SESSO NEL BAGNO DELLA CAMERA. Conosciamo i nomi, non li scriviamo. Ma in commissione Giustizia si va per servire il paese e non per scopare

CASERTA – Scritto con franchezza, noi conosciamo i nomi dei due parlamentari che, secondo la deputata del PD Alessia Morani, stavano facendo sesso in un bagno di Montecitorio. La Morani li avrebbe visti e l’avrebbe confidato a qualche collega parlamentare che a sua volta l’ha propagato in quell’autentico sistema dopolavoristico, stile vecchie comare inacidite, rappresentato dal Transatlantico.

Dunque non è detto che conosciamo i nomi reali. Conosciamo i nomi che sono stati riportati. La precisazione è assolutamente fondamentale.

Anche se avessimo conosciuto i nomi per cognizione diretta e non de, e ancora de relato, anche se avessimo delle foto che provano effettivamente che la copula si è realizzata con reciproca soddisfazione dei due amanti, non li avremmo pubblicati per questione di privacy.

La nostra sarebbe una decisione opinabile perché se uno ha le prove che due parlamentari della repubblica italiana fanno sesso non in una camera da letto privata, dove ognuno ha il diritto di fare ciò che gli pare, ma in un palazzo pubblico, in uno dei luoghi più importanti e simbolici del nostro paese, non ha alcun obbligo rispetto alla privacy.

Non obbligo, ma sicuramente facoltà. E noi utilizziamo oggi questa discrezionalità non pubblicammo i nomi. Manterremo il punto forever se i partiti di riferimento dei due deputati interverranno per sanzionarli.

Perché una sanzione e una riflessione sul senso della partecipazione alla gestione dello stato di questi due, la Lega e i Cinque Stelle, la devono, nel senso che hanno il dovere, di effettuare. Magari, dopo aver riso, scherzato, con frizzi e lazzi, in considerazione del fatto che una roba del genere rappresenta pane morbidissimo per essere addentato dai più accorsati autori di satira e per goliardi di ogni latitudine.

Una riflessione e una valutazione sulla consistenza, non già morale, perché su questo terreno chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma politica sui due amanti focosi. 

Perché può accadere che un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo, in doppietta, in tripletta, con ammucchiata trovino attrazione e soddisfazione per un sesso variamente motivato; può accadere che decidano di andare a letto; può accadere che questo trasporto istintivo, questo “battito animale” per dirla alla Raf, offuschi al punto da indurre in peccato un padre e una madre di figli, sposato o sposata con un’altra o con un altro. Non è accettabile però che questa accada in un bagno che si trova a pochi metri di distanza dall’aula che ospita le riunioni della Commissione Giustizia di Montecitorio di cui entrambi i parlamentari fanno parte. Perché un Commissione Giustizia si va a lavorare per il paese, non si va a “scopare”. Si fa in altri luoghi.

Il resto, per il momento, aspettando provvedimenti seri da parte di Lega e Cinque Stelle, viene avvolto in un doveroso velo protettivo di “cose private”.

 

Gianluigi Guarino