LAMBORGHINI & CAMORRA. Il sequestro del noto imprenditore e la minaccia di uccidere la moglie, il fratello e il figlio di 15 mesi: “Ti sparo in mezzo alla gente”
14 Giugno 2026 - 16:19
Dietro i rapimento, secondo gli investigatori, un affare da 600mila euro legato a una Lamborghini Revuelto
CURTI – Emergono nuovi dettagli dall’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha portato all’emissione di nove provvedimenti di fermo nell’ambito del sequestro e del pestaggio di un imprenditore di Curti, Pasquale Walter Stellato.
La vicenda risale al 12 maggio scorso. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’imprenditore stava rientrando a casa dopo aver chiuso la propria concessionaria quando il suo percorso sarebbe stato interrotto da due Fiat Punto. Dai veicoli sarebbero scese otto persone armate e con il volto coperto che, fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine, avrebbero mostrato palette e distintivi risultati poi falsi.
La vittima sarebbe stata immobilizzata con delle fascette, incappucciata e costretta a salire su una delle auto. Per circa un’ora sarebbe stata condotta in diversi punti del territorio prima di essere portata in una zona di campagna nei pressi del cimitero di San Prisco.
Qui, stando agli atti dell’inchiesta, l’uomo sarebbe stato picchiato e colpito anche con il calcio di una pistola. Durante quei momenti il cappuccio che gli copriva il volto si sarebbe spostato, permettendogli di riconoscere Carmine Derrotti, broker operante nel settore delle auto di lusso. Sarebbe stato proprio lui a spiegare il motivo dell’azione, facendo riferimento ai “600mila euro” collegati all’affare saltato della Lamborghini Revuelto.
Le minacce sarebbero poi diventate ancora più pesanti. Uno dei presenti avrebbe dichiarato di essere pronto a “sparargli anche in mezzo alla gente”, sostenendo di avere a disposizione una pistola dotata di silenziatore. Le intimidazioni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non avrebbero riguardato soltanto l’imprenditore ma anche i suoi familiari: la moglie, il figlio di appena 15 mesi e il fratello, che sarebbe stato definito “sotto tiro”.
Nel corso delle indagini sarebbero inoltre emersi presunti tentativi di pressione da parte di soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. Negli atti vengono citati Pasquale Apicella, indicato dagli inquirenti come figura di riferimento del clan dei Casalesi, e i fratelli Fabrizio e Andrea Menditti di Recale, ritenuti appartenenti all’area del clan Belforte.
