Cronaca Nera

ORTA DI ATELLA. L'accusa: il presidente della Real Ortese faceva parte del clan. Nella sua squadra il figlio del carabiniere...

Da sinistra Michele Aletta ed il superpentito di camorra Orlando Lucariello

Nuovi inquietanti particolari negli stralci dell'ordinanza della Dda sulla cementificazione selvaggia operata dall'ex sindaco Brancaccio


ORTA DI ATELLA - Della centralità di Michele Aletta, all'interno del sistema affaristico gestito dall'ex sindaco di Orta di Atella ed ex consigliere regionale Angelo Brancaccio con la complicità dei clan della camorra, ne abbiamo già parlato in un precedente articolo (CLICCA QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO). Ma la curiosità ci ha spinto a leggere ancora più attentamente la recente ordinanza della Direzione Distrettuale Antimafia che, nemmeno dieci giorni fa, ha fatto scattare di nuovo gli arresti per "mister 80 per cento". E così siamo andati alla ricerca di nuovi particolari legati alla figura di quest'uomo che, pur non risultando nell'elenco degli indagati, riveste tuttavia un ruolo chiave evidenziato in maniera molto chiara dai vari collaboratori di giustizia nei tantissimi interrogatori che si susseguono a ritmo incessante. 

In particolare il pentito Orlando Lucariello, ex capozona dei Casalesi nei comuni casertani di Gricignano d'Aversa, Succivo e Orta di Atella ma soprattutto braccio destro del boss Peppe Russo detto «Ò Padrino», inquadra Michele Aletta come "componente" del clan che, in particolare, "aveva il compito di mantenere i rapporti con il sindaco Angelo Brancaccio". Non a caso, secondo quanto emerso dall'indagine, tutti gli incontri di camorra cui partecipava lo stesso Brancaccio e nel corso dei quali venivano prese le decisioni circa gli scellerati progetti di cementificazione selvaggia che hanno letteralmente stravolto il territorio ortese si svolgevano proprio a casa di Aletta. 

Ma oltre a fornire una sicura base logistica ai summit, Aletta forniva, in particolare a Lucariello, informazioni precise circa riservatissime indagini anticamorra portate avanti dai carabinieri. E lo faceva utilizzando come "pedina" il figlio del carabiniere Borzacchiello (che in quel periodo lavorava alle dirette dipendente del tenente Gargiulo di Aversa), allievo proprio della sua squadra di calcio, la Real Ortese. Grazie a questo espediente, dunque, Lucariello, all'epoca ancora latitante, poteva dormire sonni tranquilli e soprattutto spostarsi con facilità senza il timore di dover "incrociare" sulla sua strada gli uomini del tenente Gargiulo.

Un compito facile per Aletta, il quale in cambio non riceveva un vero e proprio stipendio ma dei riconoscimenti economici che, come vi abbiamo illustrato già precedentemente, il sindaco Brancaccio e la sua giunta gli riconoscevano in qualità di presidente della società sportiva. 

RED.CRO.

 

LO STRALCIO DELL'ORDINANZA RELATIVE ALLE DICHIARAZIONI DEL PENTITO LUCARIELLO SUL RUOLO DI MICHELE ALETTA ALL'INTERNO DEL CLAN