”Sistema ”PEGASO”. Maxi inchiesta sul colosso delle lauree online: irregolarità su titoli, corsi di formazione e master, 40 indagati
10 Giugno 2026 - 09:47
Nei giorni scorsi, gli uomini della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione a una serie di decreti di perquisizione locale e sequestro. Tra i decreti firmati dai magistrati figurano nomi eccellenti: su tutti quello di Danilo Iervolino, noto imprenditore ed ex patron dell’ateneo telematico, e quello di Andrea Buonomo, ex direttore commerciale del gruppo Multiversity-Università Pegaso, rimasto in carica dal 2022 fino all’ottobre del 2025
NAPOLI – Una vasta inchiesta della magistratura sta facendo luce su presunte irregolarità nel settore delle università telematiche. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di un’organizzazione finalizzata a favorire il rilascio di titoli accademici, corsi di formazione e master non conformi alle norme previste dalla legge, con l’obiettivo di ampliare il numero degli iscritti.
L’indagine coinvolge quaranta persone e si concentra in particolare sulla precedente gestione dell’Università Pegaso. Tra gli indagati figurano l’imprenditore Danilo Iervolino, ex proprietario dell’ateneo, e Andrea Buonomo, che ha ricoperto il ruolo di direttore commerciale del gruppo Multiversity fino al 2025. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni e sequestri disposti dalle Procure competenti.
Secondo l’ipotesi accusatoria, ancora tutta da verificare nelle successive fasi processuali, alcuni studenti avrebbero ottenuto titoli di studio senza possedere i requisiti richiesti, attraverso procedure ritenute non regolari. Nel fascicolo è stata coinvolta anche Multiversity, chiamata a rispondere sul piano amministrativo per presunte carenze nei sistemi di controllo interni.
Nel corso degli accertamenti è stata ascoltata come persona informata sui fatti anche la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini. Il contenuto della sua audizione non è stato reso noto.
L’attuale management dell’ateneo prende le distanze dai fatti contestati, sostenendo che le presunte irregolarità riguarderebbero esclusivamente il passato e situazioni circoscritte. La società afferma inoltre di aver collaborato con gli inquirenti e di aver segnalato autonomamente eventuali anomalie emerse, ribadendo la propria fiducia nell’operato della magistratura.
