Ci scrive Enki, società del subappalto a Fontana Service: “Firmato con l’amministratore giudiziario, noi lontani da legami criminali”. CasertaCe: “Certo, ma Michele Fontana lavora con voi da anni e ha subìto un sequestro di camorra. E’ diritto di critica”
22 Dicembre 2025 - 17:23
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Gent.mo Direttore, Le scrivo in nome e per conto del sig. Francesco Fallica, procuratore (e non
rappresentante) legale di ENKI srl.
Nell’articolo “Muore operaio nel sito delle ecoballe della Regione Campania. Travolto dall’operaio-amico che lavorava per i Fontana. E il subappalto sul cantiere rifiuti da 289 milioni”, pubblicato in data odierna sul sito di CasertaCE vengono riportate delle informazioni che, per il modo in cui vengono presentate, sono suscettibili di arrecare
pregiudizio e disonore alla persona del sig. Fallica e alla ENKI srl.
È pacifico orientamento della Suprema Corte di Cassazione che il reato di diffamazione si realizza anche quando il contesto della pubblicazione determini il mutamento del significato apparente di una o più frasi, altrimenti non diffamatorie, dando loro un contenuto allusivo, percepibile dal lettore medio.
Ebbene, nell’articolo in questione, pur dandosi atto del fatto che il subappalto conferito da ENKI srl a Fontana Service srl “è dell’inizio del 2025, ovvero quando la Fontana service era già stata sequestrata ed affidata ad un amministratore nominato dal Tribunale”, si allude però a relazioni tra ENKI e il sig. Michele Fontana, fratello di Giovanni, condannato per spaccio internazionale di droga, e a sua volta ritenuto “imprenditore di fiducia della camorra”.
Ed è per questo che l’autore dell’articolo definisce “eticamente discutibile” la scelta del sig. Fallica “di rivolgersi alla Fontana Service, in un momento in cui il rischio di una pesante confisca nei confronti del Fontana è forte e, nel caso si legherebbe a un rapporto economico stretto tra Giovanni Fontana e il clan di Michele Zagaria”.
Tale “attenzione” ai pregressi rapporti tra la Fontana Service srl e la camorra, impropriamente collegati al sig. Fallica, di cui viene pubblicata anche la foto, finisce con l’occultare l’unica autentica verità che avrebbe dovuto invece essere segnalata.
ENKI srl ha stipulato il contratto di subappalto con la Fontana Service srl, nella persona dell’amministratore unico e legale rappresentante nominato proprio dal Giudice che aveva disposto il sequestro, d.ssa Adele Grazioli. Ed è solo con detta amministrazione giudiziaria che intrattiene rapporti (le allego copia del contratto), con la dottoressa Grazioli ha soltanto firmato il contratto, mentre della gestione di esso si interessano altri funzionari della stessa amministrazione giudiziaria.
Non ha dunque alcun senso richiamare presunti legami con la criminalità organizzata, trattandosi di subappalto sottoposto alla vigilanza dell’Autorità Giudiziaria.
Chiedo, pertanto, la pubblicazione della presente rettifica ai sensi dell’art. 8 legge 47/1948, nelle forme e nei caratteri tipografici indicati dall’art. 42 della legge 5 agosto 1981, n. 416. Colgo l’occasione per trasmetterle i più cordiali saluti e gli auguri di un buon lavoro.
LA REPLICA DI CASERTACE
Per prima cosa, dobbiamo ringraziare il signor Francesco Fallica e il suo tramite, l’avvocato Nicola Quatrano, che ha firmato questa nota in nome e per conto del procuratore della società Enki. Rispondere nel merito di una questione, aprire un contradditorio, rispettoso delle posizioni altrui, è sempre qualcosa di auspicabile per questo giornale.
Veniamo subito al nucleo del discorso che, a nostro avviso, si riscontra in un paio di passaggi dell’articolo dedicato alla morte dell’operaio Nicola Garofalo e di cui trovate il testo integrale nel link all’inizio di questo articolo.
Questo giornale non ritiene di aver collegato e non ha mai voluto collegare il signor Francesco Fallica alla criminalità organizzata. Sarebbe un volo pindarico, nonché decisamente diffamatorio, scrivere che siccome la Enki, di cui Fallica è procuratore, in Campania e in provincia di Caserta ha lavorato e ancora oggi lavora assieme alla società Fontana Service, sequestrata a Michele Fontana per presunti legami economici tra le attività sue e del fratello Giovanni con il boss Michele Zagaria, secondo la DDA di Napoli, non secondo CasertaCe, di riflesso, la stessa tipologia di rapporto, o qualsivoglia tipo di rapporto con consorterie criminali sia assimilabile alla figura del signor Fallica.
