LE FOTO. Il killer delle prostitute tace davanti al gip. Dopo l’omicidio della 29ENNE di S.MARIA C.V. e di una 49 ENNE si temono altre vittime

21 Maggio 2026 - 10:08

L’indagine della Procura di Nola. Decisive le testimonianze e le immagini delle telecamere

CASERTA – Il 48enne Mario Landolfi, accusato del duplice omicidio di due prostitute nelle palazzine dismesse di viale Italia a Pollena Trocchia, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti agli investigatori. Assistito dal legale Antonio Abete, l’uomo non ha aggiunto ulteriori dettagli rispetto a quanto già dichiarato durante il primo interrogatorio seguito al fermo disposto d’urgenza dalla Procura. Ha però ribadito, attraverso dichiarazioni spontanee, contenuti sostanzialmente coincidenti con quelli già messi a verbale dai carabinieri della tenenza di Cercola e della compagnia di Torre del Greco.

Nel frattempo gli investigatori continuano ad approfondire il caso. La Procura di Nola, con il sostituto Martina Salvati coordinato dal procuratore Marco Del Gaudio e dall’aggiunto Giuseppe Cimmarotta, teme infatti che possano emergere altre vittime. A insospettire gli inquirenti sono soprattutto le modalità dei delitti e la possibile serialità delle azioni compiute dall’uomo, entrato in azione in due sere consecutive, tra il 16 e il 17 maggio. Le vittime erano entrambe donne vulnerabili, sole e inserite in contesti di forte marginalità sociale, circostanza che potrebbe aver favorito eventuali sparizioni mai denunciate.

Nel pomeriggio il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere. Landolfi resta dunque detenuto mentre proseguono gli accertamenti investigativi.

La prima vittima è stata Lyuba Hlyva, 49enne di origine ucraina, uccisa la sera del 16 maggio. Il giorno successivo sarebbe toccato a Sara Tkacz, 29 anni, residente a Santa Maria Capua Vetere. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo conduceva le donne ai piani superiori dell’edificio abbandonato; dopo il rapporto sessuale scoppiava una lite e le vittime, tentando di difendersi, venivano spinte nel vuoto da oltre quindici metri d’altezza. I corpi precipitavano tra detriti e materiale edile presente nel cantiere dismesso. Dopo gli omicidi, il 48enne sarebbe rientrato tranquillamente a casa.

Determinante per l’identificazione dell’uomo è stata la testimonianza di una coppia che si trovava poco distante dal luogo del delitto. I due avrebbero sentito urla e un forte tonfo, notando poi un uomo allontanarsi dalla struttura con una borsetta femminile tra le mani. Immediata la chiamata ai carabinieri. Fondamentali anche le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza della zona. Durante la perquisizione nell’abitazione di Landolfi sarebbero stati rinvenuti una maglietta sporca di sangue e la borsa appartenente a una delle vittime. Agli investigatori l’uomo avrebbe dichiarato: “Erano prostitute, le ho spinte giù per non pagarle”.