ESCLUSIVA ORE 13.40. Ops, Paolo Siciliano mister Pellicano assunse Filippo Capaldo, nipote di Zagaria ed erede designato del boss alla direzione operativa dei suoi supermercati

8 Novembre 2019 - 15:20

MARCIANISE(g.g.) Se ieri, onestamente, abbiamo riconosciuto che, stando ai contenuti di un importante processo di camorra ai danni del clan Belforte, non poteva essere sostenuto con certezza l’assunto di una relazione non chiara tra l’imprenditore dei supermercati Paolo Siciliano e i Mazzacane, oggi abbiamo il dovere, come già annunciato nell’articolo pubblicato 24 ore fa (CLICCA QUI PER LEGGERE) di andare avanti mettendo insieme il piglio e il metodo degli storici, che cercano documenti e li analizzano, e quello del giornalista d’inchiesta, che comunque esprime se stesso attraverso ricostruzioni ancora fortemente connessi all’attualità.

Anche perchè, com’è noto, quando di mezzo ci sono le aggravanti camorristiche, la prescrizione non esiste, come ha potuto sperimentare, giusto per fare un esempio, l’ex sindaco di San Felice a Cancello, ex consigliere regionale, nonchè ex presidente della provincia Pasquale De Lucia, arrestato da un gip su richiesta della dda per fatti commessi anche nel 2009 e contestati 8 anni dopo.

Dunque, il giudice del processo ha scritto quello che ha scritto e che, ripetiamo, potete riconsultare utilizzando il link inserito nelle prime righe di questo articolo. Quell’impostazione del giudice riproduce quello che era il capo di imputazione provvisorio, contestato al boss Gino Trombetta e ad Antonio Gerardi, capozona per San Nicola del clan Belforte, al momento dell’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare. In calce a questo articolo, riproponiamo quel documento attraverso cui si capisce che la dda e il gip lessero l’incendio al supermercato Sofras di Paolo Siciliano in quel di San Nicola come un errore, compiuto da Trombetta che voleva incendiarne, come poi fece qualche sera dopo, un altro che si trovava di fronte, cioè il Di Meglio, per due motivi, uno specifico e uno generale: Di Meglio non pagava il pizzo e il fatto che di fronte ci fosse un altro supermercato che invece pagava la camorra, avrebbe dovuto condire l’attentato di una matrice esemplare.

Poi le cose andarono come andarono e almeno questa impostazione politico-criminale saltò, dato che Sofras che per la camorra era un esempio da seguire, fu per errore incendiato.

Detto questo, però, va aggiunto che sempre nello stralcio della sentenza, viene sottolineato dal giudice che il nome di Paolo Siciliano è presente negli elenchi, sequestrati a Bruno Buttone, degli imprenditori che pagavano.

In poche parole, per il giudice, questa sarebbe una sorta di prova sul fatto che Siciliano fosse una vittima e dunque esistesse un rapporto verticale, di subordinazione tra la camorra e lui e non quell’orizzontalità tipica che invece è stata indagata e provata per Angelo Grillo, divenuto per la legge un camorrista a 360°.

Prima osservazione: anche per colpa di noi giornalisti, l’elenco di Bruno Buttone è stato sempre impropriamente definito. Lì dentro, infatti, non ci sono solo i nomi degli imprenditori vittima di estorsione, ma anche gli altri imprenditori. Anzi, l’obiettivo del ragioniere della camorra, non era certo quello di compilare un elenco che significasse lo status di vittima di chi ne faceva parte. In realtà, Buttone teneva quel registro con l’obiettivo di memorizzare chi pagava. C’era chi lo faceva in quanto estorto, c’era chi lo faceva per altri motivi.

D’altronde, lì dentro, non a caso, oltre al nome di Paolo Siciliano, c’era, ad esempio, anche quello di Angelo Grillo. E questa rappresenta la dimostrazione più evidente di ciò che abbiamo sostenuto sulla non definibilità di ruolo delle persone iscritte in quel registro. Per cui, se questo è valso per Angelo Grillo, non si capisce perchè non debba valere anche per Paolo Siciliano. Pensate un pò che nell’elenco dei nomi c’è anche quello di Salvatore Bizzarro, il quale, per carità, è estraneo, fino a prova contraria, ad ogni relazione impropria. Ma Salvatore Bizzarro è stato un amico d’infanzia di Mimì Belforte, come tutti sanno a Marcianise.

