CARCERE S.MARIA. Detenuto “col cuore in mano” si rende irreperibile e il 118 invece di fare l’emergenza diventa un ambulatorio
25 Novembre 2025 - 13:30
Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo: la struttura carceraria deve aggiustare un po’ di cose nell’ambito dell’erogazione dei servizi sanitari ai detenuti. C’è chi soffre sul serio e non viene assistito come si dovrebbe, c’è sicuramente anche chi ci marcia e finge malori, ma chiedere a un 118 di sguarnire il territorio per realizzare indagini cardiologiche sul posto rappresenta un grave errore e già siamo stati troppo rispettosi dell’istituzione penitenziaria parlando solamente di “errore”. E all’improvviso è arrivata anche la famiglia, avvisata in maniera misteriosa
S.MARIA C.V. – Leggete questa breve storia.
Un cardiologo – quello di turno – del carcere di S. Tammaro/S.Maria C.V., ha chiamato stamattina il 118.
Motivo ufficiale: presunto malore di un detenuto.
Evidentemente un malore non gravissimo, che non gli aveva tolto vivacità, perché all’arrivo del personale sanitario il detenuto, ancora evidentemente pimpante, si è reso irreperibile all’interno del carcere. Qualche minuto ed è stato trovato.
Stando a quanto emerso, il medico avrebbe dichiarato che i tempi per una visita cardiologica approfondita sono lunghi e che, per questo motivo, è il 118 a doverla effettuare. Un concetto piuttosto opinabile, visto che il 118, per legge, è deputato solo ai servizi di emergenza: il soccorso nei confronti di chi ha avuto un malore reale, un incidente, insomma eventi verificatisi nell’immediato e comunicati con una telefonata di emergenza alla sala operativa.
Questa visita cardiologica non aveva invece nulla di urgente.
E allora perché togliere un’ambulanza dal territorio? Un’ambulanza che potrebbe dover accorrere su un incidente stradale, su un malore serio, su un incidente sul lavoro?
Perché questo detenuto non viene accompagnato dalla Polizia penitenziaria per svolgere il suo esame clinico?
Ciliegina sulla torta di questa vicenda bislacca è l’arrivo della famiglia del detenuto sul posto. Chi l’ha avvisata? Il medico non lo può fare. Gli agenti di Polizia Penitenziaria, che non lo possono fare? Questa è un’incombenza che tocca eventualmente al direttore del carcere. L’ha fatto lui? Perché se non è stato lui, chi l’ha fatto andrebbe denunciato. Ma se neppure il medico e gli agenti c’entrano, allora non è che questo detenuto si è imbattuto in uno dei tanti cellulari che girano nel carcere?
Abbiamo voluto pubblicare questa notizia perché, al di là di quelli che possono essere stati eventuali trucchi e trucchetti del detenuto, occorre mettere a posto un bel po’ di cose che non funzionano nel carcere di S. Maria C.V. per quanto riguarda i servizi sanitari, come abbiamo denunciato in maniera perentoria con un articolo pubblicato un paio di mesi fa.
