auspicare un approfondimento da parte della magistratura inquirente su possibili infiltrazioni e su possibili pre-esistenze proto o tardo-camorristiche in un corpo dei Vigili Urbani, sa di aver sminuito, banalizzato la propria funzione, visto e considerato che se per un cittadino normale la conoscenza di una notizia di reato deve implicare l’obbligo, l’attivazione del dovere morale, civile e materiale, di segnalarla nei modi e nelle forme previste dalla legge, per un sindaco, il quale “si paparea” come nessuno, avvolgendosi quella fascia addosso, non farlo diventa un tradimento, perché di questo si tratta, della propria alta funzione.

Ecco perché abbiamo tardato qualche ora prima di esporre il nostro commento a questo ennesimo post dell’evanescenza oppiacea.

Perché questo qui rincoglionisce le persone, distogliendo l’attenzione dai fatti che contano, da una malamministrazione che non a caso vede protagonisti tanti politici e tanti imprenditori delle vecchie stagioni marcianisane, tutti appassionatamente schierati, come abbiamo scritto prima, con questa amministrazione.

Per quanto riguarda i Vigili Urbani una cosa la dobbiamo dire. Se uno ti infanga buttandosi addosso palate e palate di merda, se uno un giorno sì e l’altro pure ti dice che tu sei un’articolazione della città, tra l’altro dedicata alla gestione dell’ordine pubblico e anche a compiti di Polizia Giudiziaria, inquinata dalla camorra, non puoi limitare la tua reazione alla difesa, seppur appassionata e sanguigna, da parte di un sindacato.

Come l’autorità giudiziaria (la speranza è che lo stia facendo), non può non convocare un sindaco, che ogni giorno dà del delinquente a destra e a manca, chiedendogli conto delle sue accuse e soprattutto dei destinatari delle stesse, così un corpo dei Vigili Urbani, tutori della legge, non può, a meno che non abbia veramente qualche scheletro nell’armadio, non presentare, magari con la firma congiunta di tutti i suoi effettivi, a partire da quella della comandante Guglielmina Foglia, una querela per calunnia, perché questo è l’unico modo di fronte al depistaggio oppiaceo delle accuse oblique e allusive per costringere il sindaco a esprimersi in maniera più compiuta, perché ci sarà un magistrato, un suo delegato o magari un giudice che gli chiederà conto delle sue parole e gli domanderà pure di dimostrare la fondatezza delle proprie accuse.

Se questo non succede, di che cavolo stiamo parlando? Possiamo ogni giorno metterci a fare parafrasi e analisi del testo sul nulla pneumatico che emerge da questi comici libelli notturni?

 

 

Gianluigi Guarino