Non l’abbiamo mai scritto, per l’appunto, perché la riteniamo una deduzione arbitraria, eticamente scorretto, e soprattutto perché non lo riteniamo vero. Ma, esasperando il concetto, pure se ci fosse arrivata la voce, il sibilo di un rapporto tra il signor Fallica e certi mondi, sicuramente non avremmo mai espresso una posizione così forte senza prima contattare Enki, il signor Fallica o lasciando spazio di larga replica al suddetto.
Veniamo al passaggio in cui definiamo eticamente discutibile la firma del subappalto a favore di Fontana Service. Su questo, ci dispiace, ma restiamo della nostra posizione, che andiamo a ribadire. La società di Michele Fontana è guidata da un amministratore giudiziario perché attualmente sequestrata su richiesta della DDA di Napoli, parte di un provvedimento da circa 50 milioni di euro.
Non è cosa nuova o contestabile che in passato le attività della Enki e della Fontana Service si sono incrociate in commesse pubbliche di Gisec (società provinciale dei rifiuti) e della città metropolitana di Napoli. In passato ne abbiamo scritto, come normale cronaca di dinamiche economiche, di business in un settore delicato – e allo stesso tempo innegabilmente remunerativo – come quello dello smaltimento dei rifiuti.
Chiaramente, quando si innesta nel discorso un sequestro, emesso da un giudice della Repubblica, ai danni di un’impresa per reati connessi alla camorra, al clan dei Casalesi, che per decenni ha dominato il ciclo dei rifiuti in Campania, sotterrandone tonnellate e ammazzando gente con questo modus operandi, la lente con cui viene trattata la vicenda può cambiare.
Ripetiamo un concetto già espresso: il contratto di subappalto tra Enki e Fontana Service è legittimo, legale, senza alcun tipo di ipotesi di irregolarità. Sostanzialmente perfetto. Detto ciò, crediamo sia diritto di un giornale esprimere critiche rispetto all’operato di una società che, seppur privata, opera tramite pubbliche aggiudicazioni.
Noi critichiamo la scelta di Enki e, quindi, del signor Fallica di firmare un contratto di subappalto con la Fontana Service, anche se questo è avvenuto alla presenza e con il via libera dell’amministratore, tecnico nominato dal tribunale. Non è irregolare, non è illegale, ma non per forza dobbiamo ritenerlo giusto o eticamente apprezzabile.
Entro la metà del 2026, infatti, si dovrebbe arrivare a dama. Ovvero, si aspetta la decisione sulla confisca o sulla revoca del sequestro alla Fontana Service di Michele Fontana. A nostro avviso, ripetiamo, opinione di chi scrive e quindi anch’essa discutibile, sia chiaro, scegliere quale partner per questo servizio di subappalto, valore da circa 3 milioni di euro, una società che rischia seriamente di passare tra le proprietà dello Stato, in considerazione dei rapporti della proprietà con la fazione Zagaria del clan dei Casalesi, significa continuare ad operare con una struttura economica, già scelta in passato dalla Enki per appalti in Campania, che è accusata di pesanti connessioni con la criminalità organizzata.
Il centro della discussione, ciò che noi critichiamo, compiuta dal dottor Fallica, non è la firma del subappalto in sé, ma la scelta di continuare ad operare a contatto diretto con la proprietà – perché l’amministratore è giudiziario, ma la proprietà è la stessa – pesantemente connessa, secondo i magistrati antimafia, con il clan dei Casalesi.
Poi, certo che l’accordo di subappalto è figlio di un contratto stipulato con un amministratore giudiziario, circostanza innegabile e non occultata nell’articolo, essendo la prima frase del periodo dedicato all’accordo economico. Il problema, a nostro avviso, resta la scelta dell’interlocutore designato, ma dal lato della proprietà, non dell’amministrazione. Sicuramente, la decisione di affidare il subappalto a Fontana Service sia connessa a necessità operative della Enki che, già in passato, ha lavorato con partner Michele Fontana. Ma crediamo sia diritto di un quotidiano, di uno strumento di informazione, di lodare o criticare una scelta. E’ stato fatto tutto nel modo corretto, ma non crediamo sia stato il modo giusto.
Concludo con i miei cordiali saluti, ringraziandovi per aver dato la possibilità di aprire un confronto franco e sincero su un tema così delicato.
Gianluigi Guarino
