Politica

CAMORRA E SANGUE nelle elezioni regionali del Molise. Ecco perchè i Cinque Stelle e Di Maio hanno deluso non ritirando l'assurda candidatura di Andrea Greco, nipote di mister 100 'omicidi'

A qualche giorni di distanza dall'ultimo articolo torniamo a parlare del caso, cercando di ragionare in maniera articolata sul principio dell'opportunità politica


CAMPOBASSO - Non è un territorio che rientra nel perimetro in cui Casertace esprime le sue attenzioni e i suoi sforzi professionali, ma con la storia di questo Andrea Greco, come si suol dire, ricorriamo all'anacoluto, c'è proprio da "uscire pazzi".

I Cinque Stelle hanno perso un'occasione per dimostrare che, quando affermano certe cose, dicono sul serio e non per finta.
Perchè se caro Di Maio che vuoi fare il premier, non chiedi di ritirarsi ad un tuo candidato alla presidenza della Regione, il cui zio diretto è stato uno dei killer più spietati di Raffaele Cutolo, allora, caro Di Maio, con buona pace e con il massimo rispetto del 32% conquistato dal tuo movimento, tu non puoi fare, come direbbe l'ugualmente squalificato Vincenzo De Luca, nemmeno l'amministratore di condominio.

Dopo i due articoli che Casertace ha dedicato alla questione, la medesima è esplosa a livello nazionale. Ne hanno scritto tutti. Da L'Espresso a Il Giornale, da Libero a Il Fatto Quotidiano, cioè l'organo di informazione più vicino ai grillini.

Da quando, all'inizio della campagna elettorale, alcuni colleghi molisani sono riusciti a declinare la vita e le opere di Andrea Greco e della sua famiglia, il candidato governatore ha cambiato almeno sei versioni.

La prima volta ha detto che la zia, non sapendo chi avesse di fronte, era entrata in confidenza, in liaison direbbero i francesi, con Sergio Bianchi, al tempo in soggiorno obbligato ad Agnone. Quando poi qualcuno gli ha fatto vedere il certificato di matrimonio, colui che vorrebe governare la Regione Molise ha cambiato registro, spostando l'attenzione sulla sua totale estraneità alle dinamiche familiari, ma confezionando una versione del ferimento di suo padre, cioè del cognato del macellaio di Raffaele Cutolo, molto particolare. In quel blitz i Carabinieri avrebbero frainteso, facendo partire un colpo di pistola, il quale avrebbe attinto un braccio del papà di Andrea Greco.

La realtà è un'altra: in uno dei controlli che i Carabinieri facevano in quella casa allo scopo di stanare Sergio Bianchi, il papà di Greco reagì male. Ne nacque una colluttazione e da questa lo sparo.

Più sono aumentati gli articoli, in quesi giorni, e più Greco ha elaborato altre versioni piuttosto stravaganti. L'ultima di queste si fonda sul fatto che lui sarebbe nato dopo la morte dello zio Sergio Bianchi, boss di Arzano, oltre ad essere killer di Cutolo, ucciso a seguito di un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine.

Però quella di Greco è sempre una verità selettiva, perchè dovrebbe spiegare anche che sua zia Giuseppina Giuseppina Greco, cioè la moglie di Bianchi, vive ancora oggi ad Agnone, e quotidianamente hanno frequentazioni familiari.

Inoltre, la figlia del killer defunto è rientrata da poco ad Agnone dalla Francia dove viveva e vive ancora il fratello Tonino. In poche parole oggi, nella cittadina del Molise nota per l'artigianato delle campane, sono presenti sia la zia che la cugina, cioè la figlia di Sergio Bianchi.

Ora qui nessuno sta affermando che Greco sia reo di qualcosa per il Codice Penale. Si sta ponendo solamente un caso clamoroso, quasi pacchiano, di opportunità politica. Ci sono altri parenti ad Arzano. Esistono relazioni familiari che potrebbero in qualche modo condizionare, permeare gradualmente, la potestà del presidente della Regione Molise.

Gli scioglimenti per infiltrazione camorristica mica arrivano perchè un sindaco o un presidente della Regione sono dei malavitosi? Esiste una giurisprudenza molto chiara che parte dalle influenze semplici, che giustificano per esempio le interdittve antimafia. In questa chiave riteniamo assurdo che i Cinque Stelle e l'aspirante premier Di Maio non abbiano chiesto a Greco di ritirarsi o non gli abbiano ritirato l'appoggio del Movimento.