Cronaca Nera

MARCIANISE. Il pentimento di Mimì Mazzacane è come il calcio mercato in estate. Ma in realtà non frega un tubo a nessuno, a partire dalla Dda. E allora il boss scrive alla moglie per,,,

Il tempo ormai lunghissimo della sua detenzione e il pentimento già maturato di suo fratello e di suo nipote rendono in pratica irrilevante una decisione che un anno e mezzo fa... A meno che...


MARCIANISE - Periodicamente rimbalza la notizia di un possibile pentimento del boss Domenico Belforte. E' come il calcio mercato: serve a riempire spesso i vuoti della cronaca giudiziaria nei mesi estivi.

Per Domenico Belforte, il tempo ormai è passato. Un anno e mezzo fa ha avuto la possibilità, con l'apertura di una finestra fiduciaria da parte degli investigatori della Dda, di passare dalla parte dello Stato. Troppe condizioni, troppe richieste, divenute ancor più difficili da accogliere, nel momento in cui la Dda ha avuto a disposizione le testimonianze del fratello di Domenico Belforte, cioè Salvatore Belforte, e del figlio di questi, Camillo, in grado, tra le altre cose, di fornire racconti molto più attuali e meno remoti della paleocamorra di cui può parlare Domenico Belforte, da molti più anni in carcere. 

Per cui, se proprio vorrà pentirsi, lo potrà fare solo con atto volontario e senza porre condizioni, perchè il suo pentimento non è un fattore più decisivo ad una vita dal suo arresto, anche perchè quello che Domenico Belforte può sapere della camorra degli anni 90, è quello che sa e che ha già raccontato suo fratello Salvatore, che, orizzontalmente, con gli stessi poteri, ha governato il clan sin da allora. Ma siccome lui questa realtà non l'accetta, sta chiedendo ausilio ai suoi parenti. Ha scritto una lettera alla moglie, perchè sa che un pentimento di questa, condiviso con il suo, potrebbe essere molto più interessante, per le autorità inquitenti. In poche parole, Mimì Mazzacane si appoggia ai parenti e chiede loro di pentirsi, in modo da agevolare anche i suoi anni detentivi. 

Red.Cro.