I dipendenti denunciano lo sfruttamento e Michele Fontana, Re dei rifiuti con le imprese sotto sequestro, viene a sapere tutto

27 Novembre 2025 - 12:49

Abbiamo potuto leggere un documento ufficiale, un verbale scritto e firmato da due agenti di polizia giudiziaria rispetto alla reazione dell’imprenditore dopo la scoperta che dei suoi dipendenti di una società sotto sequestro avevano rilasciato dichiarazioni su presunte gravi irregolarità

VILLA LITERNO – Torniamo a parlare dei rapporti di lavoro e anche personali tra l’imprenditore del settore dei rifiuti, Michele Fontana, spesso aggiudicatario di commesse Gisec, società provinciale dei rifiuti, e fratello di Nicola, attualmente in carcere per spaccio internazionale di droga, e i dipendenti di una delle sue imprese, finite sotto sequestro preventivo, richiesto dalla DDA di Napoli.

Società, beni mobili e immobili dal valore di 50 milioni di euro, da un anno circa sotto controllo del tribunale Misure di prevenzione di Santa Maria Capua Vetere e gestite da amministratori giudiziari. Le proprietà dei fratelli sono state congelate perché, secondo l’Antimafia, Nicola Fontana era imprenditore di riferimento degli uomini di Michele Zagaria, mentre il fratello, Michele Fontana, avrebbe condiviso quelle che i pm definiscono strategie illecite con Nicola.

Domenica scorsa vi abbiamo dato notizia in esclusivaCLICCA E LEGGI – dell’indagine dei carabinieri rispetto all’ipotesi di uno sfruttamento dei lavoratori, articolo 603 del codice penale, i quali sarebbero stati sottopagati, senza poter usufruire di ferie e permessi, con irregolarità anche per quanto riguarda le buste paghe e la reale somma del bonifico.

Oggi, invece, facciamo un passo in più e parliamo di cosa sarebbe successo dopo le ispezioni dei carabinieri e dell’Ispettorato del lavoro in una delle aziende sequestrate a Fontana. L’imprenditore liternese era a conoscenza delle denunce fatte dai lavoratori, cosa che ha messo in difficoltà quei lavoratori che, raccontando cosa è avvenuto per anni nella società, o quantomeno, la loro versione della storia, si sono ritrovati faccia a faccia con un Michele Fontana non certo contento delle parole rilasciate agli investigatori.

Da quello che emerge da un rapporto ufficiale di cui CasertaCe ha potuto prendere visione, essendo atto pubblico e a disposizione del tribunale e della difesa, Michele Fontana, tornato da un appuntamento proprio al tribunale di Santa Maria Capua Vetere per motivi giudiziari esterni alla vicenda del sequestro, si sarebbe rivolto ai lavoratori spiegandogli che di quelle parole, di quelle denunce fatte durante lui sapeva tutti, arrivando a mostrare persino una cartella con documenti identici a quelli usati durante gli accertamenti. La situazione ha inevitabilmente creato dispiacere e malessere in quei lavoratori che avevano mostrato quelle irregolarità – al momento presunte – che dovevano sopportare.

E a proposito di sopportazione, ci sono lavoratori che, visti come dei delatori, stanno vivendo un grande stress psicologico, connesso al fatto che determinate dichiarazioni che avrebbero dovuto avere natura privata, sono state divulgate proprio all’imprenditore literenese perché inserite nel procedimento ai suoi danni.

Michele Fontana sapeva tutto delle denunce dei suoi dipendenti e addirittura aveva la cartellina con i documenti. Una circostanza che gli agenti di polizia giudiziaria che hanno redatto questo verbale accolgono loro stessi con stupore e incredulità.

Questi termini non sono buttati lì a caso. Le cose che Michele Fontana conosceva sulle dichiarazioni dei lavoratori era qualcosa di molto specifico, evidentemente, se ha lasciato di stucco addirittura i militari, i quali ci hanno tenuto a specificare quella loro reazione ai fatti in maniera meno formale, inserendola in un documento ufficiale inviato ai superiori e in procura.

Attenzione, essendo un atto inserito al processo relativo alla confisca delle società, Michele Fontana i suoi avvocati avevano tutto il diritto di leggere questi documenti. Evidentemente, i carabinieri non ne erano a conoscenza, oppure non sono stati totalmente d’accordo con la scelta del tribunale.