Cronaca Bianca

LA NOTA CASERTA. Quando la cultura diventa uno strumento per coprire il non governo e per riempire le solite tasche

Da sinistra Elena Gagarin, Daniela Borrelli e Carlo Marino

La città completamente ferma, animata solo da qualche evento di serie C e che insegue lunari progetti di poli aerospaziali quando sono al palo quelli che servirebbero alla minima vivibilità


CASERTA - Da mesi ormai, il comune di Caserta, abbandonati tutti i suoi compiti principali di governo della città, sembra essersi trasformato in una vera e propria agenzia di intrattenimenti e di spettacoli. Tanto da arrivare a istituire persino un ufficio apposito - l'UCE (ufficio coordinamento eventi), della cui insensatezza già abbiamo avuto modo di dire -, che tuttavia non ha impedito lo sproposito di candidare nuovamente la città a capitale italiana della cultura nonostante l'impossibilità a farlo, dato che l'aveva già presentata inutilmente in passato e dopo che era stato appena abortito, sempre per insipienza organizzativa, lo Street Food Europeo.

Speriamo che almeno - poiché vogliamo cogliere sempre il buono di ogni cosa - la fola di quella candidatura impossibile abbia fatto ricredere Elena Gagarin, davanti alla quale non senza sussiego venne informata, del posto nel quale è capitata. Ma soprattutto della causa del parco dell'aerospazio, per la quale è stata malamente arruolata, in quanto progetto più che lunare - verrebbe da dire - alla stregua dei più attuali orientamenti urbanistici e concepito a grave scapito del verde cittadino dell'area del Macrico.

Assente in ogni problematica della vita cittadina, dove tutto langue, dalla viabilità agli spazi pubblici, dal decoro urbano alla pubblica quiete, dall'assistenza, alla sanità, alla scuola, pure non passa settimana che il nostro municipio non se ne esca con una conferenza stampa di presentazione di un'ennesima manifestazione. Definita puntualmente, con spudorata menzogna, straordinaria od eccezionale in uno con la sua location (sic!), trattandosi in genere di rappresentazioni o di eventi di livello poco più che oratoriale e di luoghi di per sé talvolta belli, ma abbandonati al degrado più assoluto.

Quanto tutto ciò convenga al vero interesse pubblico cittadino ognuno lo può ben giudicare da solo. Ma qui vogliamo chiederci perché questo avviene e a chi giova.

Certamente un interesse immediato e diretto ce l'ha la compagine politica che regge l'amministrazione comunale. In mancanza di risultati di governo tangibili, spendibili con un minimo di credibilità, ed esaurita la fase propagandistica legata alla presentazione di una serie di progetti di finanziamento tanto incerti quanto lontani nel tempo, non resta, al sindaco ed alla sua giunta, che buttare il facile fumo della cultura negli occhi della pubblica opinione.

E poi c'è l'interesse di quella quasi oligarchia che ruota attorno a questo mondo e che da queste iniziative ci guadagna in senso proprio, intascando dei bei soldi.

Ora non è che vogliamo qui sottilizzare sul tipo di cultura tirato in ballo - termine, questo, onnicomprensivo come forse nessun altro, al quale si può scaltramente ricondurre ogni cosa - ma neppure si può pretendere che ci si debba bere tutto.

Quello che si osserva è che principalmente sono sostenute e propinate, per fare qualche esempio, le commedie delle pro-loco, le recite delle scuole di teatro locali, le esibizioni delle classi di danza o di musica cittadine, le rievocazioni storiche in costumi all'ingrosso, le sagre dei prodotti locali, i quali, anche se controindicati ai fini di una sana alimentazione, vengono accostati suggestivamente al limbo ed al mito oramai della dieta mediterranea ed il gioco è fatto.

