Cronaca Nera

Omicidio Ruggiero, ad AVERSA le telecamere delle reti nazionali

Nelle foto da sinistra Vincenzo Ruggiero ed Ercole Rocchetti

Sul posto l'inviato Ercole Rocchetti


AVERSA - Prossimamente su RAI3, la trasmissione CHI L'HA VISTO? ricostruirà la terribile vicenda dell'efferato delitto di Vincenzo Ruggiero, avvenuto lo scorso 7 luglio ad Aversa in via Boccaccio, verosimilmente. In queste ore la troupe della nota trasmissione, con l'inviato Ercole Rocchetti, sta effettuando le riprese dei luoghi dove si è consumato il delitto, i posti frequentati dalla vittima e dal carnefice, intervistando familiari ed amici di Ruggiero. Con molta probabilità saranno mostrate nuove immagini riprese dalle telecamere private poste in zona. Diverse comunità sono rimaste sconvolte da un fatto di cronaca terribile ha sconvolto l'intera città e non solo. Il macabro ed efferato delitto avvenuto il 7 luglio in via Boccaccio ad Aversa, quando di sera, un 35enne, Ciro Guarente ha deciso di privare della vita un 25enne,Vincenzo Ruggiero, commesso del negozio Carpisa, coinquilino della sua ex amante, un transessuale di nome Heven. Quella sera, Guarente attende la vittima a casa di quest'ultimo, ignaro di cosa gli sarebbe accaduto di lì a poco, felice per una promozione professionale (tanto che aveva dato appuntamento al suo caro e migliore amico, Francesco, per festeggiare, alle 20 di quella stessa sera). Ebbene, alle 18 circa Vincenzo sale in casa e non uscirà più vivo da quella abitazione. Guarente, per motivi passionali, come da lui stesso ammesso o per motivi economici come pare sia emerso successivamente, decide di colpire con due proiettili di una 7,65 Ruggiero, poi lo carica in auto all'interno di un sacco, il tutto davanti ad una telecamera di sorveglianza privata posta presso uno studio di fronte il portone d'ingresso della casa della vittima. Il corpo sparisce, Heven il giorno dopo, vale a dire l'8 luglio rientra a casa da Bari, dove era per lavoro,  non ha più notizie di Vincenzo, che nel frattempo non rispondeva più al telefono, telefono sparito o meglio fatto sparire dall'omicida. Parte una gara di solidarietà, per cercare questo 25enne, un giovane ragazzo, omosessuale dichiarato ed attivista della comunità Gay di Napoli, ma di lui nessuna traccia. Tante le ipotesi, la prima di un allontanamento volontario, forse con un fidanzato segreto, per cui vengono lanciati appelli sui social e i familiari sporgono denuncia presso i carabinieri, ma per 21 giorni nulla. Poi il colpo di scena, i carabinieri, visionando il filmato della telecamera in strada, vedono l'auto di Guarente sotto il palazzo di Ruggiero quella sera del 7 luglio, entrare e poi uscire a tarda ora con un sacco nero caricato nel bagagliaio. I militari di Aversa convocano Guarente, lo interrogano e questi cede, confessa di aver ucciso Vincenzo perchè era geloso di lui e del suo rapporto con Heven, dice che si è trattato di un incidente, che hanno litigato, poi una spinta e Vincenzo è caduto in terra sbattendo la testa su un tavolino, quindi ha caricato il corpo e lo ha gettato nelle acque di Licola. Subito gli investigatori mettono al corrente i magistrati del Tribunale di Napoli Nord, che aprono un fascicolo per omicidio, poi si precipitano con l'ausilio della Guardia Costiera a Licola, per recuperare il corpo di Ruggiero, ma dopo 3 giorni, ennesimo colpo di scena, era tutto falso, la dinamica non era quella raccontata da Guarente. Viene rinvenuto un corpo, verosimilmente, quello di Vincenzo, sepolto, ansi, occultato in un garage abusivo di Ponticelli nel napoletano, nei pressi dell'abitazione dei genitori dello stesso Guarente. Iniziano le ricerche, ma le parti del corpo ritrovato, chiamato IGNOTO 19, sono incomplete, sì perchè manca la testa ed un avambraccio. Da mesi esperti, militari, scientifica e periti nominati dalla Procura e la nota criminologa forense Alessandra Sansone, nominata dalla famiglia Ruggiero, scavano in quel garage, dove quel corpo è stato immerso in molta calce viva, ma finchè non si trovano le parti mancanti non si potranno chiudere le indagini; ciò che è peggio è che non potranno i familiari ancora seppellire degnamente quel corpo. Mentre si scava e si analizza il DNA, i resti umani, il sangue e le tracce organiche, i carabinieri diretti dal maggiore Antonio Forte, scoprono che Guarente non ha agito da solo, ma ha avuto dei complici, uno dei quali è stato arrestato, si tratta di Francesco De Turris di Ponticelli, già noto alle forze dell'ordine per reati associativi e di droga, il quale ha fornito la pistola a Guarente, come da lui ammesso e l'ha fatta sparire, gettandola in un cassonetto.

Lidia de Angelis