Editoriale

L'EDITORIALE. La tangentopoli di Cervino, ma il tribunale di Napoli applica l'articolo 3 della Costituzione oppure lo ha sostituito con l'adagio popolare "ogni testa (gip) è un tribunale?"

Nella foto, da sinistra, Biagio Di Nuzzo, Letizia Tari e Enzo Ferraro

Una riflessione dovuta dopo aver letto i primi atti dell'indagine che ha portato all'emissione di 11 informazioni di garanzia dopo che il giudice ha rigettato le richieste di arresto


Quando si leggono certi atti giudiziari, ti entrano (almeno al sottoscritto capita sempre), immancabilmente e beffardamente nella testa quelle parole che formano il dettato, tanto utopico, quanto largamente inapplicato, dell'articolo 3 della Costituzione sull'uguaglianza tra ogni cittadino di questo paese rispetto a tante cose grandi, importanti ma soprattutto rispetto all'architrave fondamentale e fondante di uno Stato di Diritto, vero ed autentico gradiente di democrazia, rappresentato dalla legge.

Negli ultimi anni, per scelta editoriale di questo giornale, abbiamo voluto affrontare a modo nostro l'annoso, verboso e, ormai, piuttosto stucchevole dibattito su giustizialismo e garantismo. Ci siamo detti: abbiamo un cervello per pensare, una buona cultura formata non sui Bignamini ma nelle biblioteche di intellettuali cattolico-liberali che ben conoscevano e sicuramente condividevano il principio della separazione tra ciò che è fede e ciò che è stato, e allora, perchè metterci a blaterare nuotando nei luoghi comuni? Perchè ci dobbiamo formare un'opinione aderendo ad opinioni altrui o costituendola attraverso un mosaico sgangherato ed eventualmente doroteo di varie correnti di pensiero?

Insomma, ci siamo messi a studiare e studiando abbiamo anche pensato di mettere a disposizione dei nostri lettori questo lavoro intenso, minuzioso, certosino consumato nelle letture "matte e disperatissime" sui fatti giudiziari di camorra, legati a questo territorio. 

Beh, onestamente ci piacerebbe conoscere se esista ed, eventualmente, quale sia il contenuto dell'uniformità di giudizio del tribunale di Napoli di fronte alle richieste di applicazione di misura cautelare, variamente connotate, formulate dai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia all'ufficio dei giudici per le indagini preliminari. 

Se è vero, com'è vero che una visione più disincatata, più pragmatica del mondo ci porta a non trascurare mai nemmeno dentro all'austero e apparentemente sacrale sistema della magistratura penale, l'antico e popolare adagio "ogni testa è un tribunale", e mai, come in questo caso, i cosiddetti "antichi" erano stati lungimiranti, è anche vero che quando si tratta di decisioni delicate che riguardano l'applicazione o la negata applicazione di queste misure a carico di cittadini della Repubblica italiana, cioè quelli dell'articolo 3, uno un pò di omogeneità se l'attenderebbe pure, pur considerando, ripetiamo, che anche quelle dei gip sono teste e magari ogni loro stanza è un piccolo tribunale autonomo. 

Non ci addentriamo ulteriormente nella rappresentazione della nostra idea su chi, perchè questo è fin troppo chiaro da interpretare, dovrebbe garantire tale omogeneità.

Gli elementi raccolti dalla procura della Repubblica di Napoli, in questo caso specifico nella sua espressione di competenza tematica della dda, a carico degli indagati per quella che a questo punto possiamo definire la tangentopoli di Cervino, sono speculari, se non addirittura più pesanti ed evidenti rispetto a quelli raccolti nella lunga filiera di indagini riguardanti le azioni corruttive, realizzate dall'imprenditore marcianisano in odore di ergastolo definitivo Angelo Grillo e dei suoi dipendenti nei confronti di politici e di componenti delle burocrazie di vari comuni e di vari enti pubblici, a partire dall'asl, della provincia di Caserta.

E allora, noi non possiamo metterci a interpretare i fatti partendo dalle identità anagrafiche diverse dei gip che hanno esaminato le varie richieste, perchè a quel punto veramente dovremmo sostituire l'articolo 3 della Costituzione con l'adagio antico delle teste e dei tribunali. Noi vogliamo solo capire, perchè abbiamo letto su Grillo almeno 20 mila pagine di atti giudiziari, perchè Roccamonfina sì, perchè "asl prima volta" cioè 6 novembre 2013 sì e oggi Cervino no. 

Non abbiamo in mano ancora il testo dell'ordinanza di rigetto con cui il gip del tribunale di Napoli ha evitato l'arresto e l'applicazione di misure cautelari all'ex sindaco, oggi consigliere comunale di Cervino Biagio Di Nuzzo, naturalmente infermiere come è nella migliore tradizione di questo strano e ineffabilmente e immancabilmente criminale comune della collina di Suessola e con cui lo stesso gip ha evitato l'arresto al dirigente dell'ufficio tecnico Ulderico Di Bello da Aversa, responsabile unico del procedimento e presidente della commissione di aggiudicazione della gara, vinta (si fa per dire) dalla Ecosystem 2000, per l'erogazione del servizio di raccolta porta a porta, atta a realizzare la differenziata. 

Anche per altri indagati era stata chiesta l'applicazione della misura cautelare. Il gip non l'ha concessa per alcuno compiendo anche una operazione di assimilazione indiscriminata, quanto discutibile, delle diverse posizioni. 

Siccome, però, noi non vogliamo tradire ciò che abbiamo scritto nell'incipit di questo articolo, aspettiamo di leggere le ragioni tecnico-giuridiche addotte dal giudice per il rigetto della richiesta, formulata dalla dda. Sarà poi nostra cura mettere a confronto queste ragioni tecnico giuridico con quelle esposte da altri gip, relativamente a richieste su altri casi, riguardanti il sistema-Grillo.

Vedremo se esistono delle specificità che giustifacano questa sorprendente decisione.

Gianluigi Guarino