Teano, ambulanza bloccata dal cantiere al Parco Santa Reparata: il caso in Procura

19 Giugno 2026 - 15:00

Sullo sfondo un quartiere a disagio da sei mesi. Sul posto, su delega del PM Bosso: l’ing. Sepe con il Comandante Di Rosa e i tecnici comunali Sollo e Izzo

TEANO (redazione teanoce – [email protected]) – Anziana accusa un malore dopo una caduta in casa, ma l’ambulanza non riesce a raggiungerla: la strada è bloccata da sei mesi da un cantiere fermo a causa della burocrazia, dell’attesa di un sopralluogo tecnico e per un contenzioso con il Comune di Teano. Benvenuti nel Parco Santa Reparata. Benvenuti dove quello che è successo ieri l’altro era prevedibile, previsto e purtroppo alla fine è accaduto davvero. Per la cronaca, l’infermiere di bordo è comunque riuscito a raggiungere a piedi la donna e a riaccompagnarla fino all’ambulanza. L’episodio è finito bene, ma siccome può succedere di nuovo con altre persone e diversa sorte è stato portato all’attenzione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che avrà ampliato il fascicolo “Caso Parco Santa Reparata, Teano”.

Sì, perché la Procura sammaritana ben conosce, ormai, il Parco, trasformato in una specie di “Inferno dantesco” dal quale gli oltre cento residenti (suddivisi in 28 villette) non riescono a uscire, ostaggio delle lungaggini burocratiche e di una presunta inerzia istituzionale. Del caso è stato investito, in cerca di soluzioni pacifiche e soprattutto celeri, anche il vescovo delle tre Diocesi unificate (Teano-Calvi, Sessa Aurunca, Alife-Caiazzo), S.E. Monsignor Giacomo Cirulli. Ancora attesi, eventuali auspicabili risultati.

Poi c’è la Giustizia, la ricerca della verità, lenta come una lumaca in questo caso, ma c’è. Cosi, oltre agli avvisi di garanzia già spiccati, ecco che davanti ai Carabinieri di Teano, su delega della Procura, sarebbero sfilati per “Sit” (sommaria informazione testimoniale) esponenti politici locali, personale dell’Ufficio tecnico e alcuni degli stessi residenti. Sui fatti del Parco, divenuto emblema di cittadini che tentano di farsi sentire, c’è un fitto passaparola. Si parla di emergenza sanitaria, argomento di cui sono intrise le stesse pagine delle ordinanze sindacali e che riguarda non solo chi vi abita, ma anche chi frequenta quella zona tra amici dei residenti, parenti o semplici avventori. Altro che beghe tra privati.

Se a questo aggiungiamo i problemi di pubblica e privata incolumità segnalati a più riprese dai Vigili del Fuoco, diventa veramente difficile pensare di derubricare il caso a materia civilistica tipica di contrasti tra vicini per futili motivi nei quali è buono e giusto non infilare il becco… Ma ci si domanda chi, se non lo stesso Ufficio tecnico comunale, per esempio, sarebbe deputato per legge a verificare la reale sussistenza, in campo a scavo aperto e non per ipotesi, se in certi luoghi siano stati veramente consumati degli abusi edilizi? A questa domanda vorremmo trovare una risposta che, per ora, nessuno fornisce? E dove, se non su un terreno privato si potrebbero mai commettere e riscontrare eventuali abusi edilizi, in piazza Duomo?

La vicenda del parco Santa Reparata ruota attorno a due problemi strettamente connessi: un sistema fognario gravemente compromesso e un imponente muro di contenimento in cemento armato (lungo oltre 50 metri e alto fino a 5). Su quest’ultimo grava l’ordinanza di demolizione n. 2 del 2 gennaio 2026; tuttavia, il muro non è mai stato abbattuto e un verbale dei Vigili del Fuoco di Teano lo definisce ancora una fonte di pericolo per chi vi passa accanto e non solo per chi vi abita; cade dunque come una pera secca l’ipotesi del fatto privato e scatta l’interesse pubblico.

La crisi si è aggravata a seguito dell’Ordinanza Sindacale n. 64 del 1° luglio 2025, che imponeva il rifacimento di un tratto fognario danneggiato (causa di infiltrazioni) a spese non di un singolo soggetto, ma di un privato inoltre dei gestori di un convento confinante e di venti proprietari di villette. Questi ultimi hanno però impugnato l’atto davanti al Tar Campania: sostengono l’ingiustizia del provvedimento poiché, per ragioni di gravità, i loro scarichi confluiscono a valle del tratto ostruito, rendendo impossibile il reflusso verso le proprie abitazioni.

Inoltre, i pozzetti d’ispezione risulterebbero difformi dalle mappe comunali. A causa di tali incongruenze e della necessità di accertamenti tecnici, i residenti hanno dovuto sospendere il cantiere di rifacimento. Il blocco dei lavori tiene di fatto interrotta la strada principale del parco, impedendo la normale circolazione e ostacolando gravemente il passaggio dei mezzi di soccorso in caso di emergenza. Per sbloccarlo occorrerebbe a loro avviso che prima venissero eseguiti gli accertamenti in campo con l’individuazione delle eventuali responsabilità. Ma i tempi di risposta dei soggetti pertinenti risultano oltremodo incogniti.

La svolta sembrava vicina lo scorso 26 maggio 2026 quando, su delega del Pubblico Ministero dottor Armando Bosso della Procura di Santa Maria Capua Vetere, l’ingegnere Giovanni Sepe ha effettuato un accurato sopralluogo sul posto insieme alla Polizia Municipale (guidata dal comandante Vincenzo Di Rosa), all’Ufficio Tecnico comunale (rappresentato dai geometri Armando Sollo e Tullio Izzo) e ai residenti.

Ebbene, nonostante gli esperti abbiano, a quanto pare, preso atto della documentazione e della gravità della situazione, i lavori restano fermi e l’ordinanza di demolizione del muro non viene eseguita. Nel frattempo, lo studio legale associato Zarone (che tutela i proprietari) ha inviato una diffida formale via Pec al Comune di Teano per chiedere il riesame dell’ordinanza n. 64 in via di autotutela, pretendendo l’estromissione dei venti proprietari dalle spese e chiedendo che l’obbligo di ripristino ricada esclusivamente sul Convento e sul proprietario della strada.

Mentre la giustizia fa il suo corso e le carte viaggiano tra i tavoli del Comune e della Procura, i residenti si trovano a vivere in condizioni estremamente difficili ed esasperanti.

Con l’arrivo del caldo estivo poi, dai tombini e dalle fogne scoperte provengono topi ed escrementi, accompagnati da un insalubre e pericoloso miasma. I cittadini si dicono amareggiati, mortificati e «chiusi in casa come topi», deprivati della libertà di aprire persino le finestre a causa delle esalazioni. Si sentono abbandonati dalle Istituzioni e dal Comune di Teano, costretti a subire una situazione incresciosa in cui chi rispetta la legge si trova a pagare le conseguenze del possibile abusivismo e immobilismo altrui.