Ristorante etnico in pieno centro a MARCIANISE punta la cappa contro un’abitazione: “Abbiamo una bambina piccola, non possiamo aprire le finestre da anni”

17 Maggio 2026 - 11:00

MARCIANISE – Con il ritorno del caldo torna anche il disagio per alcuni residenti del centro storico di Marcianise. È la denuncia di un cittadino che racconta una situazione che definisce “intollerabile” legata ad un’attività di ristorazione etnica presente in via Quercia.

Secondo quanto segnalato, il problema sarebbe rappresentato da un impianto di aspirazione dei fumi ritenuto non adeguato e fonte continua di cattivi odori che invaderebbero le abitazioni circostanti, soprattutto nelle ore serali.

“Appena arriva il primo caldo – racconta – nasce la necessità di aprire le finestre per cercare un po’ di fresco. Purtroppo, anche quest’anno, a casa mia questo non è possibile”.

Nel mirino del residente una cappa di aspirazione “posizionata orizzontalmente verso le abitazioni, anziché convogliare i fumi verticalmente oltre i fabbricati circostanti”. Una situazione che, a suo dire, provocherebbe “odori nauseanti che chiunque sia passato almeno una volta per via Quercia conosce benissimo”.

La vicenda, assicura il cittadino, sarebbe stata più volte segnalata alle istituzioni. “Ho inviato PEC al Comune, agli uffici competenti, all’ex sindaco e all’attuale commissario prefettizio. Ho anche evidenziato che in quella casa vive una bambina piccola”.

Ma, sempre secondo quanto riferito, non sarebbe arrivata alcuna risposta. “Nessun riscontro, nemmeno negativo. Il nulla assoluto”, denuncia.

Il residente punta poi il dito contro le amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni: “In questi giorni sentiamo parlare di rigore, decoro urbano e rispetto delle regole. Eppure questa attività si è insediata proprio durante quelle amministrazioni e nessuno è mai intervenuto concretamente”.

Infine l’annuncio di nuove segnalazioni agli enti competenti. “Trasmetterò nuovamente tutta la documentazione ad ARPAC, NAS e Prefettura, nella speranza che qualcuno ritenga doveroso fornire un riscontro ad un cittadino che chiede soltanto di poter vivere serenamente dentro casa propria”.