CASERTA. “Ho incontrato Carlo Marino, clan Zagaria puntava ai parcheggi. Franco Biondi intermediario”. Il racconto ai magistrati del pentito Ciccio ‘e Brezza

7 Maggio 2026 - 10:13

Ha perso la protezione per un caso di estorsione mentre collaborava con la giustizia. Non raramente alcune sue dichiarazioni non hanno retto davanti ai giudici, vedi il caso Antropoli. Ma queste parole fanno parte dell’ordinanza della DDA di Napoli sul clan Zagaria di un mese e mezzo fa. Vanno analizzate, lette, ma queste parole non possono essere la verità rivelata

CASERTA – Da qualche anno Francesco Zagaria, detto Ciccio ‘e Brezza, è un collaboratore di giustizia che tantissimo ha parlato con i magistrati antimafia e le sue dichiarazioni sono entrate in processi ed indagini della DDA. Ma non sempre le propalazioni, gli interrogatori hanno poi avuto riscontri forti nei procedimenti. Infatti, le dichiarazioni di un pentito possono essere una fonte di prova ma, se poi determinate parole non hanno accanto reali attestazioni, ovviamente, le vicende raccontate in quegli interrogatori non potranno mai reggere al confronto processuale.

Premessa necessaria prima di analizzare le parole del cugino di Francesco Zagaria, Ciccio ‘a Benzina, cognato del capoclan Michele Zagaria, scomparso nell’ormai lontano 2011 e uomo potentissima della cosca di Casapesenna.

Ciccio ‘e Brezza ha riferito ai pubblici ministeri di aver incontrato personalmente Carlo Marino, sostenendo che l’allora primo cittadino fosse ovviamente a conoscenza del suo spessore criminale, dato che si parlerebbe di un meeting datato da poter datare prima delle elezioni del 2016. Il pentito ha raccontato di aver appoggiato Marino alle elezioni con un preciso obiettivo: far sì che la cooperativa La Reggia, da lui considerata riconducibile alla propria sfera di influenza tramite l’imprenditore Francesco Sparago di Santa Maria Capua Vetere, venisse favorita in una gara d’appalto che il Comune avrebbe bandito nel 2017 per la gestione dei parcheggi comunali.

Secondo la sua ricostruzione, l’intermediario tra il clan e l’amministrazione sarebbe stato Franco Biondi, dirigente del Comune, già a processo per corruzione con l’aggravante mafiosa in relazione a un’altra vicenda, quella della costruzione del parcheggio di via San Carlo. L’appalto a cui faceva riferimento il pentito, tuttavia, venne poi aggiudicato a un’altra impresa dopo il suo primo arresto.

Nel novembre del 2019, Zagaria fu ascoltato di nuovo e fornì ulteriori dettagli su Biondi, definendolo un soggetto particolarmente vicino al clan Zagaria. Raccontò di aver appreso da Antonio Zagaria, fratello del boss Michele, che per i contatti con il dirigente veniva utilizzato come tramite l’architetto Carmine Nocera, anch’egli a processo per corruzione nella stessa inchiesta su via San Carlo. Zagaria ribadì inoltre che i rapporti tra Biondi e Francesco Sparago erano iniziati proprio grazie alla sua intercessione.

Ora, parole simili hanno un peso, ovviamente. Sono parte del faldone di inchiesta sul clan Zagaria che è emerso con decine di arresti alla fine dello scorso marzo, quasi tutti revocati dal tribunale del Riesame. Attenzione, però, l’accoglimento dei ricorsi cautelari non sono prova di un’indagine sbagliata a monte, ma di un trattamento degli indagati che non avrebbe seguito, secondo la posizione dei giudici della libertà, il corretto andamento. Un’ordinanza del tribunale non perfetta, forse, ma non un’inchiesta già morta.

Detto ciò, le dichiarazioni di Zagaria Ciccio ‘e Brezza, ormai note, dovranno essere confermate da ulteriori approfondimenti e riscontri, in modo che i magistrati non restino con solo queste parole, come già successo in altre vicende.