Politica

La Lega al 5% anche in provincia di Caserta. Parla il senatore Volpi: '' Vi spiego la folle impresa che Matteo Salvini mi ha affidato 3 anni fa: convincere il Sud che le nostre idee possono salvarlo''

Da sinistra: Valentino Grant e il senatore Volpi intervistato dal direttore Gianluigi Guarino

Intervista ampia al vicecapogruppo a Palazzo Madama, incaricato di sviluppare il partito al di sotto del Garigliano. Insieme al casertano Valentino Grant ha visitato centinaia di città e un pomeriggio a Salerno è scoccata la scintilla


CASERTA (g.g.) - Prima erano sorrisini e risatine. I tentativi, compiuti dalla Lega, di sbarcare al sud sono stati considerati, fino ad oggi, sempre delle manifestazioni, delle attività poco meno, poco più che folcloristiche. Quel linguaggio che faceva leva anche sul razzismo non cruento, ma comunque esistente e militante, non avrebbe mai permesso a Bossi e ai suoi di attecchire nel complesso scenario meridionale dove i voti si costruiscono con la felpata pratica della promessa clientelare.
Che vogliono questi cafoni della Bassa, questi montanari bergamaschi che lavorano dalla mattina alla sera per costruire la propria esistenza? Noi al sud abbiamo ereditato le sottili tecniche bizzantine, la diplomazia,l'arte dell'accomodamento e dell'arrangiamento.
Da almeno un anno, però, qui da noi non vivono più i signori delle preferenze, quelli che saltabeccano da Forza Italia al PD in ragione dell'aria che tira, in ragione di chi ha più possibilità di comandare, li dove si costruiscono appalti, prebende e posti di lavoro rigorosamente raccomandati che ancor più rigorosamente ricambiati in termini di voti elettorali.
La Lega ha attecchito al sud. Il risultato dell'elezioni regionali siciliane non lascia adito a dubbi e gli ultimi sondaggi di accreditati istituti di statistica parlano di una media che va dal 4 al 5% di consenso a favore di Salvini e dei suoi nella maggior parte delle regioni e delle province del sud.
Raffaele Volpi, vice capogruppo al senato, che da tre anni batte ogni contrada geolocalizzata al di sotto del Garigliano e lo fa cocciutamente, insieme al suo amico casertano Valentino Grant presidente della Banca Di Credito Cooperativo di Casagiove, non è affatto stupito.
"Quando prima dell'elezioni europee del 2014 - spiega - comincia questa folle avventura, erano in pochi, nel mio movimento a credere che ci fosse anche una minima probabilità di insediare nel Meridione le nostre idee e i nostri valori. Fu Matteo Salvini a volerlo fortissimamente, ad insistere, a dispetto di ogni diffidenza e di ogni pessimismo, e ad incaricarmi per questa impresa difficile, ma allo stesso tempo esaltante. Ho trovato nella strada amici di avventura disinteressati, motivati, appassionati come Valetino Grant. E questo, sicuramente, ha aiutato a raggiungere certi obiettivi".

Quando ha cominciato a comprendere che la missione impossibile era diventata possibile?

"Abbiamo puntato subito sul brend di Matteo (Salvini, n.d.d.) perchè lui, come si suol dire ce l'ha. Ha un carisma eccezionale. Io gli dico spesso: Matteo, quello che riesci a fare tu io non riuscirò a farlo mai, però posso essere utile ad un progetto politico che si sviluppi attraverso gli strumenti della pazienza, perseveranza e dell'organizzazione. Abbiamo attraversato grandi difficoltà, ma io mi ritengo uno cocciuto, che non si arrende. Pensate che nel 2015, Stefano Caldoro e Francesca Pascale hanno provato ad umiliarci, lei offese Salvini dicendo che si sarebbe dovuto inginocchiare chiedendo scusa ai napoletani. Io feci dire a Berlusconi che se quelle vergognose parole avessero trovato seguito, noi avremmo riempito la regione Campania di manifesti 6x3 nei quali avremmo invitato a votare De Luca. Caldoro, che aveva attaccato più volte la Lega, quelle elezioni le ha perse e se non sbaglio è uno dei rarissimi casi in cui un presidente uscente non sia stato confermato. Significherà pur qualcosa".

D'accordo, senatore, ma una cosa è contribuire a far perdere le elezioni a chi ha provato ad umiliarvi, altra cosa è costruire un progetto politico strutturato che fornisca alla Lega un ruolo reale nella politica meridionale...

"Beh, ritengo che questo sia un obiettivo a portata di mano. Non lo dico per presunzione, ma dopo aver costruito, nell'arco di 3 anni, una relazione, con la quale abbiamo superato tante diffidenze nei nostri confronti alimentate da una propaganda finalizzata a non far mai arrivare alle genti del Meridione gli autentici contenuti delle nostre idee, abbiamo iniziato a raccogliere dei frutti. A riguardo, c'è un evento che mi è rimasto impresso: un pomeriggio d'estate del 2016 era stato organizzato un incontro a Salerno sul tema del Referendum Costituzionale. Pensavo di trovare 20 persone e invece ne trovai 250. Tra questi la maggior parte erano giovani al di sotto dei 35 anni. Non figuranti, ma persone che interagivano e che facevano domande. Da quel momento in poi l'interesse per noi è andato crescendo sempre di più. A Bari, a Taormina ho incontrato imprenditori che alternavano la rabbia allo sconforto. A Bari, mi ha detto uno di loro, sono rimasti 10 alberghi, ci sentiamo alla canna del gas e ora ci appioppano anche la tassa di soggiorno che non utilizzano per migliorare i servizi o per organizzare eventi di promozione del territorio perchè qui a Bari non c'è traccia, né i primi, né i secondi".

