Cronaca Nera

OMICIDIO TONDI. In aula il medico, l'infermiera e l'autista del 118 che per primi soccorsero la mamma uccisa

Un'udienza importante per cercare di capire l'orario del decesso della donna


SAN TAMMARO/SANTA MARIA CAPUA VETERE - Sono stati ascoltati, questa mattina, davanti alla Corte di Assise, i tre del processo per l'omicidio di Katia Tondi, la mamma che venne uccisa nel 2013 nella sua abitazione a San Tammaro. Si tratta del medico, dell'infermiera e dell'autista del 118 che per primi giunsero sul posto subito dopo il delitto scoperto dal marito della donna, Emilio Lavoretano di Santa Maria Capua Vetere, e unico imputato per l'uccisione della donna.
Il medico, la dottoressa Quaranta, ha affermato che, al suo arrivo, non notò alcuna rigidità muscolare, che il torace era caldo, mentre gli arti freddi e un segno che lei pensò potesse trattarsi di una cinghia con la quale la mamma potrebbe essere stata soffocata. Anche l'infermiera Albano, che giunse insieme alla dottoressa, è stata ascoltata e dalle sue dichiarazioni è emerso che quel giorno non vide il volto della donna, ma che si soffermò solo sul cadavere e, a differenza di quanto dichiarato dal medico, ricorda che il torace della donna fosse freddo. Un elemento importante ai fini del processo per stabilire con più precisione l'orario della morte. Inoltre ha dichiarato di ricordare la presenza del padre di Emilio Lavoretano che inveiva contro i ladri ed il malore che colpì la moglie di quest'ultimo. Per ultimo è stato ascoltato l'autista dell'ambulanza intervenuta che ha dichiarato di essere rimasto pochissimi minuti all'interno dell'abitazione dove giaceva il corpo della mamma e di ricordare solo il particolare della borsa della donna a terra. Il processo è stato poi aggiornato per ascoltare alcuni funzionari di polizia che parteciparono alle indagini.