Cronaca Nera

La Dda e il gip: 'La cementificazione mostruosa e camorristica di ANGELO BRANCACCIO favorita dai vigili urbani, che hanno chiuso entrambi i lotti'

Angelo Brancaccio in una foto recente e il Comune di Orta di Atella

Proponiamo uno stralcio molto significativo dell'ordinanza che nei giorni scorsi ha riportato in carcere l'ex sindaco, ex consigliere regionale ed ex presidente del consiglio provinciale


ORTA DI ATELLA - La scellerata e prolungata devastazione del territorio comunale di Orta di Atella, al centro della nuova indagine della Dda che ha fatto scattare una nuova misura cautelare nei confronti dell'ex sindaco Angelo Brancaccio, ha aperto nuovi ed inquietanti scenari criminali facendo emergere chiaramente forti collusioni tra la classe politica e i clan della malavita, in particolare Casalesi e Mallardo. Quest'ultimo operante prevalentemente a nord di Napoli. Un sistema assolutamente ben rodato che per decenni ha fatto gli interessi della camorra e di chi con la camorra aveva rapporti strettissimi. E' il caso proprio di "mister 80 per cento". Secondo l'accusa, infatti, Brancaccio, in cambio di soldi e voti, avrebbe favorito uno sviluppo "illecito" del territorio, attraverso una vera e propria speculazione edilizia di cui, sempre secondo i magistrati della Dda, egli fu il vero "regista". 

Scorrendo le righe dell'ordinanza saltano fuori nomi di imprenditori ma anche di amministratori e tecnici comunali. Nomi ecellenti come quelli di Nicola Iovinella e Nicola Arena, consulenti tecnici esterni del Comune di Orta di Atella; Salvatore Ragozzino, capo settore dell'Ufficio Tecnico Comunale; Salvatore Patricelli, ex assessore e tra gli amministratori della %u201CGricignano Multiservizi s.p.a.%u201D, alla quale, stando a quanto emerso dai vari procedimenti giuidiziari che negli anni scorsi si sono susseguiti, sarebbe stata affidata, attraverso gare d'appalto "truccate", la gestione di numerosi servizi pubblici: dalla raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani, alla mensa scolastica, alla gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti di pubblica illuminazione. Società di cui Brancaccio era stato l'ideatore. Non a caso - osserva il gip - la sede casertana era ubicata all'interno dello stesso stabile che ospitava gli uffici della segreteria politica dell'ex primo cittadino, tra l'altro cugino di primo grado di Mario Indaco, alias "pesciolino", affiliato al clan dei Casalesi. Ecco perché il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Paola Piccirillo, definiva brancaccio "persona con notevole capacità criminale, sprezzante della legge e delle autorità, con l'obiettivo di dimostrare a terzi il suo potere politico, anche sulla magistratura". 

Due, in particolare, gli atti finiti sotto la lente dei giudici e che sarebbero alla base dell'avvio del processo di urbanizzazione selvaggia. Si tratta della delibera numero 61 del 2001, con cui veniva proposta la modifica delle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale e la delibera numero 5 del 2005, per le parziali modifiche alle norme di attuazione della variante del Prg vigente.

Queste delibere, con cui venivano variati arbitrariamente ed illegittimamente parametri importanti relativamente alla costruzione di nuovi edifici nelle zone considerate a vocazione industriale e successivamente trasformate in zone residenziali, pur non essendo mai state approvate in via definitiva dall'Amministrazione Provinciale, venivano puntualmente richiamate dai tecnici comunali che provvedevano così a rilasciare permessi a costruire o concessioni edilizie. 

Una lunga, lunghissima, attività investigativa che, oltre a chiudere il cerchio intorno ai responsabili di questa vergognosa cementificazione selvaggia, ha chiaramente evidenziato come gli affari, portati avanti da Brancaccio & Co., siano stati in qualche modo favoriti dalla inefficacia, anzi nulla, azione di controllo da parte degli organi preposti e cioè l'Ufficio Tecnico e la Polizia Municipale. In particolare, secondo quanto scrivono i giudici, il Comando di Polizia Municipale "ha assistito passivamente alla costruzione abusiva di fabbricati in aree Pip e ad immediato ridosso di strade e rampe di accesso alle provinciali, al prosciugamento di un laghetto artificiale, sostituito dalla costruzione di villette a schiera, alla realizzazione selvaggia di fabbricati sotto gli elettrodotti...". 

RED.CRO.

 

 

QUESTO LO STRALCIO DELL'ORDINANZA DOVE VIENE SOTTOLINEATA L'INEFFICACIA DEI CONTROLLI SULL'ABUSIVISMO EDILIZIO