IL NOME. Arrestato per camorra, ma il reato era già prescritto. Imprenditore insiste per il risarcimento della detenzione

28 Luglio 2026 - 17:48

CASAL DI PRINCIPE – La Corte di Cassazione riapre il caso di Claudio Schiavone, imprenditore coinvolto in un’inchiesta sulla camorra, disponendo un nuovo esame della richiesta di risarcimento per la custodia cautelare subita tra il luglio 2015 e l’aprile 2018. La Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio la decisione della Corte d’Appello di Napoli, ritenuta carente nella motivazione con cui aveva negato l’equa riparazione.

Schiavone era stato arrestato con l’accusa di aver favorito il clan dei Casalesi attraverso lavori eseguiti tra Villa Literno e Casal di Principe. Nel corso del processo, però, l’accusa è stata riqualificata in concorso esterno in associazione mafiosa e sono state escluse le aggravanti contestate inizialmente.

Successivamente la Cassazione ha dichiarato il reato prescritto, ritenendo che i fatti risalissero al 2003 e che i termini fossero già scaduti quando fu eseguito l’arresto nel 2015.

Nonostante ciò, la Corte d’Appello aveva respinto la richiesta di indennizzo, sostenendo che il comportamento dell’imprenditore avesse contribuito all’applicazione della misura cautelare. Ora, i giudici del Palazzaccio, hanno invece stabilito che sarà necessario un nuovo esame per verificare se ricorrono i presupposti per riconoscere l’equa riparazione.