Raffaele Pezzella, sotto processo per corruzione alla PROVINCIA e camorra, trova “l’America” in Calabria. Appalto da 4 MILIONI di euro alla sua impresa sequestrata e in amministrazione giudiziaria

29 Marzo 2026 - 19:00

E non si tratta dell’unica commessa e dell’unica connessione con i nostri (quasi) vicini di regione. Ma ci torneremo. Ricopre la figura di direttore tecnico nella sua impresa sequestrata. Sarà anche legittimo, ma pare un controsenso e vi spieghiamo perché

CASAL DI PRINCIPE – In quest’ultimo anno abbiamo notato una certa diminuzione della presenza, come imprese aggiudicatarie di lavori pubblici in provincia di Caserta, delle ditte che fanno riferimento a Raffaele Pezzella, l’imprenditore sessantunenne di Casal di Principe, accusato di aver agevolato economicamente Il clan dei Casalesi, accusato di corruzione e per anni uno dei costruttori più forti all’interno dell’amministrazione provinciale di Caserta e nell’intera Terra di Lavoro, se non il più importante.

Un calo, ma non un’assenza completa dagli albi pretori casertani. Anche perché sono talmente tante le ditte che la DDA di Napoli aggancia al nome di Pezzella che sarebbe impossibile non vederne nemmeno una in azione.

Una delle ditte più famose dell’imprenditore casalese è la Marrel. Si tratta del nuovo nome dato nel 2022 alla ditta individuale omonima Raffaele Pezzella. La particolarità di quella storia è che la trasformazione di questo soggetto economico, questa nuova denominazione societaria nasce mentre l’imprenditore è agli arresti domiciliari per il caso della mazzetta pagata a un funzionario, rimasto incredibilmente anonimo, dell’amministrazione provinciale di Caserta.

La Marrel venne sequestrata dal tribunale di Napoli, su richiesta della Dda. Questo non ha certo fermato l’imprenditore, visto che ha continuato a partecipare e vincere gare d’appalto, tra cui quella da 15 milioni di euro per le case di comunità dell’Asl di Caserta, finanziate con i soldi dell’Europa, i famosi fondi PNRR. In quest’occasione – non l’unica – Pezzella ha partecipato assieme a un imprenditore di sua fiducia, quel Giampaolo benedetti, anche lui indagato, in questo caso dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, per aver pagato mazzette all’ex presidente della provincia Giorgio Magliocca.

E se su Caserta il mondo economico di Pezzella sembra essere uscito fuori dal centro nevralgico degli appalti casertani, ripetiamo, sembra, le ditte dell’imprenditore di Casal di Principe continua a lavorare e ad aggiudicarsi appalti in un’altra regione particolare del Sud Italia: la Calabria.

Infatti, la Provincia di Vibo Valentia, in qualità di Stazione Unica Appaltante, ha aggiudicato i lavori di riqualificazione dei Mercati Generali del capoluogo calabrese all’impresa MarreL. L’appalto, del valore complessivo di oltre 4,8 milioni di euro, rientra nel programma straordinario “In periferia si può vivere insieme”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

La gara, espletata con procedura aperta e criterio del minor prezzo, ha visto la partecipazione di 105 imprese. L’offerta presentata dalla Marrel, con un ribasso del 32,04 per cento, è risultata la più vantaggiosa, con un importo contrattuale di 3.762.928,95 euro, di cui 2.257.205,44 euro per i lavori, 1.387.985,86 euro per il costo della manodopera e 117.737,65 euro per gli oneri della sicurezza. L’aggiudicazione definitiva è stata disposta dal Comune di Vibo Valentia, ente esecutore del contratto, con determinazione del 21 dicembre 2025.

L’impresa Marrel ha evitato l’interdittiva antimafia perché il tribunale di Prevenzione di Santa Maria Capua Vetere l’ha posta sotto la gestione di un amministratore giudiziario e così è rimasta almeno fino al 21 marzo, come riporta l’elenco ufficiale della prefettura di Caserta. Attualmente, il legale rappresentante dell’impresa di Raffaele Pezzella, quest’ultimo, invece, risulta come direttore tecnico, è l’ingegnere 46enne di Santa Maria a Vico, Nicola Cioffi.

Un dubbio, infine, ci viene. Se lo Stato decide di sequestrare e mettere sotto amministrazione giudiziaria un’impresa, quindi, si adopera per evitare che il soggetto proprietario e titolare, indagato, in questo caso per corruzione aggravata dall’agevolazione camorristica, possa farne quello che vuole di questa impresa, almeno fino a quando sarà gestita in nome e per conto del tribunale, come fa la stessa corte che ha deciso per il sequestro e ha in gestione (tramite Cioffi?) questa impresa, a ritenere opportuno che il direttore tecnico, cioè colui che si occupa della vita operativa, del lavoro vero e proprio della ditta, sia lo stesso proprietario delle quote che sono state sequestrate?

Sarà anche legittimo, ma non pare molto logico.