Cronaca Nera

ORE 17.40 ESCLUSIVA. 'Cicciariello' chiede perdono in aula ai parenti dell'imprenditore da lui ammazzato. Ecco a quanto è stato condannato oggi

Francesco Schiavone

Si conferma la posizione di


CASAL DI PRINCIPE/GRAZZANISE – (Iris Persico) Francesco Schiavone, Cicciariello, detenuto al carcere duro di Sassari, continua ad essere un boss reo confesso e oggi dopo una condanna per un omicidio ha chiesto pure scusa ai familiari della vittima con una lettera.

Ha ammesso le sue colpe, Cicciariello, infatti,  per l’omicidio D’Abrosca e poche ore fa in abbreviato il giudice del tribunale di Napoli, il gup Gallo, lo ha condannato a 16 anni.

Nel 1989 uccise con tre colpi di pistola l'imprenditore di Grazzanise Pasquale D'Abrosca, che si era rifiutato di concedere al clan dei Casalesi l'ennesima fornitura di cemento gratuita. Un affronto troppo grosso per il clan.

Ventotto anni dopo, il killer reo-confesso di quel delitto, rimasto l'unico imputato; non ha voluto, però, rivelare il nome o i nomi dei complice; anche se il nome di un altro super boss cioè Giuseppe Russo o'padrino che 1989 decollava nella gerarchia criminale facendo corsa parallela con Francesco Schiavone Sandokan, con lo stesso Cicciariello, cugino del primo, dopo l'omicidio di Antonio Bardellino, sembra essere quello più accreditato quale correo di quel delitto. 

Questo però non risulta dai fatti accertati dalle indagini e dal processo visto che formalmente Peppe Russo non è imputabile perchè non esistono gravi indizi di colpevolezza sulla sua partecipazione diretta in quanto Russo avrebbe solo accompagnato Cicciariello, non sapendo il motivo di quello spostamento e di quel passaggio automobilistico a lui dato.

Da tempo, Cicciariello, difeso dagli avvocati Pasquale Diana e Carlo De Stavola si definisce un "dissociato" dal clan dei Casalesi, non un "collaboratore di giustizia", da qui la decisione di autoaccusarsi di crimini anche efferati senza coinvolgere pero' i complici. Schiavone, che sta scontando l'ergastolo, rivelo' di essere l'esecutore materiale del delitto D'Abrosca due anni fa nel corso di un processo per un altro omicidio. Pochi giorni dopo l'udienza, l'avvocato Giovanni Zara raccolse le informazioni sull'omicidio D'Abrosca dal fratello della vittima, e fece richiesta di riapertura indagini alla Dda di Napoli. Zara oggi con altri avvocati dei familiari delle vittime si sono costituiti parte civile.

Ciccariello ha raccontato di essersi recato insieme ad un altro affiliato presso l'azienda di materiale edile di D'Abrosca, la Ediltutto - importante societa' che fatturava molte centinaia di milioni di lire all'anno - con l'intento di picchiare l'imprenditore che, in una precedente circostanza, si era rifiutato di fornire gratuitamente al clan dei Casalesi del materiale del valore di 7-8 milioni di lire. "No, questa volta non vi do nulla, gia' ho pagato tanto" urlo' D'Abrosca di fronte all'ennesima richiesta estorsiva; l'imprenditore, racconta Cicciariello, sparo' addirittura un colpo di pistola - deteneva l'arma legalmente - verso il suo complice; dopo aver sentito il proiettile, il camorrista, che era all'esterno dell'azienda, entro' e sparo' tre colpi di pistola verso D'Abrosca; questi fu condotto in ospedale a Capua, poi fu trasferito a Napoli dove mori'. 

Cicciariello oggi in aula in videoconferenza ha chiesto scusa ai familiari della vittima inviando una lettera alla famiglia e alla Corte. 

Condanna anche ad una provvisionale di 20 mila euro per moglie e figli e 10 mila euro per gli altri parenti. La famiglia D'Abrosca è stata rappresentata come parte civile in giudizio dagli avvocati Gianluca Giordano, Giovanni Zara, Andrea Balletta e Massimiliano Di Fuccia.