Cronaca Nera

IL FOCUS. 6 anni fa a quest'ora, Zagaria arrivò in Questura. Il documento della lunga e straordinaria partita di poker tra Pisani e il boss che perde dopo il suo grande bluff

Nelle foto, da sinistra, Vittorio Pisani, Michele Zagaria e Vincenzo Inquieto

In calce all'articolo lo stralcio dell'interrogatorio del poliziotto, in cima il video dell'uscita dell'ex primula rossa dagli uffici della squadra mobile di Caserta. Era il 7 dicembre 2011


 CASAPESENNA - (Gianluigi Guarino) Sei anni fa, a quest'ora, Michele Zagaria entrava dentro ad un'auto grigia civile della polizia di stato, all'interno della questura di Caserta, in una piazza Vanvitelli tanto paralizzata da rendere necessaria una complicata traduzione a piedi, per almeno 200 metri, di Vincenzo Inquieto a sua volta arrestato e che per qualche anno era stato il suo angelo custode, nel bunker creato sotto alla abitazione di via Mascagni, al centro di Casapesenna.

E allora, come si suol dire, casca a pennello in funzione della ricorrenza, quella che è, senza ombra di dubbio, una testimonianza documentale, destinata a diventare pregiatissimo materiale per il lavoro degli storici.

Perchè la lunga deposizione, fatta da Vittorio Pisani, artefice della cattura di quello che al tempo era il latitante più ricercato d'Europa, non è utile solo a registrare le fasi cruciali della citata cattura, non è utile solamente a registrare, come una sorta di protesi supplementare delle cronache del tempo, il racconto autentico dei meccanismi e delle modalità con cui le indagini furono realizzate. Rappresenta un documento eccezionale in quanto dalle parole del super poliziotto, si riesce ad aspirare anche una sorta di humus socio-antropologico in cui i comportamenti, gli atteggiamenti di piccoli gruppi umani, quelli che erano attorno al boss per proteggerlo e di singole persone, diventano strumento di conoscenza per comprendere quali fossero le basi che avevano consentito al clan dei Casalesi di diventare uno dei 5 gruppi più temuti e pericolosi al mondo, in grado di generare un fatturato malavitoso, secondo solo a quello di Cosa Nostra.

Questa è la terza parte del lungo approfondimento che stiamo dedicando alla deposizione di Vittorio Pisani (le prime due parti ve le trovate facilmente, scrivendo in google "Vittorio Pisani Casertace"). C'è un pò di tutto in questa sezione cruciale del nostro racconto che si arresta pochi minuti prima della realizzazione del blitz che, fisicamente, avvenne all'alba di quel 7 dicembre 2011. Non abbiamo voluto mettere tutto insieme, perchè è giusto, proprio per il modo molto analitico, tutt'altro che elementare, al contrario, articolato e dettagliato che muove il solco del racconto dell'ex capo della Squadra mobile di Napoli, affastellare troppi fatti, evitando in questo modo che il lettore si perda la riflessione preziosa di alcuni particolari.

Pisani, per esempio, parla e dando alla scena un tratto di realismo, tipico del genere letterario romanzo storico, che ce la fa quasi vedere, del passo falso della figlia di Vincenzo Inquieto, la quale si lascia scappare mentre è al telefono con un'amica e nel momento in cui è costretta a rispondere al citofono un "Papà, ti vuol zio Michele", frase di cui si pente immediatamente. Ma non perchè lei e la sua famiglia abbiano il sospetto che la loro casa sia stata riempita di cimici per le intercettazioni ambientali, come effettivamente era avvenuto, ma perchè quel riferimento a zio Michele è stato ascoltato dalla sua amica con la quale comunicava in vivavoce. Insomma, una ragazzina dentro a un meccanismo mafioso innato in un contesto socio antropologico che la rende protagonista rispetto a un modo di vedere il mondo che ha rappresentato e rappresentava ancora una sorta di blindatura inscalfibile dietro alla quale i clan sono nati ma soprattutto hanno proliferato.

Qusto episodio fa parte di una colonia di fatti simili e assimilabili che hanno convinto Pisani e i suoi uomini che Zagaria si trovasse proprio lì, nascosto da qualche parte, dentro o sotto la casa della famiglia del tubista casapellese.

Da quando abbiamo cominciato a leggere questo interrogatorio, ci siamo sempre chiesti perchè Michele Zagaria, pur avendo saputo che chi lo cercava aveva quasi demolito l'outlet di Aversa di Giuseppe Inquieto, fratello di vincenzo allo scopo di stanarlo proprio lì, pur avendo saputo che falsi netturbini, in realtà poliziotti, rovistavano di notte nella spazzatura sversata dagli Inquieto, insomma avendo preso coscienza del fatto che gli Inquieto erano il principale target strumentale a quella caccia all'uomo, non abbia avvertito la necessità di cambiare zona, di rifugiarsi in qualche altro bunker. A questa domanda, non possiamo rispondere fino in fondo. Il pm della dda Maurizio Giordano che con grande qualità professionale interroga Pisani, non formula questo quesito che magari potremo formulare noi qualora riuscissimo a intervistare l'alto funzionario di polizia, oggi in servizio in un ufficio del Ministero degli interni.

