L’EDITORIALE. Le anime belle si scandalizzano per gli episodi porno. Ma la vera oscenità, la pornografia è quella di chi ruba a piene mani in questa provincia

28 Gennaio 2019 - 12:15

di Gianluigi Guarino

 

C’è chi si lamenta perché ritiene fastidiosa, se nona addirittura scandalosa, la pubblicazione di contenuti con riferimenti sessuali espliciti relativamente alla nota vicenda del comune di Castel Volturno. Pur rispettando il punto di vista e la sensibilità di ognuno, pur affermando senza alcuna presunzione che la scelta di leggere un giornale piuttosto che un altro, un portale piuttosto che un altro, un quotidiano online piuttosto che un blog, appartiene al libero arbitrio che, per gente liberale come noi, è sacro, affermiamo con la medesima chiarezza che la nostra scelta di pubblicare tutto, senza alcuna censura, è seria e giusta. Come fatto culturale, come contributo rispetto a una provincia che se è il merdaio che è, lo è soprattutto perché continua a nascondere la polvere sotto al tappeto e a mettere la testa sotto la sabbia al modo dello struzzo, continuando a non fare i conti con se stessa, continuando a guardare da un’altra parte, soffermandosi sull’aspetto formale e sicuramente non fondamentale relativo a una trattazione di fatti reali, quand’anche crudi.

Ma questa non è colpa nostra, è colpa del sistema Caserta. Per cui quei benpensanti che oggi alzano il ditino, dovrebbero indignarsi, e non lo fanno, rappresentandosi, in questo modo (al riguardo, vi proponiamo l’ascolto della canzone “Lo scrutatore non votante” di Samuele Bersani), come una stampella del sistema criminale e corruttivo di questa provincia per tutte le ruberie che si consumano, purtroppo impunite negli uffici dei comuni e degli altri enti di diritto pubblico.

Perché non volete leggere ciò che un giudice della Repubblica ha ritenuto, secondo noi con piena ragione, di pubblicare nel corpo di  un’ordinanza, dalla quale esce fuori un quadro di atteggiamenti animaleschi, non per i meri fatti sessuali ma per l’idea che la cosa pubblica, che il luogo della città, che dovrebbe essere quello della civiltà, sia trasformato in altro.

Perché se il signor Antonio Di Bona è un corrotto che chiede favori sessuali e il sesso lo fa a casa sua, siamo dentro alla trattazione consueta, quotidiana diffusa in ampiezza nell’intera provincia. Ma se il signor Di Bona, i suoi convegni sessuali li compie all’interno di un ufficio non di sua proprietà, ma del popolo, attesta un atto di degenerazione senza precedenti che merita dunque di essere raccontato nei minimi particolari.

E se qualcuno è debole di stomaco, può cambiare canale o non venirci proprio su questo canale, guardato da tantissimi conformisti ma che non è nato per pacificarli alimentandoli con la loro razione quotidiana di ipocrisia.

Questo scrutatori non votanti vogliono leggere cronache edulcorate dai campioni dell’autocensura che sanno bene utilizzare la forbice in modo da disegnare un quadro mistificato e fondamentalmente falso, attraverso l’utilizzo di un badile per posizionare la merda sotto i tappeti.