6 MILIONI DI EURO nascosti e la società intestata un uomo che vive nelle baracche. Venditore di auto casertano finisce davanti ai giudici

19 Giugno 2026 - 15:15

CASERTA – La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva dato ragione a un contribuente accusato di non aver dichiarato quasi 6 milioni di euro di ricavi. La vicenda riguarda Luca Guarino, ritenuto dall’Agenzia delle Entrate l’amministratore di fatto di una società attiva nel settore della vendita di auto.

Secondo l’accertamento dell’ufficio, la società aveva omesso di presentare le dichiarazioni dei redditi per l’anno 2016 e per l’IVA aveva dichiarato solo un piccolo credito residuo, senza indicare le vendite effettive. I funzionari hanno ricostruito i ricavi partendo dal costo della merce acquistata e applicando un ricarico del 28 per cento, arrivando a calcolare vendite per quasi 5,9 milioni di euro mai dichiarati. Su questa base, l’IVA dovuta ammontava a circa 1,3 milioni di euro, mentre le imposte sui redditi sono state calcolate su un valore della produzione di circa 1,5 milioni. Inoltre, la società non aveva presentato i modelli per gli acquisti dall’estero per quasi 400 mila euro.

Guarino si era sempre difeso sostenendo di non essere il titolare dell’azienda. Secondo la sua ricostruzione, l’amministratore legale sarebbe stato un’altra persona. Tuttavia, sarebbe emerso che si trattava di un falso proprietario, una sorta di prestanome: il nuovo amministratore era infatti un cittadino ceco, residente in un campo profughi di Caserta, che viveva con una pensione sociale di soli 290 euro al mese e che si era dichiarato completamente all’oscuro di essere il legale rappresentante della società. Inoltre, il trasferimento della sede legale dell’azienda era risultato solo apparente, perché al nuovo indirizzo i verbalizzanti non avevano trovato nulla.

La Commissione Tributaria Provinciale di Caserta aveva inizialmente respinto il ricorso di Guarino. Ma la Commissione Tributaria Regionale della Campania, in secondo grado, aveva accolto il suo appello, ritenendo sufficiente il dato formale del cambio di amministratore per escludere la legittimazione passiva di Guarino.

L’Agenzia delle Entrate ha allora fatto ricorso in Cassazione, contestando la decisione dei giudici regionali. La Corte suprema ha dato ragione all’ufficio, ritenendo che la sentenza di secondo grado fosse incompleta perché non aveva valutato gli elementi che dimostravano la fittizietà del nuovo amministratore. I giudici hanno quindi annullato la sentenza e rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, in una diversa composizione, per un nuovo giudizio. La società, se confermati gli accertamenti, dovrà versare all’Erario l’IVA e le imposte non dichiarate, per un importo complessivo di oltre un milione di euro, più sanzioni e interess