Politica

LA NOTA MADDALONI. De Filippo non giochi con le parole. Se deve essere governo di salute pubblica, la pianti di chiamarsi i consiglieri uno per volta. Questa città va riscattata dalle sue infinite miserie

Stiamo mettendo un pò meglio il naso nelle vicende cittadine cercando di ascoltare anche qualche fonte non direttamente impegnata con le diverse fazioni in campo. Poi vi racconteremo meglio anche la vicenda del notaio di ieri


MADDALONI - L'involucro sarebbe elegante ed accattivante, il contenuto no. O meglio, il contenuto è materiale dozzinale, una solfa vista e rivista in centinaia e centinaia di occasioni. Questo filtra da ambienti vicini a Giuseppe Razzano, candidato sindaco del centrosinistra, sconfitto al ballottaggio.

In effetti, fino ad ora anche noi ci siamo limitati a parlare genericamente della proposta formulata dal neo sindaco di minoranza, Andrea De Filippo, di costituire un governo di salute pubblica, cioè aperto al contributo di tutte le forze politiche che hanno partecipato alle ultime elezioni.

Ma non abbiamo mai approfondito le modalità attraverso cui questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto.

E' arrivata l'ora di porci anche noi questo problema, chiedendo magari a De Filippo quale sia il metodo che sta utilizzando per cogliere
un risultato di trasparenza. Se si parla infatti di un governo di salute pubblica, il metodo per arrivarci non può essere insalubre, se l'involucro è esteticamente gradevole declinando la formula del "tutti insieme per Maddaloni", il contenuto non può non essere rappresentato da un meccanismo ortodosso e concretamente trasparente.

Domanda: il perseguimento di questo fine, apparentemente nobile, di non riconsegnare la città ad un nuovo tempo di sospensione e a un nuovo freddo commissariamento, può prescindere dal coinvolgimento di Giuseppe Razzano, che sarà pure uscito con le ossa rotte dal ballottaggio, ma è stato pur sempre il leader della coalizione di centrosinistra, il candidato sindaco sconfitto da Andrea De Filippo?

Sconfitto, non a furor di popolo perchè diciamocela tutta se il risultato di Giuseppe Razzano ha fatto schifo, quello di De Filippo ha fatto quasi schifo. Nel confronto tra due debolezze, ha avuto la meglio, volendo fare un gioco di parole, la debolezza meno debole.

Cavolo, poco più di 6 mila voti contro 5 mila è un risultato da paesino con 3 piazze e 4 baretti, non certo della terza o quarta città della provincia di Casetta che, del ballottaggio e dei suoi candidati, se n'è altamente impippata.

A maggior ragione, al di la dell'ortodossia di una struttura di governo che il 50 e rotti per cento del ballottaggio prova a costruire per
superare il problema molto serio di una maggioranza consiliare che non c'è, non per un evento sfortunato ma perchè il popolo sovrano, nel caso del primo turno molto più copiosamente presente alle urne, ha definito diversamente; dicevamo, al di la di ciò, della necessità, cioè, di coinvolgere giocoforza se si vuol costruire veramente un governo di salute pubblica, il competitor principale, questo passo diviene ancor più cogente al di la, anche al di fuori delle regole non scritte del bon ton politico e istituzionale proprio perchè De Filippo non ha sovvertito il risultato del primo turno al punto da ottenere un plebiscito di popolo, un 70, un 80 per cento, non è riuscito a portare 15 mila, 16 mila, 17 mila maddalonesi a votare per lui.

E questa rappresenta una specificità del caso Maddaloni che non può essere nè trascurata, nè tantomeno ignorata.

Per cui, deve necessariamente mettere al bando ogni furbizia politicante, provando a non rovinare, attraverso l'uso strumentale e meramente peloso della stessa, la nobile forma del governo di salute pubblica. Perchè questa si fa alla luce del sole. Abbiamo letto da qualche parte che De Filippo, alla grillinamaniera. ipotizza di mandare in diretta streaming le sue trattative. Bene, il primo incontro che deve fare è quello con Razzano.

Semplicemente perchè Razzano è colui che ha partecipato al ballottaggio risultando sconfitto, ma continuando a tenere dalla sua parte una maggiornaza politica in consiglio comunale.

Se il metodo, invece, è quello delle chiamate personali, delle chiacchiere aum aum con i vari Sferragatta, con il singolo consigliere comunale eletto, questo appartiene alla vecchia politica, quella definita del mercato delle vacche. De Filippo lo può anche fare, ma deve evitare di utilizzare formule come quelle del governo di salute pubblica che necessitano dell'adozione di un metodo inscindibile dalla sostanza dell'obiettivo che viene enunciato.

Un governo di salute pubblica parte, assolutamente e inderogabilmente, dal riconoscimento reciproco del ruolo politico di ogni attore dotato di consenso democratico.

Per cui, Razzano deve riconoscere la vittoria al ballottaggio di De Filippo e il suo pieno diritto di ricoprire, fino a quando la legge glielo consentirà, la carica di sindaco; De Filippo deve, da parte sua, riconoscere a Razzano il ruolo di competitor sconfitto al ballottaggio, ma soprattutto di capo della coalizione politica che è riuscita a superare, al primo turno, la soglia del 50%, aggiudicandosi, così, la maggioranza in consiglio comunale.

Perchè il mercato delle vacche, come la storia insegna, non ha mai portato a nulla di buono, soprattutto per le comunità amministrate. Il mercato delle vacche espone i sindaci a necessità di tipo clientelare che i tempi nuovi della politica, i tempi nuovi di una provincia in cui c'è un giornale come il nostro che, com'è ben risaputo a Maddaloni, i sindaci che fanno i reati e rubano contribuisce a farli andare in galera, non consentono più di realizzare.

Il mercato delle vacche significa sottoscrivere un quintale di cambiali che poi non sarà possibile scontare. Il mercato delle vacche è un
equilibrismo quotidiano che stressa e logora i sindaci, i quali, per dirla in maniera semplice, trascorrono le loro giornate ad "apparare"
quel consigliere per poi doversi preoccupare il giorno dopo della scontentezza o delle rinnovate richieste di un altro consigliere, il quale, avendo un voto ad altissima utilità marginale, in considerazione dell'esiguità dei numeri di maggioranze costruite in questo modo, è portato ad approfittarne.

Se De Filippo crede di rabberciare una maggioranza con 13 o 14 consiglieri, ripetendo operazioni come quella realizzata con il solito Luigi Bosco e con Iacobelli, il suo cammino sarà un'autentica via crucis. E una via crucis sarà anche per la città di Maddaloni che ha un solo modo per riscattarsi: rendere trasparenti i processi della sua politica, bandendo ogni giochino e ogni raffazzonata strategia dei troppi improvvisati Richelieu che hanno affollato e affollano i quartier generali dei protagonisti di queste elezioni.

G.G.