Ma lei, con questo accento del lobardo-veneto, è proprio sicuro di risultare politicamente credibile da queste parti, al di là delle accoglienze educate?

"Guardi che l'altra sera ad Avellino, in un convegno con 300 persone, 2 o 3 amici di là mi hanno detto che ormai sono diventato un terrone per le tante volte che mi hanno visto e mi hanno ascoltato. Bene io sono fiero di essere considerato tale. Il problema è mettere insieme la bellezza e le qualità del terronismo con le ricette del buon governo. Qui nessuno si inventa nulla. Il problema del sud è costituito da una classe politica che ha tradito il popolo. La Lega è portatrice di un progetto nuovo di sviluppo che vuol far diventare il progetto di tutto il centro destra, di cui non teniamo di rivendicare la guida, non per presunzione, ma perché riteniamo vincenti le nostre idee per lo sviluppo dell'intero Paese".

Sì, vabbe' e come lo fate il progetto che verte sull'efficienza, sull'onesta dei processi amministrativi, sulla meritocrazia se avete come alleato Forza Italia in cui abitano tutti i vecchi arnesi di quello che, a voler essere generosi, definiamo politicismo meridionale?

"Questo è un problema lo so, ecco perchè noi sfidiamo Forza Italia ad un confronto serio e serrato dentro al quale nessun soggetto politico appartenente al centro destra possa chiamarsi fuori da una grande visione di rinnovamento. Qui bisogna portare la politica vicino alla gente. Ma ancora più difficile è convicere la gente che questo non è uno slogan ma effettivamente si può fare costruendo un'idea di autonomia che avvicini le decisioni ai luoghi in cui queste esplicano le loro conseguenze, i loro effetti nella vita delle persone, delle famiglie, dei giovani che cercano lavoro. Vedete, anche su questa storia dei referendum di Veneto e Lombardia, si è cercato in tutti i modi di manipolare la verità e di mistificarla. Le 23 competenze chieste dai veneti e dai lombardi non sono cose nuove, nuovi poteri. Lo Stato spende una barca di soldi per garantire queste cose al Veneto e alla Lombardia. Noi abbiamo solo chiesto di far transitare la responsabilità delle scelte in invarianza dei soldi spesi dallo Stato alle Regioni. Credo che una cosa del genere possa essere utile anche nelle regioni meridionali".

Ma voi pensate veramente di poter importare al sud lo stesso modello di sviluppo che ha dato al nord numeri vicini e a volte anche superiori a quelli della Germania?

"Noi non vogliamo importare nulla. Intanto, va detto che non esiste solamente un sud, ma una somma di meridioni, con peculiarità culturali, territoriali, linguistiche diverse l'una dall'altra. Non va applicato un modello di sviluppo ma un sistema nuovo che relazioni da vicino, affermando, ripeto, non a chiacchiere ma con i fatti, il principio della sussidiarietà, quello legato e valorizzato dalla dottrina sociale della Chiesa. I cittadini, i diversi meridioni, devono diventare protagonisti diretti nella formazione delle politiche di governo del territorio. Parte attiva e non più passiva delle stesse, perché solo così si potranno debellare i virus storici del clientelismo e del trasformismo. E poi non è che il Veneto, per citare l'esempio di un territorio prospero, sia partito da uno stadio diverso da quello del Meridione subito dopo la seconda guerra mondiale. Al contrario".

A proposito di Veneto, lei viene da un'esperienza giovanile vissuta nella Democrazia Cristiana che certo non era un partito molto liberale, ma che voi, nelle vostre analisi, avete accusato soprattutto di aver asfissiato il Paese e il nord con lo statalismo. Come fa a convivere il suo passato con il suo presente di parlamentare della Lega?

"Il Veneto è uno dei luoghi in cui si registra il maggior senso della comunità esistente in Europa. Lì, davanti ai bar, dal sindaco all'ultimo degli operai si parla il dialetto e tutti si sentono nella stessa barca e sullo stesso piano. Il Veneto è stato poverissimo, più povero anche del sud del Mezzogiorno. Ma nell'orgoglio di questa identità ha trovato la forza per costruire uno sviluppo eccezionale. Dal Veneto si emigrava ed erano migliaia e migliaia ad abbandonare questa terra poverissima per cercar fortuna altrove, anche all'interno del nostro Paese. Quant'erano le domestiche venete che lavoravano nelle case importanti di Roma? Poi è scattata una molla. E lì, quello che si dice statalismo ha rappresentato un effettivo, validissimo ausilio allo sviluppo. Diciamo che, la spesa pubblica, ha colto gli obiettivi enunciati, si è qualificata ed è stata utilizzata per lo sviluppo diffuso. Ciò al sud non è successo, purtroppo, ed è proprio su queste cose che noi intendiamo combattere perché io ritengo che il Mezzogiorno d'Italia sia prospero come nessun altro territorio dell'Europa di intelligenze, di estri, di talenti inespressi e mortificati dalle tante tare della sua classe dirigente".

Prossimi appuntamenti?

"Starò spessissimo da queste parti e sarà una campagna elettorale molto bella in cui cercheremo di far capire a tutti i meridionali che stare in Europa, così come ci sta l'Italia al momento, che continuare ad avere una politica sull'immigrazione solo legata alla demagogia di una sinistra che ha devastato il nostro Paes, ma non su una vera accoglienza, danneggia prima di tutto il Sud del Paese. Per il resto, ho imparato a conoscere la serietà, la volontà e l'autentica motivazione, soprattutto da parte dei giovani, di riappropriarsi del proprio destino e di non delegare la propria vita, il successo maggiore o minore della medesima, alla potestà dalla politica fondata sullo scambio elettorale".