SOLDI & CAMORRA. Sequestrato milioni di euro a imprenditore del clan Schiavone e al braccio destro di un politico
15 Aprile 2026 - 08:16
SANTA MARIA CAPUA VETERE – Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione Misure di Prevenzione, ha emesso due provvedimenti di sequestro che vengono eseguiti in queste ore dalla Direzione Investigativa Antimafia. I provvedimenti traggono origine da tre proposte di misura di prevenzione – patrimoniali e personali – avanzate dal Procuratore della Repubblica di Napoli e dal Direttore della DIA. I destinatari sono soggetti considerati di elevato spessore criminale, che avrebbero storicamente fornito uno stabile e rilevante contributo all’associazione di tipo mafioso denominata “clan dei Casalesi” nelle sue diverse articolazioni.
Il primo provvedimento ha raggiunto un imprenditore edile, definito dagli inquirenti un importante affiliato del clan. L’uomo operava prevalentemente nel settore degli appalti privati e, soprattutto, pubblici, ed era divenuto una sorta di monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali utilizzati nella cantieristica stradale. Secondo quanto ricostruito, l’imprenditore sarebbe risultato legato alla famiglia Schiavone sia per la gestione di aziende sia per le attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti, attraverso il cambio di assegni o l’intestazione di beni a prestanome.
Il legame storico con il clan dei Casalesi emergeva già da una condanna definitiva comminata nel cosiddetto processo “Spartacus” per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso di cui all’articolo 416 bis del codice penale. Lo stesso reato è stato nuovamente contestato all’imprenditore nel 2022 per la partecipazione alla medesima associazione.
Le indagini di polizia, condotte all’epoca dal Centro Operativo DIA di Napoli e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, unitamente ai successivi sviluppi patrimoniali, hanno evidenziato la duplice veste criminale e imprenditoriale del proposto. Da un lato, egli gestiva fiorenti attività commerciali tramite altre imprese con il sistema delle cosiddette “scatole cinesi”. Dall’altro, si occupava del reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente dal clan attraverso la gestione degli appalti pubblici. In questa attività sarebbe stato agevolato da uno stretto congiunto, anch’egli oggi colpito da misura di prevenzione con sequestro dei beni, il quale forniva ausilio nella gestione di aziende operanti nel settore edile – alcune direttamente a lui riconducibili, altre a terzi soggetti.
Contemporaneamente, è stata eseguita un’altra ordinanza nei confronti di un altro storico affiliato al clan dei Casalesi, anch’egli destinatario di condanne definitive. Secondo quanto accertato, il proposto aveva compiti strategici all’interno del clan: operava nel campo delle estorsioni e del reinvestimento dei proventi illeciti, eseguiva gli ordini provenienti dai congiunti dei detenuti ed era il tenutario dei rapporti con il mondo politico. All’epoca dei fatti a lui contestati, era considerato uno dei più attivi collaboratori di un politico di grosso spessore negli affari pubblici locali, che aveva già rivestito la carica di assessore nel comune di Casal di Principe e spesso era risultato il candidato più votato alle elezioni amministrative, fungendo da collante tra il candidato e il clan.
Dalle indagini patrimoniali sono state inoltre ricostruite e riportate nel provvedimento di sequestro – fermo restando il successivo contraddittorio durante il prossimo giudizio di prime cure – disponibilità patrimoniali e finanziarie ritenute sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati dai proposti e dai titolari formali delle attività imprenditoriali.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro ai fini della successiva eventuale confisca nei confronti dei primi due soggetti e il sequestro con confisca contestuale di primo grado per il terzo destinatario. I provvedimenti hanno consentito di porre in vincolo 4 società, 5 beni immobili, 2 autovetture e 24 rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in oltre 2 milioni di euro.
Si precisa che i provvedimenti eseguiti si inseriscono nella fase cautelare della prevenzione giudiziaria e costituiscono misure di prevenzione non ancora definitive. I soggetti destinatari potranno far valere i mezzi di impugnazione previsti dalla legge.
