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Separazione delle carriere tra giudici e pm. L'unica soluzione per rendere reale la trasformazione del processo inquisitorio in processo accusatorio

L'intervento dell'avvocato Raffaele Gaetano Crisileo in vista del convegno che si svolgerà il 4 luglio vicino alla stazione Termini, in occasione del passaggio per la capitale dell'iniziativa di raccolta delle firme, a cui sta partecipando anche l'Unione


La separazione delle carriere 
 
Avv. Raffaele Crisileo 
 
Si terrà il 4 luglio p.v. presso il Mercato Centrale della stazione Roma Termini, un convegno nazionale del titolo “Separazione delle carriere. Treno in partenza.”. La manifestazione  e' indetta dalle Unioni Camere Penali e mira a raccogliere firme ( gia' siamo a 30 mila firme in meno di un mese ) per ottenere la presentazione di un disegno di legge sulla separazione delle carriere. Ma perche' in Italia come in altri Paesi si deve arrivare ad una separazione delle carriere ? 
Un po' di cronistoria non fa male. 
Come e' noto con la riforma dell’articolo 111  della Cost. che stabilisce la formazione della prova in dibattimento, il Legislatore ha scelto  il modello accusatorio del processo penale   abbandonando  la tradizione inquisitoria. 
In un quadro del genere  è necessario  intervenire per rendere effettiva la terzietà del giudice. 
Per fare ciò è necessario intervenire sul Titolo IV della Costituzione, per separare la magistratura giudicante da quella requirente.
Il concetto di “separazione” non va inteso in senso burocratico, ma mira attraverso la dialettica ad avvicinarsi  alla “verità”, base ideale dell’art. 111 della Costituzione. Quindi le parti del processo devono avere concretamente  le stesse possibilità di far valere le proprie ragioni. 
La separazione delle carriere diventa quindi determinante  per dare piena attuazione al giusto processo e per rendere coerente il testo costituzionale . In buona sostanza rappresenta una tappa fondamentale verso un sistema che garantisca i cittadini, ma anche gli stessi magistrati: si avranno organi dell’accusa da una parte che provengono da un binario  e giudicanti più liberi su un altro binario. 
I nostri giudici e pubblici ministeri non solo sono reclutati con lo stesso concorso e possono spostarsi da una funzione all’altra, ma svolgono  tra l'altro anche le loro funzioni negli stessi palazzi e talvolta ci troviamo purtroppo a magistrati che per un certo periodo hanno svolto le funzioni di pubblico ministero e successivamente, addirittura nello stesso Tribunale, habbo svolto le funzione di giudice per le indagini preliminari. Tutto ciò ha creato diffuse solidarietà di corpo, innumerevoli, quotidiane occasioni in cui pubblici ministeri e giudici si comunicano probabilmente  le reciproche difficoltà di lavoro. 
È questa, peraltro, una valutazione sostenuta  dallo stesso Parlamento europeo che ha piu' volte affermati, tra l’altro, che «è anche necessario garantire l’imparzialità dei giudici distinguendo tra la carriera dei magistrati che svolgono attività di indagine e quella di giudice al fine di assicurare un processo giusto. 
In un quadro del genere riteniamo che la Costituzione vada dunque riformata nelle parti che riflettono l’antica visione inquisitoria e che impediscono la piena attuazione dei principi del giusto processo. In definitiva riteniamo che occorra, in breve tempo,un’opera di armonizzazione della riforma introdotta con la legge 23 nov. 1999, n. 2, che prevede un Giudice imparziale e terzo. 
Due soggetti e due ruoli distinti in un contesto nel quale non sia prevista ll’interscambiabilità delle funzioni (requirente e giudicante).  Ci auguriamo che cio' in Italia avvenga presto proprio per dare atto concreto alla riforma del giusto processo.