SFASCIO 118 ASL CASERTA. Un solo medico su 35 tra ambulanze e auto di emergenza. Situazione scandalosa: così la gente muore
13 Giugno 2026 - 19:19
Da anni siamo qui a raccontare una situazione inostenibile per medici e sanitari casertani. Dieci anni di soldi buttati e politica clientelare sta portando l’Asl di Caserta al totale disfacimento
CASERTA – Torniamo sul più proverbiale dei luoghi del delitto, visto che oggi, 13 giugno, su 35 postazioni dell’Asl di Caserta, ad esclusione dell’ambulanza rianimativa con postazione a Teano che, di per sé, vede la necessaria presenza di un medico tra lo staff, si segnala la presenza di un solo medico tra le altre 35 tra ambulanze e auto-rianimative che intervengono per le chiamate di soccorso che arrivano al 118 dalla nostra provincia.
Una situazione gravissima che è la prova lampante di quanto sia stata gestita male in questi anni la sanità in provincia di Caserta e in tutta la regione Campania. In passato, siamo stati molto duri nei confronti del governatore uscente, Vincenzo De Luca, per anni commissario della sanità regionale, arrivando a definire lui e il direttore generale del dipartimento sanità della Regione, Antonio Postiglione, con il duro ma necessario termine di “responsabili di morte”.
In pratica, diciamo che l’ambulanza rianimativa è in azione, se una persona si sente male a Santa Maria Capua Vetere e ha bisogno di un medico, e negli stessi minuti un altro paziente ha necessità dell’intervento di un dottore, non diciamo a Sessa Aurunca, vicina Casapulla, è praticamente impossibile che possa intervenire per salvare la vita di quel soggetto che ha chiesto l’aiuto di un medico, quindi, una situazione più grave che, non di rado, riguarda l’esistenza stessa di quel paziente. Ecco perché definimmo oggettivamente responsabile della possibile morte di pazienti sia De Luca, sia Postiglione.
Perché se in questi anni i soldi sono stati spesi in progetti illogici, come ad esempio quelle strutture temporanee, nate per i malati covid è quasi sempre vuote, costate 12 milioni di euro e messe all’interno del parcheggio dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, invece che utilizzate per assumere nuovi medici, nuovi infermieri, noi dobbiamo attribuire una responsabilità a quelle scelte.
Ed oltre la responsabilità, anche le conseguenze hanno una matrice. E come non può essere da attribuire a chi l’ASL gestisce, come ad esempio il direttore generale Amedeo Blasotti, le cui scelte in questi anni proprio sui servizi di emergenza sono state discutibilissime, una su tutte mettere in mano ad associazioni di volontariato, che sembrano più società di lucro, tutte le ambulanze casertane. Ma soprattutto chi ha avuto in mano le chiavi della sanità in Campania, ovvero De Luca e Postiglione.
In un weekend come questo, fatto di tante persone che si stanno spostando verso le zone marittime, il rischio di incidenti, di malori è altissimo. E come diavolo è possibile, a questo punto, dobbiamo chiederlo anche al direttore sanitario, Domenico Perri, e al dirigente capo dell’ASL, Antonio Limone, oltre che al capo del settore 118, Roberto Mannella, che poco può fare con il materiale che ha, ma dal quale ci aspettiamo una reazione che possa mostrare che lui a questa situazione non vuole essere sottomessoo.
La domanda è davvero semplice, Perri, Limone, come è possibile che su 35 postazioni sia presente un solo medico?
Perché, ripetiamo il concetto, sui servizi di emergenza, sul pronto soccorso, sulle ambulanze, si rischia grosso. Si rischia di non salvare le persone, quindi, di ucciderle, per aver gestito in maniera approssimativa e disinteressata rispetto agli obiettivi reali il settore più importante, più critico della sanità.
