TUTTE LE FOTO. ALLEVAMENTO HORROR. Bufale morte, decapitate e date in pasto ad altri animali. ECCO DOVE
15 Febbraio 2026 - 10:14
SAN TAMMARO – Un controllo della Polizia Provinciale di Caserta ha portato alla luce una situazione agghiacciante in un allevamento di bufale situato in località “Demaniale”, nel comune di San Tammaro. Gli agenti, coordinati dal colonnello Biagio Chiariello, si sono trovati davanti a un vero e proprio scenario da incubo, con carcasse di animali abbandonate e utilizzate come cibo per cani e animali selvatici.
Secondo quanto ricostruito, il proprietario dell’allevamento, un uomo di San Cipriano d’Aversa già noto alle forze dell’ordine, avrebbe smaltito in modo illecito le spoglie dei bufali morti. Gli animali venivano decapitati e i loro corpi lasciati marcire al sole o, peggio, gettati in pasto ad altri animali. A poca distanza dall’azienda, i vigili hanno scoperto un’area di circa mille metri quadrati trasformata in un autentico cimitero di bestiame, con resti in avanzato stato di decomposizione, tra cui crani, mascelle e ossa lunghe.
Ma non è finita qui. Gli agenti hanno accertato che i liquami prodotti dagli animali – come letame, urine, acque di lavaggio e residui di cibo – venivano sversati direttamente sul terreno, senza alcun trattamento, contaminando il suolo e le falde acquifere. Il tutto in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico, a due passi dalla nota discarica “Maruzzella”. Per questo motivo, sono già partite le segnalazioni agli uffici competenti per verificare se ci siano anche abusi edilizi che potrebbero portare alla demolizione di eventuali strutture abusive.
Durante il sopralluogo, l’allevatore ha tentato di opporsi al sequestro, ma senza successo. Gli agenti hanno inoltre scoperto che nell’azienda lavoravano tre operai di origine indiana, risultati completamente in nero. Per questo, sono in corso ulteriori accertamenti per verificare se si tratti anche di caporalato, una piaga purtroppo diffusa nel settore agricolo e zootecnico.
Data l’enorme estensione dell’area, circa 30 mila metri quadrati, le forze dell’ordine si sono avvalse del supporto dei militari dell’Esercito Italiano e del personale sanitario dell’ASL. Al termine delle operazioni, l’intero sito è stato posto sotto sequestro e il titolare denunciato alla Procura di Santa Maria Capua Vetora. Le accuse sono pesantissime: reati ambientali, violazioni delle norme sulla tutela degli animali e resistenza a pubblico ufficiale.




