Imprenditori casertani condannati per traffico di rifiuti. Ma i giudici della Cassazione cambiano la storia per suocero e genero

23 Febbraio 2026 - 18:20

VILLA LITERNO – La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato dagli imprenditori F.T., 71 anni, e T.A., 43enne, titolari di un’azienda di rottami con sede a Villa Literno, coinvolti nella nota operazione “Medusa” del 2014. L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, aveva portato alla luce un presunto traffico illecito di rifiuti.

I due, difesi dall’avvocato Marco Ucciero, erano stati condannati in primo grado dal GIP Zullo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a un anno e sei mesi di reclusione. Pena confermata in appello lo scorso 14 ottobre dinanzi alla Quinta Sezione.

La svolta è arrivata in Cassazione. Il Procuratore Generale aveva inizialmente chiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Tuttavia, la Corte ha deciso diversamente per i due imprenditori: ha disposto l’annullamento con rinvio del processo limitatamente alla loro posizione. Una decisione che rappresenta un importante risultato per la difesa, che aveva sollevato vizi procedurali e di merito.

Diversa la sorte per gli altri coimputati, difesi da altri legali: per loro la Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso, confermando di fatto le condanne di secondo grado e la condanna al pagamento delle spese processuali. Ora per F.T. e T.A. si riaprirà un nuovo capitolo del processo in sede di rinvio, con la speranza di un diverso epilogo.