Quindi, anche il suo status di vittima, si manifestava con atti non pesantemente violenti.

E allora, quell’elenco di Buttone non significa nulla per quel che riguarda la classificazione, la codifica di chi ne è parte per quel che riguarda il tipo di rapporto, verticale o orizzontale con la camorra. Insomma, con la stessa franchezza con cui ieri abbiamo dato a Siciliano quel che era di Siciliano, oggi diciamo che “abitare” in quell’elenco, non significa di per sè che Siciliano sia stato necessariamente una vittima.

Ultimamente, grazie sicuramente alle sue capacità, l’imprenditore marcianisano è letteralmente esploso. I suoi supermercati, contrassegnati con il brand Pellicano, sono arrivati addirittura a 700, forse 800 dipendenti. Sono sparsi in tutta la provincia di Caserta e anche, forse soprattutto, ad Aversa e nell’agro aversano.

Essendo un liberale, anche un pò folle, ho deciso di inserire questa informazione alla fine dell’articolo perchè pur essendomi formato una precisa idea su questo fatto, non posso, senza tradire gli ideali in cui credo, considerarlo un elemento per un giudizio definitivo sull’imprenditore Paolo Siciliano.

Ebbene, sapete chi era il direttore operativo di uno o più supermercati del suddetto Siciliano, fino a 4, 5 anni fa? Filippo Capaldo. Sapete chi è Filippo Capaldo? Il nipote di Michele Zagaria; il figlio di Raffaele Capaldo e di Beatrice Zagaria, sorella del boss, a sua volta arrestata, come arrestato è stato anche Filippo Capaldo. Ma soprattutto Capaldo, per quel che raccontano i pentiti e per quel che è scritto nelle ordinanze, è stato individuato a suo tempo dallo zio come suo unico delfino, successore.

In poche parole, se Michele Zagaria non ci fosse stato più, Filippo Capaldo sarebbe diventato il capo.

Poi le cose sono andate in maniera anti ciclica rispetto a questo disegno. E Filippo Capaldo, il primo ottobre di qualche anno fa, fu arrestato di mattina insieme alla zia Gesualda Zagaria ma soprattutto insieme al super architetto, uno dei creatori dei bunker del boss, Carmine Domenico Nocera, residente in via San Carlo a Caserta, implicato nell’indagine sugli interessi della camorra nel parcheggio di quella stessa strada, cliente a suo tempo, di Carlo Marino, oggi sindaco di Caserta che da quell’inchiesta è uscito perchè il pm ha ritenuto che fosse stato tirato in mezzo, con delle bugie, dall’imprenditore Michele Patrizio Sagliocchi, il quale però va detto, certe affermazioni su Marino le fa nella casa in Abruzzo dove si trova agli arresti domiciliari al cospetto dei figli e della moglie.

Ora, può anche darsi che sapesse di essere intercettato con delle cimici, e pur di fregare Marino, abbia inscenato delle vere e proprie commedie alla Edoardo Scarpetta. Però, con tutto il rispetto e la deferenza che possiamo avere per la magistratura inquirente, a noi, da cittadini e da giornalisti, le conclusioni a cui il pm è arrivato per il parcheggio di via San Carlo, non ci hanno mai convinto.

Ora, secondo voi, Filippo Capaldo era uno che aveva bisogno di uno stipendio? Era uno che aveva bisogno di lavorare? In effetti lui lavorava da delfino di Michele Zagaria. Faceva il camorrista. Domanda all’imprenditore Paolo Siciliano: scusi, per quale motivo, lei ha assunto, dandogli un posto di dirigente quello che avrebbe dovuto essere il futuro capo del clan dei casalesi?

Se ci dà una risposta convincente e sensata, noi continuiamo a fare i liberali e, per carità, chiederemo anche scusa a Siciliano per aver dubitato di lui in questo articolo, dopo averlo scagionato di fatto in un altro articolo.

Aspettiamo speranzosi.

 

QUI SOTTO IL CAPO DI IMPUTAZIONE PROVVISORIO