Politica

LA NOTA MADDALONI. Il manifesto di Giuseppe Razzano e la consapevolezza che, visti i soggetti, De Filippo la maggioranza la troverebbe e anche subito

Da sinistra Imperia Tagliafierro, Teresa Cafarelli e il manifesto del candidato sindaco Razzano

Abbiamo voluto esprimere qualche breve riflessione sull'iniziativa, in verità un po' confusa nel suo messaggio, assunta dal candidato sindaco del centrosinistra


MADDALONI - In un suo messaggio pubblicitario, il candidato sindaco Giuseppe Razzano, che sfiderà Andrea De Filippo, e da questi sarà sfidato al ballottaggio di domenica 25 giugno, ha evidenziato il fatto che liste a lui collegato hanno superato quota cinquanta per cento, attestandosi al 54, con la conseguenza di aver già eletto quattordici consiglieri su ventiquattro. 

Quel manifesto-banner andava esplicato meglio, perché così come è congegnato, non lascia intendere in maniera compiuta il pensiero di chi l'ha concepito e realizzato.

Scrivere  che il centrosinsitra ha già vinto in quanto ha raggiunto il 54 per cento significa, posta così, evidenziare che Razzano, di questo centrosinistra, forse vincente, rappresenta la zavorra.

In effetti il simpatico Peppe voleva comunicare ai maddalonesi che se lui vincerà il ballottaggio avrà a disposizione una maggioranza, già eletta al primo turno, di suoi amici.

Al contrario, se dovesse vincere De Filippo, questi sarà il sindaco di minoranza che dovrà fronteggiare una maggioranza avversa in consiglio comunale che potrebbe spedirlo a casa anche il giorno dopo, aprendo una nuova fase elettorale lunga un anno.

Questo in teoria, perché in pratica (il primo a saperlo è proprio Razzano), se De Filippo dovesse vincere il ballottaggio, troverebbe facilmente i numeri in consiglio comunale, attingendo alla sempre copiosa vasca del trasformismo. 

Pensate seriamente che un Giuseppe Lutri o una Cafarelli o anche una Imperia Tagliafierro, la quale, nel 2016, si stracciava letteralmente le vesti in appoggio a De Filippo, possano seriamente porsi il problema del vincolo di mandato, non accettando di tornare in un ovile che, del resto, hanno già abitato in passato?

No, andrebbe diversamente. E tutti quelli che fanno politica a Maddaloni lo sanno fin troppo bene al di là della ritualità di certe affermazioni e della ipocrisia imperante.

GIANLUIGI GUARINO