L’INCHIESTA. Manco i giocatori di dadi al casinò: per i 25 ettari d’oro dei Canciello hanno usato un articolo di legge che non esiste materialmente. VI SVELIAMO QUESTA ENNESIMA PORCHERIA

1 Luglio 2020 - 19:45

Il sindaco Affinito, invece di cincischiare, farebbe bene a mandare tutta la documentazione alla Procura della repubblica

CARINARO – C’è un termine dialettale, riteniamo di origine napoletana, ma estesosi in larga parte della Campania, che riesce in poche sillabe a dare l’idea di un concetto che altrimenti necessiterebbe di una stesura di molte parole: “Accoppatura“.

L’accoppatura è un residuo, la parte finale di una materia inutile, pericolosa, velenosa, comunque non buona. Ed è tale anche quando la parola si allarga metaforicamente alla descrizione di una persona o di un suo comportamento. Però, il napoletano è una grande lingua perché riesce a far meglio dell’italiano. L’accoppatura, infatti, è residuo ma allo stesso tempo è essenza. Avete presente la pappa reale? E’ la parte più preziosa, più costosa, per molti versi più ricercata nel processo produttivo delle api. Ma in questo caso faremmo male a definire la pappa reale un’accoppatura, perché questa è materia buona e basta. Il termine ha senso ed è giusto utilizzarlo quando il residuo e anche essenza, tocco finale di un qualcosa di brutto.

E allora come non considerare adatto l’uso di questa parola all’abominevole vicenda dei 25 ettari targati Canciello, trasformati da zona agricola ad aria produttiva e decuplicati di valore? Sì, esiste anche un’accoppatura. Cioè un residuo finale che non è meno importante, non è meno rilevante della schifezza che abbiamo raccontato fino ad oggi. Ci dispiace ritornare sul solito nome, ma questa è un’accopattura con la griffe di Davide Ferriello. Il trastolone dei 250 mila mq, illegale a nostro avviso dal primo all’ultimo punto cronologico, chiude in bruttezza perché mister Ferriello lo rende anche esente Vas.

La Vas (Valutazione Ambientale Strategica) è il placet  che la regione deve dare sulla validità di un progetto, in quasto caso legato ad una super variante al Piano regolatore vigente. Leggete un po’ sto fuoriclasse di Ferriello cosa fa pubblicare sul Burc della Campania del 21 aprile 2019, giorno dedicato al Natale di Roma e alla commemorazione della legalità in provinciaa di Caserta.

Secondo quanto viene scritto nel Bollettino Ufficiale numero 15 della Regione Campania del 21 aprile 2019, il permesso a costruire per la realizzazione del polo logistico dei Canciello, una variante al Puc del comune di Carinaro, “è escluso dall’assoggettabilità a VAS, ai sensi art. 2, comma 5, lettera d) del dlgs. 152/206“. Quindi, niente verifica ambientale e relativa procedura. Un Vas che doveva esserci e che invece non è stata effettuata, rendendo ciò che è stato pubblicato sul Burc praticamente un falso.

A proposito di Natale di Roma, in quel giorno di poco meno di 2800 anni fa, Romolo ammazzo Remo per molto meno. Questo qua, il Ferriello ha giustificato la non assoggettabilità alla Vas del progetto dei Canciello in base ad una legge che non esiste. Ma non per dire, non per esprimere un giudizio di valore su una norma che non condividiamo. No, non esiste. Non esiste l’articolo 2, comma 5, lettera d del decreto legislativo 152 del 2006. Guardate, potremmo fermarci già qui, per segnalare alle istituzioni e alle persone che credono che la flessibilità non debba essere una volgare violazione della legge, come il progetto per cui, in due anni, siamo arrivati ad otto puntate. Ma questi sono veramente no limits, perché lavorando bene sull’oracolo dei nostri tempi, il signor Google, riesci alla fine a trovarlo un articolo. Indovinate dove sta? Nel regolamento di attuazione del VAS della Regione Campania.

“d) i PUA in aree già urbanizzate con una superficie di intervento inferiore ai cinque ettari per una destinazione residenziale pari almeno al cinquanta per cento dell’area di intervento, purché non ricadano nelle fasce costiere e fluviali;”.

Chi mastica un minimo di legislazione urbanistica sa che un Pua è un sottoprodotto di un Prg o di un Puc. Sono piani d’attuazione, come può essere, ade sempio, un piano particolareggiato di un centro storico. Non può quindi rigyardare dimensioni troppo alte. E infatti, la norma dice che al di là dei 5 ettari, 5 mila metri quadrati non si possa andare. Dunque, questi qua hanno scansato la Vas (e domani forse vedremo il perché), associando prima un articolo ad una legge che in realtà non lo prevede assolutamente, roba da gioco dei dadi al casinò.

Poi abbiamo scoperto che quell’articolo è collegato ad un’altra norma che sancirebbe esattamente il contrario di quello che, in forza della stessa norma, il comune di Carinaro ha affermato si possa fare, e con esso la regione che a sua volta pubblica un falso. Quell’articolo, il 2, lettera d del comma 5, afferma indiscutibilmente che la Vas non presentata da Canciello e dal progettista di fiducia, Filippo Fecondo, andava, in realtà, presentata dopo averla ricevuta dalla Regione.

Domani, come detto, vi diremo perché si è preferito compiere questo ennesimo, vergognoso raggiro amministrativo.

Sindaco Affinito, ci ascolti. Porti questa schifezza in consiglio, si faccia approvare dalla sua maggioranza una delibera chiara e trasparente che polverizzi ‘sta robaccia e contestualmente spedisca tutti i documenti alla Procura della repubblica.

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