Editoriale

L'EDITORIALE. Elezioni primarie. Caserta è un altro mondo. La cultura del voto di ieri. Cosa c'è dentro e dietro ai vari risultati

Il risultato complessivo e I CASI DI MARCIANISE, MADDALONI, AVERSA E SANTA MARIA CAPUA VETERE. Rispetto ai dati nazionali, qui siamo in un'altra dimensione. Ciò non accade per caso e, soprattutto, non c'è nulla per cui essere allegri


CASERTA - La provincia di Caserta è un altro mondo. Mettiamo che, per la serata di ieri e la giornata di oggi fosse stato e fosse imposto un embargo nordcoreano a tutti quanti i mezzi di informazione italiani e internazionali e rimanessero solo quelli locali, stamattina il Pd sarebbe un partito precisamente connotato da una identità primo repubblicana, con tre correnti marcatamente presenti, di cui una prevalente e altre due, però, apprezzabilmente significative per consistenza elettorale e rappresentatività.

Caserta, insomma, ha fatto l'unica cosa che sa fare, cioè la solita Caserta. Una provincia arretrata, regressiva e che riesce a regredire anche rispetto a qualche segnale positivo, seppur tenue, registratosi negli anni scorsi. 

Chi scrive è al di sopra di ogni sospetto. Di Matteo Renzi, non tanto per quello che dice tra le tribune nazionali, ma per quello che ha fatto e fa nella gestione interna del partito che poi non è altro che la faccia della stessa medaglia di certe scelte di stampo berlusconiano che ha operato nel suo governo in cui sono entrate persone solo in quanto amiche sue, non certo per qualità intellettive, cognitive, culturali e intellettuali, men che meno politiche, abbiamo, infatti, cominciato a pensare tutto il male del mondo.

Tutta la vicenda di Caserta a partire dall'incredibile caso di Marcianise, dove le elezioni primarie che dovevano scegliere il candidato sindaco, furono proibite, con un atto di anti democrazia militante in quanto fondato sulla negazione delle norme statutarie che Renzi si era dato, rappresentano, a mio avviso, un qualcosa che va molto al di la della specifica questione locale e che illustra, invece, molto di più di tante altre vicende più note a livello nazionale, il paradigma del renzismo interpretato da un leader che, da un lato, enuncia il nuovo, dall'altro rifila a Caserta un indolente uomo di apparato, cioè Mirabelli, non per ricostituire la possibilità di una forma democratica di espressione del partito, ma semplicemente come luogo di parcheggio per un tizio (il discorso potrebbe essere allargato anche al prode Felicori), che evidentemente non avendo un collegio sicuro a disposizione, viene a svernare in un posto in cui l'assenza totale di un minimo di elaborazione e di azione politica da parte della dirigenza locale, gli offre la possibilità di utilizzare questo spazio allo scopo di ottenerla qui la candidatura e la conferma del ruolo di parlamentare, unico modo per dare un senso alle proprie giornate.

Dunque, non siamo noi certo quelli tacciabili di essere dei supporters di Renzi. Detto questo, se a livello nazionale finisce 70, 20 e 5 e a livello locale finisce 40, 30 e 28, ciò significa una sola cosa. Significa che qui il voto teleguidato, la trasferta al gazebo realizzata non con l'idea di manifestare una forma entusiastica di appartenenza, ma solo perchè ciò, al teleguidato, è stato chiesto da Oliviero, da Caputo, da Stellato, dalla moglie, da Graziano o dalla Picierno, ha decisamente e pressochè esclusivamente connotato il voto, ma soprattutto la ragion d'essere dello stesso.

Se il dato di Caserta è così sesquipedalmente diverso da quello nazionale, è perchè qui il Pd oggi, ma potremmo dire allargando doverosamente il discorso, la politica sono proprio questo: zero, zero e ancora zero. Società civile che partecipa per modificare dal basso le cose; società civile che attiva meccanismi di cambiamento costringendo la rappresentanza a interpretare questo protagonismo attraverso atti, iniziative, idee. Tutte cose assolutamente inesistenti dalle nostre parti. Zero che più zero non si può.

