Serre distrutte e minacce agli agricoltori. La Cassazione conferma il carcere per “’O picciuott”
14 Giugno 2026 - 18:01
Per la Cassazione, la sua presenza e la fama criminale avrebbero rafforzato la forza intimidatoria delle richieste di denaro
TRENTOLA DUCENTA – La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per Giovanni Pirozzi, 49 anni, residente a Trentola Ducenta e conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “’O picciuott”. La decisione è stata assunta dalla Seconda Sezione penale, presieduta da Sergio Beltrani, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’indagato contro il provvedimento già confermato dal Tribunale del Riesame di Napoli.
Pirozzi è coinvolto, insieme a Nicola Catalano, in un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ipotizza un articolato sistema estorsivo ai danni di imprenditori agricoli operanti nell’area compresa tra Giugliano, Villa Literno, Parete, Trentola Ducenta e San Marcellino. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero imposto il pagamento di somme di denaro presentate come compenso per un presunto servizio di vigilanza, facendo leva su intimidazioni, minacce e atti vandalici.
L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta ha preso avvio dalle denunce di numerosi agricoltori. Le accuse delineano un meccanismo consolidato di controllo del territorio rurale, attraverso il quale le vittime sarebbero state costrette a versare importi variabili tra 300 e 1.400 euro annui. Per ottenere il denaro, gli indagati si sarebbero presentati sia presso le aziende agricole sia nelle abitazioni degli imprenditori, lasciando intendere di conoscere abitudini e spostamenti delle persone coinvolte.
Le pressioni, secondo la ricostruzione dell’accusa, erano spesso accompagnate da frasi dal contenuto inequivocabilmente intimidatorio e da riferimenti al potere del clan dei Casalesi, evocato come elemento di controllo del territorio. In alcune circostanze sarebbero stati richiamati anche legami familiari con soggetti storicamente vicini all’organizzazione camorristica.
Quando le richieste economiche non venivano accolte, alle intimidazioni sarebbero seguiti danneggiamenti mirati. Gli investigatori contestano diversi episodi verificatisi tra novembre e dicembre 2024, durante i quali sarebbero stati distrutti teli di serre, strutture di protezione e coltivazioni di fragole, ortaggi e peperoni. I danni, in alcuni casi, avrebbero superato i 40 mila euro, provocando pesanti ripercussioni economiche per le aziende colpite.
Nel ricorso presentato alla Suprema Corte, la difesa di Pirozzi aveva sostenuto che la semplice richiesta di denaro avanzata da una persona con precedenti per associazione mafiosa non fosse sufficiente a integrare un’effettiva condotta intimidatoria riconducibile alle modalità operative della criminalità organizzata.
I giudici di Cassazione hanno però respinto questa impostazione. Nelle motivazioni evidenziano come la presenza di Pirozzi durante alcuni episodi contestati e il suo intervento diretto abbiano contribuito a rafforzare l’azione di Catalano. Inoltre, la sua nota vicinanza ad ambienti criminali avrebbe accresciuto la capacità intimidatoria delle richieste rivolte agli imprenditori, consolidando così il quadro indiziario già valutato nei precedenti gradi di giudizio cautelare.
