Sofia scomparsa a 15 anni. La prima ambulanza senza rianimatore a bordo e il dubbio che l’iniettore dell’adrenalina non abbia funzionato
7 Aprile 2026 - 11:14
Saranno necessari almeno novanta giorni per completare gli accertamenti medico-legali
MADDALONI – La Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo, sta approfondendo ogni aspetto della vicenda relativa alla morte di Sofia Di Vico, 15enne di Maddaloni. A spingere in questa direzione c’è anche la famiglia della giovane, che ha incaricato un team di legali con l’obiettivo di chiarire ogni dettaglio, a partire dalle tempistiche dei soccorsi dopo il primo allarme.
Dai primi riscontri emergerebbe che la prima ambulanza giunta sul posto fosse priva di un medico rianimatore, arrivato solo successivamente con un secondo mezzo. Alcuni testimoni riferiscono inoltre che il padre di Sofia, presente in un’altra sala del ristorante, avrebbe tentato di aiutarla somministrandole un farmaco salvavita, che però non avrebbe avuto l’effetto sperato.
Gli inquirenti dovranno stabilire se l’auto-iniettore di adrenalina non abbia funzionato per un difetto tecnico riconducibile al produttore oppure per altre ragioni. Saranno necessari almeno novanta giorni per completare gli accertamenti medico-legali: tra questi, l’analisi del sangue alla ricerca di enzimi indicativi di una reazione allergica, gli esami istologici sui tessuti e lo studio approfondito degli alimenti consumati dalla ragazza, uova e fagiolini, per verificare la possibile presenza di lattosio.
Parallelamente alle verifiche scientifiche, proseguono anche i controlli sul locale da parte degli ispettori dell’Asl. Gli investigatori continuano inoltre a raccogliere testimonianze dai responsabili della struttura, un passaggio ritenuto fondamentale soprattutto alla luce del fatto che, secondo quanto emerso finora, il personale fosse stato informato dell’intolleranza alimentare di Sofia.
