Cronaca Nera

LA DEMOCRAZIA DEL PORNO NIGHT. Disoccupati, camionisti e autorevoli professionisti, tutti insieme, in nome della f..a. Le acrobazie di un notissimo medico di fronte alle domande del pm e del giudice

Dopo aver esaminato molta parte dell'ordinanza, ci occupiamo, nel nostro lungo focus, dei contenuti del dibattimento processuale, giunto alle battute finali


CASERTA - (g.g.) Come avevamo promesso ai nostri lettori, cominciamo ad esaminare la vicenda giudiziaria del night club a luci rosse Elisir di Alife, anche da un altro versante: diverso dalla declinazione dell'ordinanza dell'epoca: quello sicuramente più attuale del processo in corso che da qui ad un paio di mesi dovrebbe chiudere, davanti ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il suo primo grado di giudizio.

Iniziamo oggi una carrellata dei testimoni principali, messi in lista da accusa e difesa. Iniziamo da un medico di Alife Federico Avecone, all'epoca dei fatti, non sappiamo se ancora oggi, in servizio nelle corsie dell'ospedale di Piedimonte. Iniziamo con lui che in quel night fu portato, a suo dire, dal collega, poi deceduto, Ciro De Novellis, e accompagnato da Luciano Sgambato e da De Angelis, perchè, della sua testimonianza ci ha colpito la tensione continua nell'eludere le domande a lui poste dal pubblico ministero e, successivamente, anche dal presidente del collegio giudicante.

Se è comprensibile l'atteggiamento di chi prova grande imbarazzo nel doversi esprimere, pubblicamente, sulla sua frequentazione in un locale di quel genere, se è comprensibile che questo crei una difficoltà di approccio sociale nel contesto di un piccolo paese in cui ovviamente, per mentalità e cultura queste cose magari si fanno (e non è grave) ma non si devono sapere, perchè questo, al contrario, è molto più grave, dall'altro lato si comprende di meno la pervicacia, il piglio quasi pedante, utilizzato dal medico nel non rispondere, nel depistare, nel portare da un'altra parte il contenuto delle domande rivoltegli, peraltro in maniera chiara e lineare dai rappresentanti dell'accusa e dal collegio giudicante.

E così, come potrete leggere nelle pagine che pubblichiamo qui sotto, tra il detto e il ribadito, e ancora una volta ribadito peccato temporaneo, debolezza dovuta a un momento particolare della propria vita, ci registrano reticenze evidenti su domande cruciali. Si ha la sensazione che il medico Avecone, dunque, non abbia solo l'obiettivo di giustificare se stesso e di minimizzare la sua scelta di andare in quel luogo, cosa che d'altronde nessuno, a partire dal pm proseguendo con il tribunale e arrivando fino a noi, gli contesta e gli rimprovera, ma tenda anche a dichiarare cose utili alle ragioni degli imputati. Diventa addirittura più realista del re quando nega, in un primo momento l'esistenza di camere da letto, ma soprattutto quando pone spesso l'accento sul libero arbitrio delle ragazze nelle scelta di familiarizzazione con i clienti.

Avecone dice che il contatto ci poteva essere ma poteva anche non esserci. Dunque, uno tirava fuori 130 euro con la prospettiva possibile di andare in bianco. Poco credibile.

Ciò in contraddizione, fa notare il pubblico ministero, con quello che hanno raccontato agli inquirenti le ragazze, con quello che hanno raccontato altri testimoni, e sorpattutto con quello che hanno raccontato, addirittura, alcuni imputati.

Il clima della deposizione diventa teso quando il pm chiede ed ottiene dal presidente del collegio, una dichiarazione con cui questi ammonisce formalmente Avecone invitandolo a ricordare l'impegno giurato a dire la verità, che ha pronunciato prima di sedersi sulla sedia del teste, precetto, del resto, non solo dello stato laico ma anche della religione cattolica, codificato al massimo rango nell'ottavo comandamento.

Sempre dentro a questa apparente strategia giustificativa, potremmo definirla negazionista, Avecone dà tantissime risposte non richieste. Ad un certo punto, dopo aver teorizzato, a modo suo, con qualche sempio stravagante, e comunque fuori tema, rispetto al sentiero precisamente delineato delle domande rivoltegli, associa il libero arbitrio delle ragazze, finalizzato in sostanza a smentire l'idea che lì si svolgesse un'attività di prostituzione, alla precisazione, anch'essa, come giustamente gli fa notare il pm, non richiesta, sul fatto che là dentro non c'era alcuna minorenne.

E anche qui è evidente che si tratta di una dichiarazione legata a una qualche conoscenza del codice penale o a una qualche direttiva ricevuta magari dai rappreesentanti della difesa, che però il medico non riesce certo ad interpretare con modalità convincenti.

Dalle pagine qui sotto abbiamo eliminato, non perchè ne avevamo l'obbligo, ma in questo caso, sì per libero arbitrio e per visione etica, dei particolari relativi alla vita privata extra Elisir del professionista matesino extra. A noi interessa infatti, come alle parti processuali, conoscere ciò che accadeva in quel locale, dove presumibilmente sono stati consumati dei reati che oggi la repubblica italiana ha il dovere di giudicare, mentre un giornale di informazione serio ha il dovere di propagarne la conoscenza ai cittadini, in cui la repubblica italiana giudicante si incarna. 

 

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGATORIO DEL TESTIMONE