Economia e Territorio

CASERTA. Carlo Marino e i professori Federico Pica e Santonastaso, ignoranti o in malafede? Leggete cos'hanno combinato con la delibera con cui accendono un nuovo "mostruoso" debito da 25 milioni di euro con la banca tesoriera

Se il primo cittadino evitasse di fare dichiarazioni come quelle fatte l'altro giorno al Mappino, noi non ci metteremmo di buzzo buono a cercar carte, attivando il nostro non comune ingegno


CASERTA - Esistono degli effetti collaterali, ormai storici, provocati dalla pratica della disinformazione frutto del combinato (in)disposto tra il pensiero di un potente di turno e la prassi, ormai granitica, con cui il Mappino lo pubblica in maniera acritica con una vera e propria modalità a scendiletto e con quell'atteggiamento trasognato ma in realtà solamente servile che noi, un po' di tempo fa, definimmo "il metodo dei ciucci che volano". A dimostrazione che non ce ne frega un cazzo del fatto che sia il sedicente centrodestra a governare oppure il sedicente centrosinistra che, specchiandosi nella persona di Franco De Michele, storico portaborse di Gigi Falco e del Sagliocco forzista, oppure specchiandosi nella figura di Carlo Marino, signore incontrastato dei lavori pubblici in nome e per conto di Nicola Cosentino, si definisce da solo, a dimostrazione della nostra imparzialità per questo comune vomito, oggi scriviamo di Marino esattamente come prima scrivevamo di Del Gaudio. I ciucci, per il Mappino, volavano allora e volano oggi. Non ne abbiamo mai fatto una questione di tipo personale. C'è un giornale, cioè il Mappino inversamente proporzionale a Casertace: noi frustiamo il potere con qualsiasi vestito questo si presenti, loro si genuflettono al potere, prescindendo da ogni valutazione di schieramento. Siccome, l'altro giorno l'hanno sparata grossa con la storia raccontata da Marino del bilancio di previsione approvato nei termini ordinari (CLICCA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO DI IERI), oggi non possiamo esimerci da un esercizio ulteriore rispetto ad una materia, che ci piace non poco affrontare. E' un atto di responsabilità il nostro, perché se dovessimo pensare solamente allo share, alle visite, avremmo utilizzato questo tempo per decifrare qualche altro passo della Beautiful casalese, interpretata dalle formidabili sorelle Bidognetti. Invece, siccome, tutto sommato siamo dei coglioni e riteniamo ancora che in questa terra profondamente incolta ci sia ancora spazio per la pratica missionaria della corretta divulgazione delle notizie, eccoci qui a entusiasmarci per la eroticissima materia della contabilità degli enti locali. D'altronde ognuno si arrapa a modo suo. E a noi piace cercare il piacere attraverso i numeri, le cifre, ma soprattutto le sesquipedali cantonate del professore Girolamo Santonastaso. Il discorso sul bilancio di previsione, ci porta automaticamente ad affrontare la tematica delicatissima dell'uso nefasto, per il futuro di questa città, dei soldi che il Comune continua a prendere a prestito dalla tesoreria, in misura di alcuni dodicesimi. Profeti di sventura? Cassandra a chi! Domandatelo alla Corte dei Conti cosa ne pensa dell'uso ripetuto e sistemizzato di questo strumento finanziario, noi gliel'abbiamo domandato e ci ha riposto così: "il ripetuto impiego delle anticipazioni di tesoreria, potrebbe essere, infatti, rivelatore di una crisi finanziaria strutturale e quindi estendere il limite da 3/12 a 5/12 delle entrate fa pensare ad una situazione deficitaria dal punto di vista della cassa corrente" . Dunque, già l'ordinario ricorso all'anticipazione dei 3/12 delle entrate accertate dei primi tre titoli di bilancio è fortemente sconsigliato dalla Corte dei Conti. Ma siccome, al quarto piano del bidet di piazza Vanvitelli abita un fuoriclasse qual è Santonastaso, ovviamente la legge se la fa lui mica può, come i comuni mortali, rispettare quella dello Stato italiano? E allora che ti hanno cucinato al Comune? Una delibera di Giunta con la quale il ricorso all'anticipazione di cassa aumenta dai 3 ai 5/12, fino ad arrivare a 25 milioni di euro. "Alla faccia del bicarbonato di sodio", avrebbe detto Totò. Questo perché Marino dice di essere pronto, addirittura, ad approvare neanche fosse il Comune di Oslo il bilancio di previsione nei termini previsti dalla legge. Se 3/12 presi ogni anno, senza