L’INCHIESTA. I Canciello e la mostruosa speculazione: quanto guadagneranno da quei terreni agricoli trasformati in oro?

21 Maggio 2019 - 12:00

CARINARO (Gianluigi Guarino) – Famiglia Canciello.

È bastata la parola, come capitava nell’antico spot del confetto Falqui. Dopo la prima delle due puntate di questa breve inchiesta sulla incredibile vicenda della modifica di destinazione d’uso di un’area agricola di ben 248mila metri quadrati, sulla quale i citati Canciello costruiranno capannoni e servizi con l’obiettivo di fittare o di vendere; un numero impressionante di persone, di proprietari di terreni, di imprenditori, ci ha contattati per declinare tutto ciò che sapevano sulla vita e le opere di una famigliola partita dal nulla e arrivata al punto da essere considerata proprietaria di un vero e proprio impero immobiliare, localizzato soprattutto all’interno dell’Asi casertana.

Naturalmente, noi stiamo verificando queste informazioni. Se e quando saremo pronti al racconto, ve lo faremo sapere con qualche giorno di anticipo.

Ora, concentriamoci ancora un attimo sui 248mila metri quadrati che, caso unico in Italia secondo noi, il commissario, vice-prefetto in pensione Luigi Palmieri, ha, insieme all’ingegnere Ferriello, titolare del Suap, regalato (perché di regalo, a nostro avviso, si tratta) agli ormai potentissimi Canciello e alla loro Marican Vega 32.

Richiesta di permesso il 24 dicembre, con il duo Palmieri-Ferriello che apparecchia la conferenza dei servizi il 31 dicembre, quando annuncia l’inizio della procedura d’ufficio: la vigilia di Natale e la vigilia di Capodanno.

L’anomalia di queste date già suscita più di un sospetto di volontà di realizzare un blitz, di un eccesso di motivazione da parte del commissario e del dirigente Suap.

Ma come si arriva alla misura dei 248mila metri quadrati che Canciello si avvia a ottenere dopo che la modifica di destinazione d’uso, decisa monocraticamente dal commissario Palmieri attraverso l’esercizio dei poteri più importanti, estremi, del consiglio comunale?

Qui irrompe sulla scena un architetto molto noto: Filippo Fecondo da Marcianise.

È lui che redige il progetto. È lui, dunque, che mette a disposizione della famiglia Canciello la sua professione.

  • IL PTCP PRESO PER I FONDELLI

L’articolo 67 delle Norme Tecniche di Attuazione del PTCP (cioè lo strumento non scavalcabile neppure da un commissario prefettizio, diciamo così molto coraggioso e molto espansivo qual è sempre stato, anche in altre esperienze istituzionali, Luigi Palmieri) così testualmente recita:
“Nell’ambito insediativo di Aversa l’aumento massimo consentito (10,9%) rispetto all’esistente, deve essere ripartito in 7,6% industria e 3,3% servizi“.

Dunque, quando si parla di servizi, l’insediamento aggiuntivo così come questo è consentito dallo strumento urbanistico sovraordinato non può essere superiore al 3,3% rispetto all’esistente, cioè ai terreni già ricadenti nella zona industriale, secondo il Prg vigente.

Se leggiamo, invece, la relazione al progetto redatta da Filippo Fecondo, ci accorgiamo che il calcolo è stato compiuto in base alla percentuale complessiva del 10,9%, comprendente anche il 7,6% che sarebbe la porzione che il PTCP riserva obbligatoriamente all’industria.

Ne vogliamo parlare? Canciello compie un innesto che non può non essere identificato nell’ambito dei servizi, visto che lui i capannoni li costruisce per venderli e affittarli e fino a quando non lo farà questi rimarranno anche chiusi.

Torniamo un attimo all’oggetto della richiesta di permesso a costruire: “Realizzazione di un polo logistico per l’e-commerce“.

Servizi logistici.

In quei capannoni in cui si dice (ma la cosa è tutta da verificare) dovrebbe venire Amazon, non avverrà, dunque, una sola azione di trasformazione di un input in output, di materia prima in prodotto finito o di materia prima in componente industriale.

Per cui, l’unica cifra che Fecondo avrebbe potuto utilizzare per il suo calcolo ai sensi del PTCP è il 3,3% e non il 10,9%.

  • IL CALCOLO DELLA SUPERFICIE: I CONTI NON TORNANO

Ovviamente così facendo son venuti fuori numeri iperbolici, anche perché nel calcolo entrano pure le superfici che l’Asi possiede nel Comune di Carinaro e che ammontano a 2.232.700 metri quadrati. A questi vanno aggiunti i 62.500 metri quadrati del Pip del Comune di Carinaro, per una somma complessiva di 2.295.200 metri quadrati.

