CAPANNONI & MILIARDI, L’IMPERO DEI CANCIELLO. Ecco le prove che il permesso per i 250 mila mq è stato chiesto da una società diversa da quella che ha comprato i terreni

5 Agosto 2019 - 18:55

CARINARO (gianluigi guarino) – E che vuoi che siano 70 mila, 80 mila, 100 mila o 150 mila euro all’anno di costi reali, sostenuti solo per tenere vive le 44 società appartenenti al medesimo ceppo familiare? Che vuoi che siano per questi nuovi ricchi? Ricchi al punto da non conoscere più nemmeno con precisione il valore del proprio patrimonio e l’estensione delle proprie terre, più ampie di quelle di un latifondista sudamericano o centroamericano di fine Ottocento, e su cui hanno costruito a colpi di speculazioni immobiliari, con una moltitudine di capannoni edificati e poi venduti o fittati utilizzando le accoglienti braccia dell’Asi di Caserta e di qualche comune ricadente nel perimetro di quello che abbiamo definito il “triangolo industriale” di Gricignano, Carinaro e Teverola.

Non sappiamo se in Italia esiste un caso uguale o anche solo simile. Quarantaquattro società, tutte denominate Marican e differenziate da qualificazioni settoriali più o meno reali, comunque definite, molto alla buona, in verità, nei diversi oggetti sociali. Oppure diversificate, una volta esauriti tutti i settori produttivi tradizionali e anche l’onomastica di quelli dell’economia moderna, da numeri cardinali più o meno progressivi. Quarantaquattro società costano tanto, ma proprio tanto. Non, evidentemente, per la famiglia Canciello che le tiene quasi tutte in vita, tranne un paio.

L’incastro è il seguente: la Marican Holding possiede il 100% delle altre Marican, o almeno di quelle più attive, le amministra Ferdinando “Nando” Canciello, l’imprenditore estroso e amante delle tinte naif, dei lustrini in stile Las Vegas. Uno che bisognerà presentare degnamente al grande Roberto D’Agostino, in modo che venga inserito in pianta stabile nella rubrica più antica di Dagospia: “Cafonal”.

Un inserimento a cui Nando Canciello, che abbiamo simpaticamente definito (per restare in tema) “Gallo Cedrone”, potrà realizzare se, magari, sceglierà di vivere un po’ di più a Roma dove D’Agostino, novello paparazzo del trash, trova e racconta le sue storie. Per essere introdotto nella Capitale potrà ben utilizzare l’aiuto e la consulenza dei due suoi grandi amici Stefano Graziano e una romana quasi doc com’è diventata Raffaela Pignetti, presidente dell’Asi di Caserta. 

Ma a cosa possono servire 44 società con 44 partite Iva e 44 oggetti sociali? Se interroghi un commercialista preparato, ti dirà che oggi non servono a un tubo, trattandosi di un modello di relazione, un modo di rapportarsi all’attività imprenditoriale antico, sorpassato, obsoleto.

L’idea di frazionare il rischio, nel 2019, costruendo 44 soggetti giuridici a responsabilità limitata significa proprio che i Canciello di soldi ne hanno così tanti da potersi consentire il lusso di buttarli. Trent’anni fa, forse, tutto ciò aveva un senso. Perché 30 anni fa non c’erano gli strumenti di controllo e di verifica di oggi. Nel 2019 non si ragiona più in termini di singola persona giuridica, di singolo soggetto giuridico e in termini di addizione tra singole società. L’attività d’intelligence, i sofisticati strumenti tecnologici utilizzato, l’accresciuta preparazione dei corpi di polizia tributaria fanno sì che ognuna di queste strutture apparentemente singole convergano nella convinzione dell’unica identità, di un manovratore, di un moltiplicatore di partite iva, insomma di un unico “soggetto economico”.

Definizione, quest’ultima, che si è affermata negli ultimi vent’anni quando è stato sempre più semplice di accedere ad una qualsiasi banca dati, all’interno della quale, inserendo un nome, un cognome, un qualsiasi cittadino, un qualsiasi utente della rete può facilmente verificare di quali e di quante società quel nome e quel cognome è titolare in termini di potere di legale rappresentanza.

Resta solo la megalomania, che giusto un pizzichino quasi invisibilmente, impalpabilmente, sembra accompagnare la vita e le opere dei Canciello. per carità, sciocchezze. Un boulevard di palme americane di tipo Washington. Centinaia di piante, con l’idea (forse) di trasformare l’area industriale di Teverola in una sorta di Sunset Boulevard. Una Ferrari, una Bentley, una super-Audi. Insomma, roba sobria che nulla a che fare con la megalomania, al pari di quel baretto tradizionale, di 2/3 mila mq, piccolo ma generoso nella sua espressione architettonica, che pure molto pacatamente i Canciello hanno chiamato Luxory, apripista di un albergo a 5 stelle che al confronto il Caesars Palace di Las Vegas sarà ridotto alla stregua di un affittacamere.

