LE ESTORSIONI AI CANCIELLO. Il pizzo a due clan, il muro di gomma opposto dal re dell’Asi ora indagato per favoreggiamento

23 Novembre 2022 - 19:41

Ci soffermiamo sul capo 2 dell’ordinanza che si connette proprio all’evoluzione giudiziaria che attribuisce, in pratica, una doppia veste a Ferdinando Canciello, che naturalmente da indagato non compare nell’elenco, in quanto l’attività svolta dalla Dda nei suoi confronti è stata doverosamente stralciata. Il ruolo del fiduciario Biagio Francescone.

AVERSA (g.g.) La famiglia Canciello non è che faccia granché per passare inosservata. D’altronde, ognuno ha il proprio carattere. Ognuno è fatto a modo suo. Farsi vedere, mostrarsi, come ad esempio ultimamente ha fatto Ferdinando Canciello a Carinaro aggiudicandosi a mani basse e platealmente l’asta bandita per portare una statua religiosa nella festa più importante, circostanza emersa da un video pubblicato anche nella piattaforma Youtube, come abbiamo visto, è pratica che gratifica determinati caratteri, determinati spiriti, una determinata categoria di persone, ma contiene in sé anche qualche rischio. Soprattutto quando in pochi anni si costruiscono 30, 40, 50 e Dio solo sa quanti capannoni all’interno dell’area Asi di Caserta, comparto Aversa Nord, Comuni di Teverola, Carinaro e Gricignano.

Una

volta di diceva, nel primo decennio del Dopoguerra, che fare l’americano significava esporre il proprio benessere, il proprio status di benestante anche attraverso manifestazioni, diciamo così, molto esplicite. Ai Canciello, come è d’altronde del tutto legittimo, piacciono le Ferrari, le Bentley. Piace intitolare le strade che costeggiano i capannoni Marican con il nome del proprio genitore. Va da sé che, se tutto questo accade in agro aversano, il clan dei Casalesi, nelle sue diverse esposizioni, drizza le antenne.

Così è capitato negli anni 2018, 2019 e 2020, quando i Canciello hanno dovuto aggiungere un’altra dazione alla già esistente e consolidata tangente estorsiva, pagata dalla famiglia di Frattamaggiore trapiantata ad Aversa, al cartello capitanato da Salvatore Sestile da Giugliano, deceduto da qualche tempo, il famoso titolare del ristorante La Contessa, in mano ad un camorrista, a questo punto conclamato e, nonostante questo, frequentato da tanti vip (si fa per dire) di questa terra, così come è capitato in occasione di qualche matrimonio o di qualche cerimonia all’arcivescovo emerito di Napoli, Crescenzio Sepe, anche lui di Carinaro che, tra una portata e l’altra, aveva anche la possibilità di accedere alle dimore alberghiere dei piani superiori per schiacciare uno o più pisolini.

Il nuovo gruppo di camorra, che ruotava soprattutto attorno alle figure di Giovanni Della Corte e Franco Bianco, entrambi arrestati nel blitz di ieri mattina dei carabinieri del reparto investigativo del gruppo di Aversa e del Nucleo investigativo del comando di Caserta, entra, come si suol dire, a gamba tesa, pretendendo dalla famiglia dei Canciello una somma da 10mila euro in su a capannone, com’è espressamente scritto nel capo 2 dell’ordinanza.

Qui viene fuori, tra gli indagati (e arrestati), il nome di Biagio Francescone, 48enne nato a Caserta, residente… boh, oltre ai già noti Giovanni Della corte, Franco Bianco e Salvatore De Falco; tutti e quattro accusati del reato di estorsione aggravata in concorso con l’ulteriore peso giudiziario dell’articolo 416 bis, comma 1, del Codice penale, già articolo 7 del Decreto legge n.152 del 13 maggio 1991, poi convertito nella legge 203 del luglio ’91, consistente nell’aver favorito e assecondato gli interessi del clan dei Casalesi.

Ma chi è mo’ sto’ Francescone? Ci soccorre, ancora una volta, il capo II dell’ordinanza. Si tratta di un intermediario, utilizzato dai Canciello per cercare di venire a capo delle veementi richieste formulate dal terzetto formato dal Della Corte, dal Bianco e da De Falco. “Entrambi (Della corte e De Falco), a più riprese, incontravano l’intermediario Francescone. Certamente – così l’episodio è dettagliato nel citato capo due dell’ordinanza – lo incontrarono il 20 dicembre 2019 e il 31 gennaio 2020, per sollecitare i pagamenti da parte dei Canciello che erano in ritardo e per dissuadere costoro dal continuare a pagare somme a titolo estorsivo al gruppo dei Sestile“.

Insomma, Della Corte, Bianco e De Falco sapevano bene quanto fosse difficile, complicato ai limiti dell’impossibile, che un imprenditore estorto potesse continuare a pagare due gruppi criminali, comunque distinti tra loro. Per cui, volevano che Sestile, il quale, ricordiamo, era il suocero di Antonio Schiavone, fratello di Francesco Schiavone Sandokan e di Walter Schiavone Scarface, abbandonasse la sua attività criminale, svolta nei confronti dei Canciello.

Sempre stando a ciò che scrivono i magistrati, Biagio Francescone, gradualmente, cominciò a spostare i suoi favori verso Giovanni Della Corte, lavorando, in pratica, in contrasto con gli interessi dei Canciello, ai quali aveva fatto riferimento. Ciò sarebbe successo quando, ad esempio, non si limitò più alla consegna dei ratei estorsivi pagati dai Canciello a Della Corte & co., ma cominciò, addirittura, a veicolare le minacce che questi formulavano nei confronti degli imprenditori di Frattamaggiore, con un passato nella coltivazione degli asparagi e con un presente da veri e proprio nababbi degli investimenti che noi continuiamo a definire immobiliari.

Al capo 2, dato che ieri qualcuno ha messo in dubbio la notizia (clikka e leggi)sulla iscrizione nel registro degli indagati di Ferdinando Canciello, si connette il tentativo, risultato evidentemente inutile, operato dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, di ricevere dal Canciello riscontro a ciò che i militari e la Dda avevano intercettato e, dunque, certificato. Un atteggiamento ben diverso da quello degli imprenditori che, intimoriti, negano molto spesso di aver ricevuto richieste estorsive, al punto che la Dda ha ritenuto che ricoressero le condizioni per indagare il citato Ferdinando Canciello con l’ipotesi di reato di favoreggiamento.