Accusato di ricettazione per 100mila euro: assolto l’imprenditore caseario Ponticorvo

15 Gennaio 2026 - 19:10

Il 43enne di Alvignano è risultato estraneo ai fatti contestati

ALVIGNANO – Antonino Ponticorvo, 43 anni, di Alvignano, noto imprenditore nel settore lattiero-caseario e nella produzione del burro, è stato assolto dalle accuse che lo vedevano imputato per ricettazione aggravata. La sentenza è stata pronunciata poco fa dal giudice dott.ssa Carla Montanaro della Seconda Sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il giudice ha accolto integralmente le argomentazioni della difesa, rappresentata dagli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo, riconoscendo l’estraneità dell’imprenditore ai fatti contestati. Di segno opposto era stata invece la richiesta del Pubblico Ministero, che aveva sollecitato una condanna a due anni di reclusione e a una multa di 800 euro, senza concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

La vicenda risale a circa tre anni fa, quando il proprietario di circa trenta bancali di cagliata, originario di Angri, denunciò il furto dell’autocarro sul quale viaggiava la merce, destinata a un’azienda casearia di Benevento. Il carico, dal valore di oltre centomila euro, risultò successivamente dirottato in una zona dell’Alto Casertano.

Scattarono immediatamente le indagini da parte della squadra di polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Napoli Fuorigrotta, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dott. Gionata Fiore. Gli investigatori disposero l’acquisizione dei tabulati Telepass del mezzo e l’incrocio di una serie di chiamate tra l’autista e i suoi presunti complici. Le indagini portarono al ritrovamento e al sequestro dell’ingente quantitativo di cagliata all’interno delle celle frigorifere di un deposito di Alvignano, di proprietà della famiglia Ponticorvo.

Nel corso del dibattimento, Antonino Ponticorvo, attraverso i suoi difensori, è riuscito a dimostrare non solo la propria totale estraneità al furto, ma anche la totale inconsapevolezza della provenienza illecita della merce. È emerso, infatti, che l’imprenditore avrebbe agito in assoluta buona fede, risultando egli stesso vittima di una truffa orchestrata dall’autista dell’autocarro e da altri complici rimasti ignoti.

Con l’assoluzione pronunciata dal Tribunale, si chiude una vicenda giudiziaria che aveva coinvolto un imprenditore conosciuto nel territorio, ristabilendo la sua posizione e confermando la fondatezza della linea difensiva.