Ne hanno fatte tante di società i Canciello che neppure loro se ne ricordano più. Tante, al punto di farli sbagliare. Di questo sono convinti, o almeno erano convinti fino a quando, inopinatamente (ma non per noi che sapevamo bene come sarebbe andata a finire), il ricorso al Tar di una delle comproprietarie dei famigerati 200 mila e passa metri quadri di Carinaro è stato ritirato, gli avvocati della signora Eleonora Argo, i quali così scrivono alle pagine 4 e 5 del citato ricorso finalizzato a revocare quell’autentica porcheria realizzata dall’allora commissario prefettizio Luigi Palmieri, il quale, con i poteri del consiglio comunale, ha definito una variante al Piano regolatore che, allo stato delle cose, permetterà ai Canciello di guadagnare altri centinaia di migliaia di euro con l’insediamento del famoso polo logistico.

Lo scrutinio della documentazione afferente l’intervento, infatti, disvela come il soggetto titolare della proposta sia la società Marican Vega 32 […]. Quest’ultima si qualifica più esattamente quale soggetto richiedente il permesso a costruire. […]. Tuttavia, detta società non è titolare, sul piano dominicale, di alcun diritto sull’area fatta oggetto dell’intervento progettato, appartenendosi quest’ultima, così come emerge dalla documentazione, alla rincorrente Argo Eleonora, ai di lei germani Argo Rossana e Vincenzo, tutti per eredità della loro defunta genitrice, nonché (per i restanti 2/3) alla Marican Agricolture Società Agricola, per acquisto fattone mercè atto di compravendita a ministero del Notaio dott. G. Giuliano, in data 31.10.2016.”

Effettivamente, Marican Agriculture è una società esistente e standardizzata con il metodo Canciello. Nel senso che il 100% delle sue quote è nelle mani di quella che dovrebbe essere la società madre, cioè la Marican Holding, mentre l’amministratore è (il più volte citato) Nando Canciello. Esattamente sovrapponibili, ma limitatamente alle declinazioni identificative, sono i dati della Marican Vega 32, cioè il soggetto giuridico che ha materialmente presentato nel giorno della vigilia di Natale dell’anno scorso la richiesta di permesso a costruire in deroga e che ha ottenuto una pressoché immediata attivazione della procedura, per mera combinazione, la mattina della vigilia del 1° gennaio, cioè nel giorno di San Silvestro, perfezionando una plastica doppietta Natale-Capodanno, che già da sé fa capire tanto.

La partita iva della Marican Agriculture è la seguente: 037…, la partita iva di Marican Vega 32 è la seguente: 043… La sede delle due società è la medesima: Teverola, via Consortile Asi. Il documento ufficiale a cui gli avvocati di Eleonora Argo fanno riferimento è l’atto notarile rep. n°1807.

Siamo d’accordo, e lo chiediamo prima di tutto ai Canciello, sul fatto che, ammessa e non concessa la circostanza che si sia trattato di un lapsus, un errore, l’intera procedura che ha portato alla pesantissima approvazione della variante al piano regolatore vada a questo punto azzerata per un marchiano difetto di “legittimazione attiva”?

Perché se non siamo d’accordo su questo allora chiudiamo il libro. Il diritto amministrativo o il diritto tout court ce lo mettiamo sotto ai piedi e continuiamo a muoverci come succede in queste zone allo stesso modo in cui ci si muoveva nell’Uganda di Amin.

L’articolo potrebbe già terminare qui, anzi potrebbe già terminare questa seconda fase della lunga inchiesta giornalistica che stiamo dedicando alle vicende opache relative allo sfruttamento delle terre appartenenti al perimetro dell’Asi o a quelli dei comuni che ne rappresentano la spina dorsale, e invece non ci fermiamo e domani vi racconteremo un altro paio di cosette interessanti sul punto di partenza di questa operazione che, in pratica, consente ai Canciello di arrivare al comune di Carinaro dopo aver ricevuto una “provvidenziale” lettera nella quale l’Asi comunica che…

Infine, andremo a valutare ulteriormente altre modalità a dir poco farneticanti con cui è stato applicato il famoso e per certi versi famigerato articolo 8 del dpr. 160, vero e proprio passepartout che ha consentito all’allora commissario prefettizio Palmieri e al chiacchieratissimo dirigente Davide Ferriello di trovare una modalità sbrigativa per approvare la variante al Prg con il solo passaggio di una conferenza dei servizi.

A proposito: per quanto riguarda Ferriello è opportuno, a questo punto, metterlo al centro del nostro lavoro, perché fino ad ora dovendo operare delle scelte nei nostri approfondimenti l’abbiamo un po’ ignorato, indebolendo o non trasformando in effetto tutte le potenzialità che queste storie di danari hanno quale strumento d’indagine giornalistica. Per cui dovrà essere necessariamente introdotta la figura di Davide Ferriello, cioè del dirigente che è stato protagonista principale fino a qualche mese fa.

QUI SOTTO TUTTE LE PUNTATE PRECEDENTI:

L’INCHIESTA. Un viceprefetto in pensione e il noto Ferriello hanno fatto una variante al Prg, “regalando” 250mila metri quadri al solito Canciello

L’INCHIESTA. I Canciello e la mostruosa speculazione: quanto guadagneranno da quei terreni agricoli trasformati in oro?

UN BUSINESS DA MILIARDI DI EURO. Non è stata la Marican Vega a comprare i 2/3 dei 250 mila mq per Amazon, ma un’altra società. Se è così, il permesso a costruire va cancellato