Editoriale

L'EDITORIALE MADDALONI. I 5 pellegrini per Canossa, lo stratega della grande fetecchia. Il vera perchè di Petrone e la scelta di Capuozzo

Abbiamo atteso che si definissero le posizioni dopo il terremoto, legato al ritiro della candidature di Alfonso Di Nuzzo e del preside del Villaggio per esprimere qualche punto di vista e per rivelarvi la quasi candidatura del genero dell'imprenditore Sab


MADDALONI - Premesso che ridurre a ragion politica quello che sta succedendo in questi giorni a Maddaloni, rappresenta una velleità al di sopra delle possibilità di ogni essere vivente, l'unica cosa che si può tentare almento empiricamente, di analizzare è il rapporto tra quanto ci può essere di politico in un'azione, in una decisione presa da un esponente di gruppi e movimenti locali in rapporto a quanto ci sia di personale, di ambizione dentro a logiche di banale conquista, di micro e macro poteri, nei citati atti. 

E allora, è lecito ragionare in questi termini nel momento in cui si prova a capire quanto di politico e quanto di personale e personalistico abitasse l'area e l'aria che si respirava nell'auto dei 5 che qualche sera fa sono andati a Canossa.

Vedete, in un posto in cui esiste una coscienza civile, una opinione pubblica e dunque una opinione di cittadinanza, un voto effettivamente libero dal bisogno materiale, ma anche da una pigra consuetudine culturale, non è che a uno come Enzo Correra, a uno come Giggino Russo o come Gaetano Correra a uno come l'ex assessore Schiavone o peggio ancora a uno come Flavio Smarrelli (ci vorranno quintali di Aulin per venire a capo dei mal di testa che hanno provocato i suoi virtuosismi da vero e proprio fregoli infregolato), verrebbe perdonato tutto quello che hanno combinato.

Questo non perchè si tratta di persone deplorevoli in quanto tali, ma perchè la dinamica del loro stare in politica non potrebbe essere questa, non potrebbe sottostare alle non ragioni della non ragione della schizofrenia. Se uno compie una scelta discutibile, avventata, non sufficientemente ragionata, ma la compie come momento culminante di un processo politico, condendola di atti e di fatti dirimenti come quelli che hanno realizzato i 4 moschettieri che diventano 5 con il figliolo di Luigi Russo, attivando, addirittura una conferenza stampa di un giudice della repubblica italiana il quale ha annunciato la propria candidatura a sindaco e il proprio progetto, non è disponibile a demolirla letteralmente come hanno fatto Correra, Smarrelli, Schiavone e Russo cioè l'equipaggio dell'auto, recatosi a Canossa da Giuseppe Razzano. 

Questione di amor per la politica e forse anche un pò questione di amor proprio. Della serie: cosa si è disposti a cedere, sul terreno della dignità, pur di raggiungere un legittimo obiettivo personale come può essere quello di Luigi Russo, di veder eletto il figlio in consiglio comunale, magari autorevolmente attestato tra i primi classificati nella lista ufficiale del Pd? C'è un limite invalicabile per il quale non è tollerabile cedere alla lusinga dell'ambizione?

A quanto pare, stando a ciò che è successo nella vicenda sconcertante del ritiro della candidatura di Alfonso Di Nuzzo, no, questo limite, almeno a Maddaloni, non c'è.

Stesso discorso può valere per il Petrone. Ma qui la questione torna di più. Perchè se uno nutre stima politica e personale per Antonello Velardi, poi, come si suol dire, va da se che si vada a sedere al fianco di chi, fino a 10 minuti prima, è stato un suo target di lotta politica e al fianco di chi, cioè Stefano Graziano, cioè colui che ha condotto pur senza compiere alcun reato, (per carità, la verità giudiziaria è quella e noi l'abbiamo detto dal primo momento) al fianco di un più che probabile camorrista quale Alessandro Zagaria, di cui Graziano non poteva non conoscere le parentele piùc he ingombranti, ha inciso, a suo tempo, nella nomina del generale Alineri come commissario del Villaggio, magari con l'idea che a ottobre, con l'alto ufficiale delle fiamme gialle in pensione, possa essere proprio lui, il preside Petrone ad andare a ricoprire quella carica o una carica di immediato sottordine, comunque di grande potere.

Va da se. Appunto. E stavolta al netto di quelle che possono essere le non escludibili motivazioni, legate ad una inconciliabilità della famiglia imprenditoriale dei Sabba, con gli imprenditori che ruotano attorno a Razzano, a partire dagli Sferragatta, non possiamo non considerare almeno più coerente la posizione di un Francesco Capuozzo, il quale si era anche offerto di essere lui la guida della coalizione terzopolista, sempre bloccato, in questo suo proposito, dallo stratega della grande fetecchia, cioè Enzo Correra.

Capuozzo con ogni probabilità dopo aver subito la scelta di Smarrelli, Schiavone e Russo, ha firmato un documento di dissenso con gli esponenti dei Giovani Democratici e anche con Fausto Correra, fratello di Enzo, ma con questi in totale disaccordo. Non è improbabile che Francesco Capuozzo possa essere alla fine candidato con De Filippo. Anzi, lo riteniamo probabile.

In questo tourbillon, difficile assimilare, in un comune biasimo la sua decisione a quella compiuta dal quintetto dei pellegrini per Canossa.

Gianluigi Guarino