Quei furboni dei Canciello hanno associato questo dividendo al divisore frutto della somma tra aree destinate alla in-du-stria (7,6%) e aree destinate ai ser-vi-zi (3,3%) tra i quali, senza ombra di dubbio – come conoscono, per banale insegnamento di geografia economica, gli studenti di terzo ragioneria – anche il settore della logistica (che non sarà un terziario avanzato ma sempre di terziario si tratta, mentre il settore industriale l’abc della geografia economica lo definisce storicamente settore secondario).

Dunque il 10,9% di 2.295.200 è 250.176,60 metri quadrati.

In realtà, applicando seriamente e realmente l’articolo 67 del PTCP, la superficie estendibile per uso servizi era precisamente pari al 3,3% di 2.295.200, ovvero 75.741,60 metri quadri.

 

 

Leggete un po’ cosa si sono “fidati di scrivere”, beffardamente, i Canciello nella relazione affidata a Filippo Fecondo: 

Avete capito, carinaresi? Li dovete pure ringraziare i Canciello, dato che non si sono permessi di papparsi tutto lo spazio disponibile, ma solo il 99%.

Dei filantropi! Che d’altronde però, hanno dichiarato la distribuzione porterà, non si sa in base a quale garanzia scritta delle aziende che compreranno o affitteranno i 4 immobili previsti dell’intervento, circa 150 posti di lavoro.

Il 99% se lo pappa Canciello, in questa ragione, così come è riportato nella citata relazione: 221.698,50 mq occupati dai capannoni per la logistica; 2.271 mq di strade da cedere; 24.885,50 mq di standards da cedere.

Somma totale: 248.855,00 mq.

Il PTCP, con le sue Norme Tecniche di Attuazione, non stabilisce solo questo, ma anche di “utilizzare in maniera prioritaria le aree già urbanizzate negli insediamenti industriali e le aree negate”.

E di aree negate, nell’Asi di Carinaro, ce ne sono a bizzeffe. L’esempio più importante si materializza nei tanti lotti di terreno esistenti nell’area l’Impreco, in cui vi sono scheletri di capannoni abbandonati.

Rispetto a tutto ciò può la legge dell’ignoranza, dei legislatori nazionali dementi e deficienti a cui la pubblica amministrazione corrotta e corruttibile dei ministeri fa digerire ogni testo, permettere tutto ciò? Sì, purtroppo può.

Non a caso la Marican Vega 32 Srl e quei due tipi lì, cioè Palmieri e Ferriello, ripetono come un mantra la citazione dell’articolo 8 del DPR 160 del 2010. Lì c’è un termine, una parola, che qualche furbetto, qualche alto burocrate ministeriale ha infilato, non a caso, e di cui un cazzo di senatore o di deputato, che teoricamente stanno lì per far questo, non è riuscito a capire l’alta potenzialità velenosa: “Nei comuni in cui lo strumento urbanistico non individua aree destinate all’insediamento di impianti produttivi o individua aree insufficienti (…)”

Ma aree “insufficienti” rispetto a che cosa?

  • QUANTO HA RISPARMIATO CANCIELLO CON LA TRASFORMAZIONE DELLE ZONE AGRICOLE? DELL’APROVITOLA, FERRIELLO E PALMIERI

Allora, se il sottoscritto e il parcheggiatore abusivo di turno costituiscono una società, con adeguato oggetto sociale, la quale presenta ad un Comune qualsiasi un permesso a costruire che prevede un insediamento su un milione di metri quadrati e lo fa perché esisterebbe un interesse pubblico rappresentato dalle 8mila o 10mila assunzioni che ineluttabilmente (?) verranno realizzate, il Comune che fa? Siccome la sua area industriale è pari a 500mila metri quadrati ancora disponibili, prende tutte le aree agricole, che attraverso un cravattaro il sottoscritto e il parcheggiatore hanno comprato a 3 euro al metro quadro, e le fa diventare aree per la logistica, spacciandole come se non bastasse per aree industriali.

Allora qui altro che gratta e vinci. Se avessimo dovuto comprare, sempre io e il parcheggiatore, una superficie simile in una ortodossa area Asi o in un Pip del Comune avremmo speso 10 volte tanto.

Conclusione: quanto ha risparmiato il signor Canciello comprando aree agricole con la matematica certezza che queste, prima attraverso l’amministrazione Dell’Aprovitola (sostenuta dal consigliere regionale Stefano Graziano), poi in continuità con il commissario Palmieri, sempre comunque con Mister Ferriello “mastro di feste”, sarebbero diventate aree industriali?

Non sappiamo se faremo o meno una terza puntata.

Onestamente, di fronte allo sperpetuo di questa terra occorre ricaricare le pile ogni giorno, per affrancarsi dalla fiacchezza dello scoramento.