L’ombra del gruppo Venosa dietro i due attentati tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa
2 Marzo 2026 - 11:54
Due esplosioni ravvicinate, entrambe realizzate con ordigni artigianali, che hanno riacceso l’attenzione investigativa su dinamiche criminali mai del tutto sopite nel territorio dell’agro aversano
CASAPESENNA/SAN CIPRIANO D’AVERSA – Dietro i due attentati dinamitardi registrati negli ultimi giorni tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa prende corpo l’ipotesi di un possibile ritorno del gruppo Venosa. Due esplosioni ravvicinate, entrambe realizzate con ordigni artigianali, che hanno riacceso l’attenzione investigativa su dinamiche criminali mai del tutto sopite nel territorio dell’agro aversano.
Il primo attentato si è verificato a Casapesenna: una bomba è stata collocata in collegamento con un’abitazione di via Nicola Fabozzi, riconducibile a un uomo che, seppur indirettamente, avrebbe avuto in passato contatti con ambienti della camorra. Nel 2013, infatti, suo figlio P.B., imprenditore residente ad Aversa, aveva denunciato atti di intimidazione e richieste estorsive attribuite a esponenti della fazione Zagaria del clan Casalesi.
Il secondo ordigno, anch’esso di natura artigianale, è esploso pochi giorni dopo all’esterno della pizzeria Nando’S, in Corso Europa, a San Cipriano d’Aversa. In questo caso il titolare dell’attività ha dichiarato di non aver mai ricevuto richieste estorsive, ma gli inquirenti ritengono comunque dolosa l’azione, escludendo ipotesi accidentali.
L’attenzione degli investigatori si concentra ora su ambienti criminali che, negli ultimi anni, erano rimasti ai margini degli assetti principali a seguito di arresti e collaborazioni con la giustizia. Secondo gli inquirenti, questi gruppi potrebbero tentare di rientrare negli equilibri territoriali attraverso una strategia mista, che combina vecchi affiliati e nuove leve pronte a farsi spazio.
In particolare, sotto la lente c’è la fazione storicamente legata a Michele Zagaria, radicata proprio nell’area di Casapesenna che negli anni avrebbe progressivamente abbandonato le attività di estorsioni e traffici di droga per orientarsi verso affari imprenditoriali, appalti, servizi e settore edilizio, sfruttando reti societarie e relazioni economiche sviluppate anche fuori regione e all’estero.
Per entrambi gli attentati, gli accertamenti tecnici hanno escluso l’utilizzo di esplosivi di tipo militare: sarebbe stata impiegata polvere pirica, assemblata in modo artigianale per amplificare l’effetto dell’esplosione e lanciare un segnale intimidatorio chiaro, seppur ancora non esplicitato.
Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe e al Nucleo investigativo del comando provinciale di Caserta, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli. Gli investigatori puntano ora a chiarire se i due episodi siano collegati tra loro e se rappresentino i primi segnali di una nuova fase di tensione criminale sul territorio.