Elettroencefalogramma piatto. Truppe cammellate e niente di più. Questo ci racconta l'esito delle primarie di Caserta. Diciamocela tutta: Renzi conquista il 70% a livello nazionale forse perchè, anzi, soprattutto perchè, è molto più conosciuto dei suoi competitori Andrea Orlando e Michele Emiliano. Una mera perequazione, al di la di ogni valutazione di gradimento, avrebbe, infatti, determinato un risultato differente. Renzi avrebbe vinto lo stesso ma con uno scarto sicuramente inferiore rispetto a quello con cui ha vinto. 

Ora qualcuno può seriamente pensare e sostenere che questa cifra di conoscenza, questo divario di semplice percezione dell'esistenza dei 3 candidati alle primarie fosse diversa in provincia di Caserta? Magari Orlando ha qualche lontano parente a Santa Maria, ma niente di eccezionale. E non ci sembra che la provincia di Caserta sia compresa nei confini della Regione Puglia, dove Emiliano è governatore e quindi personaggio conosciutissimo.

E allora se è finita così ciò accade perchè gli apparati si sono mossi in maniera quasi militare; se è finita così, è stato perchè le strutture clientelari fattuali e latenti di Oliviero, quelle di Stellato, e anche quelle della sinistra interna, mortificata e vilipesa dal citato Mirabelli soprattutto nella vicenda di Marcianise, hanno funzionato molto di più di quanto non abbiano funzionato gli apparati di Graziano e della Picierno.

L'impegno del sindaco Carlo Marino e dello stesso Graziano, limitatamente ad Aversa hanno infatti prodotto le uniche due vittorie ottenute da Renzi nelle città principali, visto e considerato che a Maddaloni, a Marcianise e a Santa Maria Capua Vetere il neo segretario nazionale ha perso, e anche male, subendo l'iper attività, rigorosamente cammellata, di esponenti del partito legati a Caputo, leggi Campolattano e altri, in quel di Maddaloni dove non a caso ha vinto Emiliano, anche con il sostegno dell'ala del Pd che ha deciso di appoggiare Alfonso Di Nuzzo in aperta contestazione alla candidatura di Giuseppe Razzano; in quel di Marcianise dove la voglia di rivincita dell'area di Abbate si è scaricata su un risultato veramente mortificante per Matteo Renzi, che, da Antonello Velardi, un sindaco per il quale si è speso al punto da imporre una sospensione delle regole statutarie, pur di farlo candidare senza il rischio di sottoporlo al vaglio delle primarie, si attendeva sicuramente un pò di sostegno e di entusiasmo in più e, infine, in quel di Santa Maria Capua Vetere dove l'istinto di sopravvivenza, la necessità della famiglia Stellato di giocarsi il tutto per tutto allo scopo di ottenere una buona ricandidatura alle prossime elezioni politiche per Camilla Sgambato, ha avuto la meglio sulla abulia mostrata dai sostenitori del sindaco Antonio Mirra, il quale, ritiene, ingenuamente, che il risultato di ieri, possa essere irrilevante e incapace di permeare il grado di solidità della sua maggioranza e della sua compagine di governo, senza capire, perchè il sindaco è un bravo ragazzo ma non è di pronto ingegno, che anche alla luce delle ambizioni che lui nutre ma che nutre soprattutto il fratello Nicola, aver rimediato questa batosta, non solo rialza le quotazioni e rimobilita il morale degli amici della "sacra famiglia" dopo le tante difficoltà di quest'ultimo anno, non ultima la vicenda giudiziaria che ha lambito anche il figlio della deputata e dell'avvocato, ma crea condizioni tali da determinare processi imprevedibili, sia in vista delle prossime elezioni regionali a cui Antonio Mirra guardava con speranza, sia per quel che riguarda la tenuta e la graniticità della propria maggioranza. 

G.G.

 

QUI SOTTO IL DATO DEFINITIVO DEL VOTO IN PROVINCIA DI CASERTA