Ma qualcosa Pisani la dice. Forse non si tratta di una risposta esaustiva, rispetto all'identità precisa del quesito, ma sicuramente si tratta di parole utili. Come due grandi giocatori di scacchi, come un Bobby Fischer e un Boris Spasskij dei nostri tempi.

Scacchi oppure poker. Perchè mentre negli scacchi esiste una strategia diversiva, esistono i cosiddetti arrocchi che possono portare il tuo avversario a cadere in una trappola, è il poker il gioco psicologico per eccellenza in cui si verifica e si rinnovano costantemente attraverso la strategia del bluff, l'indagine e la volontà di conoscere la psiche e oseremmo dire il carattere altrui. E, onestamente, Zagaria dimostrando a suo modo di avere un carisma, tipico di chi nella vita sa anche rischiare tutto, quello dei grandi capi che hanno lasciato un segno nel bene o nel male, fa andare Pisani a casa degli Inquieto, mentre lui è sotto al pavimento calpestato dal poliziotto ed è anche in grado, con ogni probabilità di ascoltarne la voce.

Quella notte dei falsi spazzini, lui fa uscire Vincenzo Inquieto e sulla direttrice logica basata sull'antico adagio la miglior difesa è l'attacco", prova il suo grande bluff. Inquieto ferma i poliziotti, chiede se siano uomini di Pisani in modo da utilizzarli come latori di un messaggio, con il quale l'idraulico gli chiede un appuntamento diretto. Ma non in Questura. Ma lì in via Mascagni. Zagaria pensa che un atto del genere contenesse in sè rischi enormi dato che Pisani avrebbe potuto accorgersi di qualche anomalia fisica di quel luogo, in grado di suffragare definitivamente la sua convinzione che nel sotterraneo o da qualche parte di via Mascagni ci fosse un bunker.

Conosceva il rischio, ma ha giocato lo stesso il suo bluff: farlo andare lì, se non significava una discolpa assoluta degli Inquieto rispetto a una simpatia per Michele Zagaria, era finalizzato a dimostrare che forse gli Inquieto, come tanti altri di Casapesenna, che di Zagaria e degli Zagaria erano amici, ma semplicemente, nonostante ciò, in quella casa non proteggevano la latitanza del boss.

Pisani non cade nel tranello perchè la sua psicologia, come quella di Zagaria, è debitamente complessa. Come il grande giocatore di poker, valuta se quello è o non è un bluff. Non perde la capacità razionale, di fronte a quella mossa, di continuare a valutare i cosiddetti fattori di indagine e ribalta a suo favore l'occasione creata da Zagaria allo scopo di cogliere l'obiettivo di questo sottilissimo depistaggio: su quella tavola, infatti, c'è un'insalata di mare troppo ben preparata anche dal punto di vista scenografico, del packaging come dicono coloro che parlano bene di questi tempi. Ma quello è un giorno normale. Non c'è nessuna festa, nessuna ricorrenza, nessuna ragione per un'applicazione tanto dedicata a preparare un piatto di quel tipo, sicuramente finalizzato a compiacere un ospite di riguardo che Pisani non vede attorno a sè, ma di cui sente sicuramente l'odore anche dentro a quei polipetti. Il poliziotto lascia quella casa esattamente come Zagaria non avrebbe mai voluto che la lasciasse: elegendo un particolare apparentemente secondario come quello della preparazione dell'insalata, a un livello superiore rispetto alla messa in scena del venga qui Pisani, venga qui la repubblica italiana, gli Inquieto non hanno nulla da nascondere.

Alla fine quel piatto fondamentale, di questa partita di poker, cruciale per la storia della provincia di Caserta, se lo aggiudica il poliziotto, se la aggiudica la guardia che prevale sul ladro e questa potrebbe essere effettivamente una storia reale in grado di dimostrare molto più efficacemente di certe sceneggiature liofilizzate di Hollywood e di come ha dimostrato la piuttosto elementare fictione Rai, che alla fine il bene vince sempre sul male, anche quando il bene e il male si incrociano e si combattono ad altissimo livello di capacità.

Il resto lo leggerete nello stralcio dell'interrogatorio che pubblichiamo in calce. Ci sono i ragionamenti sulle cicche di sigarette, su quella particolare e pregiatissima marca di calzini, sulle indagini compiute a stretto contatto di gomito con l'enel in modo da compredere attraverso i tracciati dei consumi di uno dei due contatori di quella casa, cosa ci fosse al di la di un deposito che solo, nominalmente, rappresentava il luogo di lavoro di Vincenzo Inquieto ma che in realtà nascondeva la vera utenza di quel contatore, sviluppata attraverso la variabile del consumo nel bunker, in cui alle 4 del mattino del 7 dicembre 2011, lo stato si aggiudicò la partita più importante contro il clan dei Casalesi. 

 

 

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL'INTERROGATORIO DI VITTORIO PISANI