AVERSA. E chi è, Rockefeller? Ferdinando Canciello “si è comprato” anche i 118mila metri quadrati dell’ippodromo Cirigliano. E i capannoni “di ciardulli”….

4 Agosto 2022 - 12:17

Ormai la città è divenuta un pozzo dei desideri in avanzato stato di trasformazione in realtà. Il tutto, mettendo insieme norme nate con ben altri presupposti e che qui vengono incrollate ad arte per creare una sorta di Puc parallelo, che funziona grazie a due firmette messe all’ufficio tecnico, su spericolate convenzioni

 

AVERSA (g.g.) – Sta succedendo letteralmente di tutto in questa torrida estate aversana. Quelle di agosto, poi, sono settimane, che tornano tradizionalmente buone per realizzare “certe operazioni” in un contesto in cui le già usuali, croniche carenze di attenzione, di consapevolezza, la deroga, costante fino all’abdicazione, del proprio ruolo di cittadino, costitutore in quota parte della formazione della cosiddetta opinione pubblica, sono aggravate ulteriormente dall’immancabile  “sciogliete le righe” vacanziero.

L’abbiamo

capito già da qualche mese e l’abbiamo anche scritto: si chiamano a raccolta strumenti normativi nati per rafforzare l’economia dei territori e li si applicano tutti insieme, come succede in quella padelle a cui si affidano i propri sensi di colpa alimentari, cuocendo l’olio tutto insieme con agli ortaggi in modo da evitare il pur meraviglioso quanto pornografico per stomaco e fegato, fritto integrale.

Un

miscuglio che nel caso di Aversa però, associa strumenti normativi spesso disancorati l’uno dall’altro, con il risultato di tradire le motivazioni di fondo e anche quelle contingenti, per cui sono stati posti nella disponibilità dei Comuni.

Una sorta di mostro partorito in casa e in grado di creare un Puc parallelo pronto immediatamente per l’uso, senza stare ad attendere quello ufficiale e le sue procedure complicate. Le convenzioni che vengono elaborate e anche già firmate nell’ufficio tecnico, governato dal ben noto Raffaele Serpico, uscito dalla rinomata scuola di Nicola Golia, sono esattamente quello che sono: strumenti di saccheggio, un modo per riportare le lancette della storia a 70 anni fa, quando non esistevano i piani regolatori e tanta terra fu mangiata dal cemento, quello raccontato spietatamente dal leggendario film di Francesco Rosi, che utilizziamo concettualmente nell’editoriale contenente una nostra riflessione su questi fatti (CLIKKA E LEGGI DALLE 12.25).

In questi giorni, sepolto il commendatore Stabile, suo storico proprietario, si va perfezionando la compravendita dell’ugualmente storico ippodromo Cirigliano. Ben 118mila metri quadrati che oggi potrebbero ospitare, piano regolatore vigente alla mano, solo un ippodromo o un altro impianto sportivo, domani chissà.

Ma siccome l’acquirente si chiama Ferdinando Canciello, l’uomo che ha trasformato l’acronimo Asi, da Area di Sviluppo industriale ad Area di sviluppo immobiliare, l’unico fatto certo è che non sarà trasformato in parco urbano.
Sempre in quella zona, si assiste al ritorno in grande stile di un imprenditore, Iuliano, che ha vissuto anni piuttosto complicati e non fortunatissimi anche in società con il costruttore edile luscianese Francesco Emini, cognome sicuramente ancora più noto, essendo stato dentro, recitando varie parti, con diversi ruoli, in più di una vicenda giudiziaria, la più importante sicuramente quella che ha portato al processo a carico di Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli dell’ancora  in carica (per poco) senatore Luigi Cesaro, riguardante le gare d’appalto per il Pip di Lusciano, aggiudicate secondo l’accusa, illegalmente agli stessi Cesaro dall’amministrazione comunale, guidata al tempo dal sindaco, Isidoro Verolla, su pressione di Nicola Ferraro, che, per chi ancora non lo conoscesse, è l’imprenditore del settore dei rifiuti, patron di Eco Campania società che secondo i processi, anche secondo quelli passati in giudicato, era costantemente favorita dal rapporto diretto che Ferraro aveva con il clan dei casalesi, con la famiglia Schiavone in particolare.

Questa operazione sarebbe stata consumata a scapito di altri imprenditori, che a differenza dei Cesaro, possedevano i requisiti per aggiudicarsi la gara e tra loro c’era proprio Emini.

Iuliano ha acquistato una proprietà da tutti conosciuta ad Aversa come quella dei capannoni “di ciardulli”. Si trova di fronte all’ospedale Moscati nei pressi del noto ristorante Donna Elisa. Si tratta di una zona D, dunque una zona industriale, una zona della trasformazione, una zona dedicata alle attività produttive e non ad altro.

Se è vero che il Piano Casa consentiva e consente la trasformazione in zona B, cioè in area residenziale, delle aree che hanno ospitato capannoni industriali totalmente dismessi da almeno 5 anni, va detto che il comune di Aversa a suo tempo, con una delibera del consiglio comunale, quando, evidentemente questa vena orgiastica che domina la scena di questi mesi, non si era ancora impadronita dei politici locali, aveva espressamente negato l’adesione a questa particolare possibilità offera dal Piano Casa. 

Ma siccome, Iuliano è un altro che non compra per buttar via soldi, soprattutto lui che è reduce da un periodo difficile, magari, chissà, l’assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica Marco Villano, vero artefice di tutto questo, va a scartabellare nei cassetti e non trova più questa delibera.

Vi abbiamo citato semplicemente due casi su cui sicuramente torneremo a scrivere con dettagli e retroscena. Due casi tra i tanti. Dunque, chiudiamo l’articolo, con la stessa formula che utilizziamo all’inizio dell’editoriale di commento (CLIKKA E LEGGI DALLE 12.25): ce ne saranno di cose da scrivere su Aversa in questo agosto!