Cronaca Bianca

MADDALONI. Diego Montella da oggi tenente dei carabinieri. Il giusto premio al detective che ha fatto piangere molti politici. Per sbarazzarsene, Pasquale De Lucia e la Di Giunta, scomodarono il Governo

Diego Montella

E%u2019 stato l%u2019unico maresciallo campano ad avere la promozione ad ufficiale nell%u2019ultimo concorso


MADDALONI (Gianluigi Guarino) – Diego Montella ha giurato stamattina da ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, assumendo il grado di tenente. Si tratta della normale evoluzione di una carriera che, vivaddio, in questo Paese esiste qualche rara isola felice della meritocrazia, com’è senz’altro l’arma dei carabinieri, ha fornito alla terra casertana un contributo di altissimo profilo, di ponderosa e preziosa testimonianza etico-professionale, alle ragioni di una legalità, che qui a Caserta, rappresenta un’eccellenza solamente nei discorsi, nei comunicati stampa e nei vari defilè dialettici, popolati da centinaia, anzi da migliaia predicatori del bene e di razzolatori del male che, purtroppo, vengono annoverati anche nelle fila dei cosiddetti servitori dello Stato.

Il tenente Montella, da maresciallo operoso ed operativo, prima all’interno del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Maddaloni, poi al comando della stazione della stessa città ha dimostrato con i fatti e non con le chiacchiere, la sua capacità questa sì una vera e propria eccellenza, che ci piace definire per l’appunto, allo stesso tempo, operosa ed operativa.

Montella ha consegnato all’autorità giudiziaria alcune indagini, due in particolare, quella sulla tangentopoli maddalonese e quella sulla tangentopoli sanfeliciana talmente precise, ricche di riscontri e di una tensione investigativa tradotta in prove provate, da consentire, in maniera relativamente comoda, agli organismi inquirenti e requirenti della Magistratura, cioè Procura e Tribunale, di trovarsi in condizione di poter scrivere atti tanto inoppugnabili, tanto inattaccabili da costringere uno degli imputati simbolo, l’ex sindaca di Maddaloni Rosa De Lucia, di dichiararsi rea confessa andando a patteggiare una condanna definitiva e inappellabile.

Non è da tutti sviluppare le indagini avendo chiaro nella propria testa e nel bagaglio delle proprie conoscenze, quali siano le necessità che devono accompagnare la ricerca degli indizi e poi delle prove da parte di un investigatore, in modo che questi diventino strumenti di indiscutibile e palmare configurazione della verità già prima che il dibattimento si apra.

Diego Montella, dunque, insieme a tutti coloro che nella compagnia carabinieri di Maddaloni lo hanno affiancato, a partire dal capitano Puca che la compagnia ha comandato per 4 anni e che da pochi giorni l’ha lasciata, ha dimostrato di avere qualità, ma anche di possedere il dono dell’infaticabilità. E allora lo scriviamo per la terza volta, operativo ed operoso.

Un cagnaccio in grado di mordere le caviglie dei politici e dei burocrati ladroni su cui ha indagato, i quali, non a caso, hanno tentato di sbarazzarsi di lui chiedendolo espressamente al sottosegretario Gioacchino Alfano, raggiunto nel suo ufficio dall’allora sindaco di San Felice a Cancello, Pasquale De Lucia e di colei che è stata la sua ombra per anni e anni, cioè la castellana di Castel Volturno Rita di Giunta.

Ma lo Stato, l’arma dei carabinieri, la magistratura hanno fatto scudo, hanno difeso il lavoro di Diego Montella che oggi, dunque, riceve il giusto premio che uno stato di diritto ha il dovere di offrire ai suoi uomini e alle sue donne migliori, cioè a coloro che l’Italia, e l’Italia meridionale in particolare, provano ad aggiustarla, districandosi nel ginepraio della corruzione densa e diffusa e nuotando in autentici merdai com’è senz’altro quello rappresentato dalla provincia di Caserta, nella magna pars delle sue espressioni istituzionali dentro e fuori dagli enti locali. Diego Montella è stato l’unico maresciallo campano ad essere promosso ufficiale in questa tornata concorsuale. Abbiamo citato le due indagini fondamentali, di cui il neo tenente è stato protagonista. Ma diverse altre ce ne sono state, pure ragguardevoli anche se non contrassegnate dalla stessa cifra mediatica.

Ad esempio, ricordiamo i 19 arresti per spaccio a San Marco Trotti e Santa Maria a Vico; diverse ordinanze sulla connection tra clan Belforte e camorra maddalonese, sia sul fronte estorsioni che sul fronte droga. E ancora, l’arresto a Reggio Emilia di Alessandro Zampella per l’omicidio Correra.