soluzione di continuità, sono una spia evidente, non secondo noi di Casertace, ma secondo la Corte dei Conti, di una situazione di sofferenza finanziaria dell'ente locale, figuriamoci come sta combinato il Comune di Caserta se si aumenta l'entità del prestito richiesto, ovviamente caricato degli adeguati interessi, alla banca tesoriera, che poi si scaricheranno negli anni successivi quando forse Marino, sulla scia di quello che gli insegnò Gigi Falco, avrà utilizzato le casse del comune per lanciare la propria carriera in Parlamento o al Parlamento Europeo. Il Comune di Caserta è un ente dissestato? Aaahhhhhhhh, Guarì è sabato sera, co' ste' lagne, ci vuoi prendere per culo? No, no, cari miei. La domanda, avrebbe detto Lubrano, nasce spontanea. Anzi, vi diciamo ufficialmente che il Comune di Caserta non è più un ente dissestato. Almeno nella testa di Santonastaso e del sindaco Carlo Marino, del vicesindaco De Benedictis, dell'assessora Rita Borrelli, della Martone, della Caiazzo (ma chi cavolo sono questi e queste?... delle vere sconosciute), di Camillo Federico, ma soprattutto del cattedratico in economia Federico Pica, l'assessore al bilancio dei rimborsi spese principeschi e non dovuti, cioè di tutti gli assessori presenti alla seduta di giunta del 31 gennaio scorso. Dissesto finito. Siamo a posto. Perché un professore, un luminare dell'economia e della finanza locale, qual è Federico Pica, che pranza e fa il riposino all'hotel Vanvitelli, a spese di tutti i casertani, non sarebbe incorso in un errore per il quale un suo studente sarebbe stato bocciato e cacciato a calci dall'aula dell'esame in contabilità degli enti locali. Per gli enti dissestati, infatti, la materia delle anticipazioni di cassa è regolata dall'art. 222 comma 2-bis del testo unico degli enti locali, decreto legislativo 267 del 1 agosto 2000. "Per gli enti locali in dissesto economico-finanziario ai sensi dell'articolo 246, che abbiano adottato la deliberazione di cui all'articolo 251, comma 1, (e il caso di Caserta n.d.d.) e che si trovino in condizione di grave indisponibilità di cassa, certificata congiuntamente dal responsabile del servizio finanziario e dall'organo di revisione, il limite massimo di cui al comma 1 del presente articolo è elevato a cinque dodicesimi per la durata di sei mesi a decorrere dalla data della predetta certificazione. È fatto divieto ai suddetti enti di impegnare tali maggiori risorse per spese non obbligatorie per legge e risorse proprie per partecipazione ad eventi o manifestazioni culturali e sportive, sia nazionali che internazionali". Se diamo credito alla delibera del 31 gennaio, leggiamo, invece, testualmente che l'anticipazione di cassa dei 5/12 è stata chiesta ai sensi dell'art. 222 comma 1 che prevede, al contrario, solo l'utilizzo dei 3/12 e non dei 5/12 che, attenzione, come spiega l'articolo 222 comma 2-bis, dedicato ai comuni dissestati è totalmente assente dalla delibera dei professori Pica e Santonastaso, diventano accessibili solo in presenza di una dichiarazione, firmata congiuntamente dal responsabile del servizio finanziario e dal collegio dei revisori dei conti, che attesti la grave indisponibilità di cassa. Inoltre, il legislatore, che questa norma la inserì al tempo in cui l'Europa si incazzò di brutto con l'Italia per i tempi mostruosi e assassini, con cui gli enti locali pagavano le imprese locali fornitrici, vieta ai comuni di impegnare tali risorse per spese non obbligatorie per legge e risorse proprie per partecipazione ad eventi o manifestazioni culturali e sportive, sia nazionali che internazionali. Ora, che ne dite, cari casertani che vi fate coglionare da anni, ricevendone masochisticamente un piacere fisico intenso: sono ignoranti, e quindi anche il professore Pica merita una bocciatura all'esame universitario, oppure sono in malafede? Domanda inutile, perché a questo punto dell'articolo, saranno arrivati al più un paio di pazzi, al lordo dell'estensore, che credono ancora che la legalità rappresenti un valore a prescindere. Domani, questo articolo tecnico-contabile, riceverà dal sottoscritto un commento di tipo politico, perché queste scelte del Comune di Caserta, non sono solo gravi ma sono in evidente continuità con la storia delle dissolutezze di chi ha amministrato questa città negli ultimi 20 anni. Gianluigi Guarini DELIBERA G.C. N.9-2017