In buona sostanza, tutte quelle manifestazioni proprie del costume del divertimento, della serata di spensieratezza e di svago, del darsi bel tempo. Di cui le persone comuni, prese dai propri affanni quotidiani, avvertono naturalmente il bisogno, specie in questa realtà priva di iniziative di sostegno sociale. Ma che nulla hanno a vedere con una seria e convincente politica culturale del territorio. 

Accanto a queste, vengono poi in rilievo i grandi spettacoli di autentico valore artistico che, ospitati nei principali siti monumentali, sono pensati altrove che non a Caserta e realizzati o da imprenditori privati o sono sovvenzionati con risorse pubbliche di scala maggiore. Anche qui, ovviamente, nella versione casertana della cosa, con i biglietti omaggio distribuiti con criteri clientelari e in ragione del grado di parentela con l'amministratore pubblico locale, con i portoghesi e gli imbucati che, fatti entrare di frodo dagli addetti del posto o dai custodi del sito che si sono fatti piazzare di servizio, tolgono persino da sedere agli spettatori paganti.

Intendiamoci bene, nulla di male ci sarebbe in queste cose, se non avessimo la città nella situazione disastrata in cui si trova e se fossero soddisfatti i bisogni primari della cittadinanza, a cominciare da quelli della cultura rettamente intesa.

Forse non tutti sanno che la città capoluogo, incredibilmente, non dispone di un'emeroteca, dove si possano leggere i maggiori quotidiani del giorno. E che la principale biblioteca comunale, come è stato pubblicamente denunciato anche di recente e come abbiamo evidenziato noi stessi in passato, presenta gravi carenze strutturali e di servizi, che la espongono persino al concreto rischio di incendio. Il colmo.

Tendenzialmente le comuni persone sono portate a sottovalutare le risorse economiche che vengono impegnate, non per questo, ma per quell'altro tipo di cultura.

Una vera e propria barca di soldi, distribuita nei grossi flussi di spesa per le rappresentazioni maggiori che abbiamo ricordato e nei mille rivoli delle iniziative locali del carattere peregrino di cui abbiamo detto.

Si immaginerebbe mai che solo lo scorso 15 maggio è stata trasmessa dal comune di Caserta alla Regione Campania la documentazione per la liquidazione di ben 576 mila euro spesi per la edizione 2010 (avete letto bene, 2010, non si tratta di un errore di battuta, dunque a sette anni di distanza) di Leuciana Festival ?

Circa le iniziative minori è quasi impossibile risalire ai loro costi poiché gli standard di pubblicazione degli atti comunali, anziché essere superiori a quelli esigibili come si auspicherebbe, sono tali da rendere quasi vana ogni ricerca effettuata in tal senso all'albo pretorio online.

Ed anche quando il comune dichiara che la manifestazione da esso patrocinata non comporta oneri diretti, vanno sempre messi in conto quelli indiretti.

Un ultimo accenno vogliamo fare alla recente iniziativa "Festbook 2017", perché, per il livello degli enti culturali coinvolti, si è certamente distaccata dal solito mediocre canovaccio. Ma non in assoluto, tenuto conto che anche in questo caso, come si è potuto leggere dal progetto organizzativo, i promotori hanno fatto assegnamento "...sia dei fondi nazionali, sia di quelli della legge regionale per il turismo sia di quelli delle leggi regionali per i grandi eventi, oltre che di tutte le forme di finanziamento regionale disponibile, oltre che europee e statali e di privati e di enti pubblici privati."

Per quanto ci riguarda, specificamente le Pattugliepoetiche, nelle quali comuni cittadini si sono cimentati nella lettura, in alcuni punti del centro urbano, di brani ed opere poetiche, non ci sono sembrate granché. Passi per i ragazzi che vi ci si sono provati, ma per gli adulti è stato un vero e proprio strazio, con il nostro accento che certo non ci aiuta, e ci è parso più che altro un esercizio di esibizionismo.

In alcuni casi ci è venuto alla mente Ninì Santoro de Il Fine dicitore di Totò, il quale ultimo ci scuserà dell'accostamento.

PASQUALE MANZO