C’E’ DA USCIRE PAZZI. Abbiamo dimostrato che il progetto dei 250 mila metri quadrati targati Marican-Canciello è illegittimo, avendo lucrato sugli indici del PTCP e in un anno non è successo nulla

17 Giugno 2020 - 17:55

E allora stavolta non ci fermeremo. Domani o dopodomani esamineremo l’ultima parte della relazione di Filippo Fecondo e poi metteremo mano alle planimetrie e ad una serie di irregolarità (forse illegalità) a dir poco clamorose, che hanno contraddistinto questa operazione

CARINARO (g.g.) – A questi qua non bisogna nemmeno concedere il vantaggio di un argomentazione profondamente dettaglia. Perché i vari Canciello, Affinito, Moretti e chi più ne ha, più ne metta sanno che nessuno, neppure i magistrati perennemente afflitti dalla carenza di organico degli uffici inquirenti, si applicheranno più di tanto. E allora occorre mettersi in simbiosi culturale con i territori e i personaggi. Bisogna essere lessicalmente e sintatticamente brutali: il progetto presentato dai Canciello per utilizzare circa 250 mila metri quadrati del comune di Carinaro per insediamenti produttivi, settore Servizi e Logistica, è illegittimo. Anzi, secondo noi, è anche illegale. Poi, le autorità costituite facciano quelle che vogliono. Noi, su queste vicende, per dirle alla Fratacchione: “ci abbiamo buttato il sangue“. Quindi, andiamo avanti e il ditino non lo facciamo brandire a nessuno, rispetto ad un lavoro che riteniamo perfetto e soprattutto rispettoso dei diritti di tutte le parti in causa, a partire di quelle di cui sono titolari i Canciello.

L’anno scorso, precisamente il 21 maggio 2019, abbiamo pubblicato un articolo in cui si è dimostrato, senza tema di contestazione e di smentita che il progetto presentato dai Canciello vìola in maniera anche volgare, smaccata, cialtronesca il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, approvato (se non andiamo errati) 8 anni fa, dall’amministrazione al tempo preceduta da Domenico Zinzi. Quel PTCP prevede all’articolo 67 delle sue norme tecniche di attuazione, la distinzione tra aree industriali e aree destinate ai servizi. Ora, se è stata prevista tale discriminante, vuol dire, e questo vorremmo segnalare all’auotirtà, che esistono sia le aree industriali, sia quele produttive destinate a servizi materiali o immateriali. Questo c’è scritto su un qualsiasi libretto di Ragioneria che tratta di geografia economica, questo soprattutto c’è scritto sul PTCP.

Tant’è vero questo che nello stesso Piano provinciale si prevede che nell’ambito insediativo di Aversa, dunque, nel caso specifico a Carinaro, le aree produttive possano essere incrementate rispetto a quelle già esistenti del 10,9%. Ma siccome le aree produttive si suddividono senza se e senza ma in: aree industriale e aree adibite a servizi, il PTCP ha previsto anche la ripartizione di questo 10,9%. Nel dettaglio, sempre l’articolo 67 carica di un incremento 7,6% il settore industriali e del 3,3% il settore delle aree adibite a servizi. Quanto fa 7,6 + 3,3? 10.9. E quindi non c’è dubbio su quello che il PTCP abbia voluto dire o regolamentare. Filippo Fecondo, che ha firmato il progetto in nome e per conto dei Canciello, ha calcolato la superficie dei famosi 250 mila metri quadrati, secondo tale divisione: 2.295.200 metri quadrati di area produttiva x 10,9%. Se uno arriva da Marte, pensa che i Canciello in quest’area metteranno sia servizi, sia aree industriali, anche se pure in questo caso la procedura non sarebbe ortodossa. Ma i Canciello non vogliono fare ciò. Il progetto è così definito: Realizzazione di un polo logistico per l’e-commerce”.

Non c’è dubbio. Si tratta di servizi, spaccati. E siccome il PTCP ha previsto espressamente un indice numerico per questo tipo di insediamenti, cioè il 3,3%, per quale motivo Fecondo e Canciello “si sono presi” tutto il 10,9% e quindi anche il 7,6% per gli insediamenti industriali che nel progetto non si vede neppure l’ombra.

Ve lo diciamo domani, quando, muovendoci dalla prima parte della Relazione di Fecondo, che abbiamo riproposto oggi a distanza di un anno, ci sposteremo verso l’ultima parte, ma soprattutto ci incammineremo verso un’analisi approfondita di procedure che del progetto rappresentano il titolo fondativo, a dir poco (ma proprio a dir poco) allucinante.

Ne leggerete delle belle, anzi, delle brutte.